Cereali: Francia, accordo di filiera lunga contro la volatilità dei prezzi

Entro fine giugno la proposta. Comprare o vendere in libertà senza pregiudizio per le forniture
TV_11_15_pasta.jpg

L’analisi su possibili nuovi accordi quadro nella filiera cerealicola e della trasformazione francese procede a tappe forzate.
Gli organismi promotori (Coop de France, Agpb e Snia) si sono imposti l’obiettivo della presentazione il 29 giugno prossimo al ministro dell’Agricoltura francese di una concreta proposta che veda tutte le parti produttive e commerciali trovare una comune risposta “pluriennale” alle motivazioni che, in tutta Europa, sono alla base di simili progetti: gestire la volatilità dei prezzi, avere accordi di lungo periodo, ottenere garanzie di volume e termini di consegna e, non ultimo, assicurarsi un giusto livello di profitto.
Se finora l’attenzione si è limitata alla filiera corta (nda. dall’agricoltore allo stoccatore con l’obiettivo di tutelare i reciproci interessi e tentare di fare massa critica), il nuovo progetto, va oltre quegli obiettivi di rilevanza “lapalissiana” come: la definizione di chiari e raggiungibili obiettivi quantitativi e qualitativi, e la certezza dello scambio e relativo pagamento.
Le finalità del nuovo possibile accordo vertono sulle odierne necessità di legare il prezzo a mercati di riferimento (borse mercuriali o meglio mercati a termine), di definire accordi pluriennali a garanzia degli investimenti di ogni singola componente della filiera e… di includere nella filiera non solo produttori e stoccatori ma anche quelle feroci controparti spesso indicate come le sole a trarne vantaggio: primi trasformatori, produttori di mangimi (o alimenti) e la gdo (v.box).
In altre parole l’intero settore cerealicolo e alimentare sente la necessità di governare la volatilità dei prezzi, vera e propria “spada di Damocle” sulla sanità finanziaria di ogni singolo componente della filiera, dandosi precise regole commerciali a reciproca garanzia della marginalità (o guadagno) del lavoro o del servizio svolto.
Ma come? Innanzitutto con contratti almeno triennali ove le controparti si impegnano a scambiarsi un volume in cereale pari al 30% del consumo annuo dei partecipanti del settore mangimistico-alimentare, fatto 100 il loro fabbisogno. Questa garanzia “quantitativa” non è fattore di poco conto per chi oggi, produttori e stoccatori, si trova a dover ridisegnare una strategia aziendale dopo decenni in cui è (sopra)vissuto di rendita con gli aiuti di Bruxelles: ogni investimento agrario o tecnologico ha tempi e modalità di rientro finanziario lunghi e la certezza (nel tempo) dei volumi è il primo mattone per costruire un solido futuro.
 

 

QUALITÀ GENERICA
Sul fronte della qualità si opterebbe per una qualità “generica” del cereale (sia esso grano, orzo, mais ..), ma esattamente speculare a quanto definito presso la borsa mercuriale o il mercato a termine a cui si farà poi riferimento per la costruzione del prezzo “base”. È evidente in questa scelta la volontà di delimitare obiettivamente e univocamente il luogo di definizione del prezzo “base” per il triennio a venire; ogni singolo operatore avrà poi la possibilità, sulla base delle proprie specifiche esigenze, di concordare con la controparte premi e sconti rispetto alla suddetta qualità “generica”.
 

 

COPRIRE IL RISCHIO CON LE OPZIONI
Molto interessante in questo progetto il fatto che le tradizionali borse mercuriali del “fisico” siano soppiantate quasi in toto dal sistema dei mercati a termine, ove si auspica avere a brevissimo la massima trasparenza su “chi opera e prende posizione” (nda. per evitare turbolenze da ignoti investitori occulti). Il rischio di essere vittime della speculazione selvaggia verrebbe azzerato dall’utilizzo combinato di “opzioni” di acquisto e vendita: di fatto, un “tunnel” entro il quale fare vendite e coperture con sicurezza di prezzo e dove “tutti si vince”. Questa copertura del rischio con le “opzioni” ha un costo che, nel progetto francese, verrebbe parzialmente compensato da uno specifico finanziamento statale.
La Francia, paese all’avanguardia a livello delle associazioni a supporto del mondo agricolo (Onigc, Agpb, Coop de France), entro fine giugno potrebbe arrivare a definire un accordo quadro che coordini davvero tutta la filiera, “dal campo allo scaffale”, con precisi vincoli ed impegni, in un contesto di formazione del prezzo che garantisca assieme il futuro di ogni singolo componente dalla filiera.
In conclusione, il progetto propone la pianificazione del futuro mediante la condivisione dei fondamentali, con l’attivo coinvolgimento dei singoli partecipanti all’accordo e, non ultimo, con l’utilizzo dei mercati a termine (nda le “opzioni”) per adeguare nel tempo il prezzo base. Ogni attore della filiera sarebbe così giudice del proprio risultato economico: si compra o si vende (decidendo di “fissare” il prezzo base) quando si vuole, senza condizionare o mettere a repentaglio la continuità di fornitura a valle.
Utopia o futuro del settore cerealicolo? Lo scopriremo a breve, ma di certo la proposta francese nasce con solide basi ed è opinione comune nel mondo agricolo che “se i francesi vogliono qualcosa alla fine la ottengono”.


Pubblica un commento