Appalti, il mondo agricolo insorge

TRASPARENZA
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La nuova norma sugli
appalti rischia
di aprire l’ennesimo
caso agricolo. L’estensione
alle imprese agricole
dei vincoli «pensati» per i
grandi appalti dell’edilizia,
secondo le organizzazioni,
viaggia verso un ulteriore
appesantimento burocratico.
Un fardello che l’agricoltura
già pressata da
«scartoffie» rispedisce al
mittente.

Vediamo i fatti. Sotto accusa
sono finite le disposizioni
sulla «responsabilità
solidale nell’ambito dei
contratti di appalto e subappalto
» che l’Agenzia delle
Entrate con la circolare n.
2/E ha esteso a tutte le tipologie
di appalti.

Nel 2012 una delle leggi
per lo sviluppo del governo
Monti ha introdotto la
responsabilità a carico del
committente. In pratica il
committente è stato investito
del compito di verificare
se l’appaltatore abbia pagato
l’Iva e le ritenute sul
lavoro dipendente. Un controllo
che se non svolto bene
fa scattare multe pesantissime.
Un sistema a misura
di edilizia, ma dal 1°
marzo a sorpresa l’amministrazione
finanziaria ha deciso
di allargare la platea
dei soggetti interessati e soprattutto
senza limiti quantitativi
della prestazione. E
così per esempio anche un
qualsiasi intervento di aratura
commissionato dall’agricoltore
al contoterzista
finisce sotto il cappello
della nuova legge. Le scelte
sono due: o si richiede
l’autocertificazione da parte
di chi presta l’opera
(con aggravio inevitabilmente
anche di carattere
economico) oppure si effettuano
i controlli. Spesso
impossibili. E con il rischio
in caso di errori di
pagare multe salatissime fino
a 200mila euro.

Ecco il «paradosso»
agricolo: per un lavoro di
pochi euro se ne potrebbero
pagare migliaia di
multa.

Il punto, lamentano le
organizzazioni agricole, è
che la pubblica amministrazione
scarica sul contribuente
i controlli che dovrebbe
fare e questo – spiega
Nicola Caputo, responsabile
fiscale di
Confagricoltura – contrasta
anche con le norme sull’Iva
che non ammettono
che si sposti l’onere sul
contribuente. Infatti c’è
già una denuncia in questo
senso della Confindustria
alla Commissione europea.
Caputo evidenzia anche
le difficoltà di carattere
tecnico: «I piccoli imprenditori
che devono effettuare
le liquidazioni trimestrali,
se effettuano un
lavoro a febbraio versano
l’Iva a maggio: come si fa
in questi casi con l’autocertificazione?
». E c’è poi la
specificità dell’agricoltura
dove spesso il servizio lo
svolgono insieme imprenditori
e familiari.

Insomma, l’ennesimo
«pasticciaccio» che ha
spinto Cia e
Confagricoltura a esprimere
la più ferma protesta.
«Particolarmente grave
– denunciano Cia e
Confagricoltura in una nota
congiunta – la situazione
che si viene a creare nel
settore agricolo, dove è richiesto
alla totalità degli
operatori del settore, anche
di modeste dimensioni, di
assumere la certificazione,
da parte del prestatore di
servizi, di aver assolto gli
adempimenti in materia di
Iva e di versamento delle
ritenute, anche con riferimento
ad appalti di modico
valore contrattuale. Si
pensi – aggiungono le due
organizzazioni – all’agricoltore
che affida a un contoterzista
le lavorazioni
del proprio fondo agricolo
con corrispettivo pattuito
di poche decine di euro.

Con le nuove norme, questo
agricoltore prima di effettuare
il pagamento dovrà
farsi consegnare le dichiarazioni
necessarie, oppure,
peggio ancora, effettuare
in proprio i controlli
richiesti».

Inaccettabili poi, secondo
le rappresentanze degli
agricoltori – le sanzioni
che vanno da 5mila a
200mila euro anche per lavori
di entità assai ridotta.
Cia e Confagricoltura chiedono
perciò «Alla nuova
Legislatura che si sta formando
in questi giorni il
dovere, anche etico, di cancellare
una misura che impone
alle imprese di farsi
carico di un’attività di controllo
che compete all’Amministrazione
finanziaria.
Una misura che va contro
ogni proposito di semplificazione
degli adempimenti
gravanti sulle imprese tanto
sbandierati dalle forze
politiche in campagna elettorale
».

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