Campagna dura per il duro?

MERCATI
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Le tre figure del pdf allegato descrivono il fenomeno. Nei cosiddetti paesi esportatori (Europa inclusa) si nota un lieve incremento produttivo in presenza di consumi stabili e forte aumento dell’esportazione. Il tutto ha portato a una volatilità degli stock finali tra 4,9 milioni di t del 2009 e 2,1 milioni nel 2012. In presenza di una domanda estremamente rigida, quest’ultimo dato sarebbe di per sé allarmante, ma con gli stock in progressiva riduzione, lo è ancora di più!

Poiché quasi un terzo dei consumi mondiali sono europei, vediamo come vanno le cose nella Comunità. Negli ultimi anni si è assistito a un costante calo dei consumi andato a braccetto con un calo delle produzioni e una tenuta (in media) delle importazioni. Tuttavia l’import è on demand, viene incrementato o diminuito alla bisogna, come se nel mondo il fattore quantità non fosse un problema; le scorte si sono ridotte fortemente dal 2012 e il fenomeno non sembra arrestarsi tra gli immobilismi pubblici (Bruxelles) e privati che vedono le giacenze più come un costo che non un’opportunità per evitare prezzi alle stelle in annate di carestia; se il 2007 e la “primavera araba” hanno insegnato qualcosa ai paesi del Sud Mediterraneo, pare che il Vecchio Continente veda ancora con lenti sfocate.

In Italia, le tendenze dei consumi e della produzione sembrano in linea con quanto accade in Europa, ma non facciamoci abbagliare: siamo stati noi a dettare la più parte del calo dei consumi (per l’export chiedere al cambio dell’euro e a Francia, Spagna e Grecia) e sul fronte produttivo, il calo è stato strutturalmente nostro, con l’aggravante del clima che a turno ha colpito Spagna e Francia e da oltre tre anni “grazia” il nostro paese. Ma confrontando i dati del nostro import con quelli europei, si vede che il deficit italiano è almeno pari all’importazione comunitaria da paesi terzi e, altro fatto rilevante, la tendenza al calo delle nostre scorte (stock) di fine campagna è più accentuata rispetto al resto d’Europa.

Alla luce di tutto ciò e con le ultime sirene di mercato che parlano di rese in calo a Sud dell’Europa, dalla Sicilia all’Andalusia; qualità inferiore alle attese in Grecia, e un calo rese al centro-sud Italia per gli attacchi di septoria…il nostro settore molitorio e pastaio dovrà giocoforza bussare alle porte degli importatori che, per semi-abbandono (fin dalle semine) della Francia, ma più recentemente anche della Spagna (siccità nella fase “lattea” del chicco) e Grecia (piogge tardive), saranno sempre più quelli del Nord America e, come da lustri , soprattutto il Canada.

Questo il punto sugli scenari a breve del grano duro e su una campagna che, al contrario di teneri e mais si prospetta “dura”, soprattutto se l’Italia dovrà concentrare le sue richieste sull’internazionale e, mettersi nelle mani di operatori “più politici che statisti”, che guardano più al profitto di oggi che al mantenere in vita la domanda di domani. 

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