Boom della soia, mais ancora giù

OSSERVATORIO IN CAMPO
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Gli esiti della campagna 2013 si riverberano sulle intenzioni di semina 2014.

E così, dopo i risultati deludenti della scorsa annata, il mais paga ancora dazio, a favore di un’altra coltura primaverile, la soia, vista in sensibile crescita.

«L’andamento stagionale influirà sensibimente sull’operatività di campagna, ma è evidente che al momento – rimarca Marco Nardi, direttore di Assosementi – stime e intenzioni degli agricoltori lasciano intravvedere un nuovo calo di superficie per il mais, indicativamente valutabile fra il 5 e il 10% rispetto al 2013».

«Riteniamo – aggiunge Nardi – che la contrazione finirà con il concentrarsi sulla granella, dovendo ritenere la destinazione a insilato o biomassa non più di tanto comprimibile».

Il calo è atteso maggiormente nelle aree del Nord-Est, Friuli, basso Polesine e Ferrara, dove addirittura si teme che la riduzione possa arrivare al 20% della superficie.

Cala il mais, esplode la soia. «In effetti – continua Nardi – questa coltura sembra destinata a beneficiare maggiormente della diminuzione del mais: non certo fino a un raddoppio della sua superficie, come qualcuno azzarda, ma quasi certamente è possibile una crescita di 40-50mila ettari».

E con le richieste in aumento arrivano i primi problemi di approvvigionamento. «Qualche carenza di disponibilità di seme certificato di qualità e controllato potrebbe verificarsi – ragiona Nardi – anche se poi, come registrato lo scorso anno con una situazione abbastanza analoga, il mercato è riuscito a rispondere alle esigenze e a fare arrivare il seme – talvolta in modo non legale – all’agricoltore». Nardi chiude con un passaggio sulle altre colture. «La bietola è in ripresa (vedi box, ndr), così come pomodoro, erba medica e colture prative. Il girasole rimane vincolato alle aree centrali, perché al nord soffre la concorrenza della soia, ma non dovrebbe perdere superfcie».

Andiamo in campo a cercare conferme. Il Veneto è una delle roccaforti della soia. Qui le oleaginose hanno resistito anche quando altrove erano praticamente scomparse. E da qui, a quanto pare, intendono guidare la riscossa. Nel Veneziano, per esempio, secondo Fabio Andretta, contoterzista, si porta via quasi metà della Sau. «Si tratta in effetti di una coltura molto praticata. E in anni in cui il mais soffre – vedi questi ultimi – prende forza. I piccoli agricoltori, soprattutto, sono stanchi di seminare e non sapere se raccoglieranno, tra siccità, piogge anomale e, non ultimo, rischio aflatossine. La soia dà più garanzie, ha costi nettamente inferiori e il prezzo è ancora buono. C’è sempre il rischio-pioggia, ma è un pericolo accettabile».

Della stessa opinione Michele Perissinotto, agromeccanico trevigiano. «La soia nelle nostre aree prende più o meno il 50% della superficie. Quest’anno, a sentire quel che si dice in giro, crescerà ulteriormente, direi di un buon 20% almeno. Del resto il mais ha avuto annate difficili dal punto di vista delle rese e anche dei prezzi, mentre con la soia i tuoi quintali li fai sempre».

Il vincolo biogas

Anche Andretta conferma che nel 2014 le oleaginose ruberanno un discreto numero di ettari al mais. «Naturalmente, per chi può permettersi di scegliere. Chi ha l’impianto di biogas, per esempio, dovrà seminare mais per forza».

E proprio questo vincolo sembra essere alla base della sostanziale tenuta del mais in territori ad alta concentrazione di impianti come il Cremonese, per esempio. Tanto è vero che chi non ha l’impianto, né cede trinciato a un imprenditore energetico, progetta di cambiare, orientandosi sulla soia o – nella zona più vicina al Parmense – sulla barbabietola.

Cosicché, come pure in Veneto, anche in Lombardia si sente dire che di questo passo il seme di soia potrebbe davvero scarseggiare.

Dove il granturco tiene

Meno problemi per il mais in Piemonte. Nonostante il difficile andamento climatico 2013, i diffusi ritardi nei pagamenti a chi ha conferito il prodotto ai biodigestori e i prezzi bassi della granella, la coltura sembra tenere anche nella campagna 2014. Le proiezioni prevedono un leggero calo delle superfici investite a mais in Piemonte, indicativamente non superiore al 3%.

Percentuale che trova una corrispondenza nella crescita della soia, di nuovo in cima alle opzioni degli agricoltori del Nord-Ovest. La leguminosa sta infatti guadagnando terreno in particolare nei secondi raccolti dopo loietto, orzo e addirittura frumento tenero, per gli interessanti vantaggi agronomici e i prezzi sostenuti della granella. In linea generale è ipotizzato un aumento dei secondi raccolti di soia del 3-5%.

Diversi produttori sottolineano che inizieranno ad aumentare la superficie a soia per sottostare alle prossime indicazioni Pac sulle rotazioni. Anche in questo caso rimangono i dubbi relativi alla disponibilità di semente, perché le abbondanti piogge cadute durante la raccolta 2013 hanno ridotto sia la quantità che la qualità del seme prodotto in Italia. A questo va associata la difficoltà di approvvigionamento di seme dall’estero, per la possibile presenza di ogm. Permane l’incertezza sui cereali autunno-vernini, in quanto i prolungati ristagni idrici che hanno interessato buona parte delle superfici investite, potrebbero aver compromesso le coltivazioni in atto, rendendo necessaria la risemina.

Conferma, infine, le proprie strategie Massimo Motti, agricoltore della provincia di Brescia, fedelissimo del mais. «La coltura tiene e non si prevedono cali, perché è quella che garantisce risultati migliori. Il 95% del mais coltivato nel Bresciano è irriguo e l’irrigazione è l’ago della bilancia per la coltura. La superficie rimarrà invariata per due motivi: le vacche da latte e il biogas, perché il silomais rimane la coltura ideale e ti ripaga dell’amido necessario. Insomma, nel Bresciano problemi a fare reddito con il mais non ce ne sono».

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