Boom bio, ma in Italia è nicchia

MERCATO
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Il biologico gode di buona salute con i consumi che, a dispetto della crisi, sono cresciuti senza sosta negli ultimi 9 anni, così come superfici e aziende certificate. Ma è altrettanto vero che il settore rappresenta ancora una nicchia di mercato e la sua espansione, in Europa, è legata a filo doppio agli aiuti Pac. Aiuti forse troppo incentrati sull’aspetto ambientale e troppo poco sulla creazione di una filiera capace di affrontare il mercato.

È uno degli aspetti che emerge dal volume Organic in europe-prospects and developments, realizzato da Ifoam Ue (Federazione europea agricoltura biologica) in collaborazione con Fibl e Ciheam-Iamb, nell’ambito della campagna Mind the Cap.

I consumatori sono sempre più attenti alla qualità dei prodotti e ai valori che questi promettono di portare con sé. Un’attenzione che premia il bio, con una domanda in continua ascesa, che non riesce però a essere soddisfatta dall’offerta interna. Non è possibile avere dati certi, ma gli esperti parlano di una differenza a due cifre.

«Gli agricoltori convenzionali italiani – ha spiegato alla presentazione del volume Gianluigi Cardone, del Ciheam-Iamb – mostrano una scarsa propensione a convertirsi al metodo bio. Due i motivi: l’incertezza del risultato economico; le incombenze burocratiche». Non di rado si produce bio per ricevere il premio, ma poi si collocano i prodotti sul mercato in modo “anonimo”. Anche perché solo poche regioni forniscono incentivi per vendere sul mercato certificato o per aggregarsi e concentrare l’offerta.

La vendita in forma anonima certo non aiuta a fare chiarezza su quanto bio ci sia realmente in Italia. «C’è carenza di statistiche soprattutto su produzione, export, acquisto in negozi specializzati e consumi extra-domestici – ha affermato Marta Romeo del Sinab –. Stiamo portando avanti progetti per colmare il vuoto informativo, ma è un percorso complesso». In pratica è possibile monitorare in maniera certa solo i dati sugli acquisti nella gdo e non per esempio nei punti vendita specializzati o nei ristoranti. Da questo parziale indicatore, emergono alcune incongruenze: l’Italia è uno dei Paesi leader nel bio, con 1.167.362 milioni di ha coltivati (9,1% del totale) secondi in Europa alle spalle della Spagna, e siamo leader per numero di operatori (49.709 nel 2012, +3% su base annua).

Se andiamo a vedere però il valore del mercato, la nostra classifica scende al di sotto del podio: in prima posizione troviamo Germania (oltre 7 miliardi), poi Francia (4 mld) e Regno Unito (1,95 mld). In Italia le vendite di prodotti bio producono 1,84 miliardi di €/anno, l’1,5% del totale di quelle alimentari.

I consumi pro-capite sono piuttosto modesti (circa 30 €/anno) e comunque sotto la media europea, che è di 42 €/anno. A farla da padroni nell’acquisto di prodotti bio sono gli abitanti del Nord Europa, in particolare Svizzera (189 euro), Danimarca (159), Lussemburgo (143), Austria (127), Svezia (95) e in parte Germania (64), anche se ovviamente non si può non tener conto del diverso costo della vita. 

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