Allarme micotossine negli allevamenti veneti

OSSERVATORIO
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Le micotossine nel mais prodotto nel 2014
ci sono, e in quantità rilevanti. Almeno, nel
mais utilizzato dagli allevatori veneti. È l’avvertimento
lanciato da Paolo Paparella, responsabile
Servizi tecnici dell’Apa di Padova
(Associazione provinciale allevatori), a un
partecipato convegno tecnico organizzato
dalla stessa Apa e dal Cps di Padova a Buttapietra
(Vr). E non si tratta di supposizioni, ma
dell’esito delle analisi fatte su 200 campioni
di alimenti zootecnici a base di mais (farina,
pastone, silomais) prelevati dai tecnici Apa.
I prelievi sono stati effettuati prevalentemente
in allevamenti delle province di Padova e
Rovigo, tra agosto e novembre. Le analisi
si sono incentrate soprattutto sulla ricerca
di una sola micotossina, il Don (o deossivalenolo,
o vomitossina); «ma si tratta di una micotossina-spia, se la si trova vuol dire che
il campione ha un’elevata probabilità di essere
contaminato da altre micotossine quali
fumonisine e zearalenone».

Non ci dovrebbero essere invece problemi di
aflatossine come nel 2012, ha aggiunto allo
stesso convegno Roberto Causin, docente
all’Università di Padova. Infatti le condizioni
meteoclimatiche e vegetative che hanno interessato
le coltivazioni di mais nel Veneto
nel 2014 sono state assai diverse da quelle
del 2012: quest’anno le abbondanti piogge
e le temperature contenute hanno creato le
condizioni ideali per uno sviluppo lussureggiante
della pianta del mais, ma anche dei
funghi della specie Fusarium produttori del
Don. Due anni fa invece le piante di mais hanno
sofferto elevate temperature e carenza idrica,
e questi fattori di stress favoriscono la
contaminazione da aflatossine.

Le cifre con le quali Paparella ha riassunto
l’esito delle analisi (vedi tabelle) sono esplicite:
la presenza di Don ha raggiunto livelli
particolarmente elevati, superando nel 70%
delle granelle di mais la soglia dei 1,5mila ppb,
indicata per la salute dei suini, e nel 50% delle
granelle il valore di 3mila ppb, limite di attenzione
nell’alimentazione delle bovine da latte.
I valori più alti si sono riscontrati quando la
raccolta del mais è stata effettuata più tardi,
in ottobre-novembre, che non quando è
stata fatta prima, in agosto-settembre (tabella
1). La granella di mais ha evidenziato
contaminazioni maggiori di Don rispetto al
pastone, e il pastone più del silomais (tabella
2). Il rodigino risulta meno colpito rispetto alle
zone della regione più settentrionali.

Questo aumento della presenza di Don negli
alimenti zootecnici, ha continuato il tecnico
Apa, se da un lato non presenta rischi per la
qualità del latte, dall’altro ha pesanti effetti
sulla salute della bovina: «Induce una riduzione
progressiva dell’ingestione di alimenti,
provoca episodi di rifiuto dell’alimento e rigurgito del bolo, può causare diarrea e presenza
di feci mal digerite». Inevitabili le ripercussioni
sulla produzione di latte, che inizia a
diminuire «in presenza di 800 ppb di Don nel
concentrato può verificarsi un calo di 2 litri di
latte al giorno per vacca».

Tra le contromisure di tipo preventivo Paolo
Paparella ha suggerito «una attenta gestione
degli alimenti zootecnici, in particolare del
fronte dell’insilato; una attenta conservazione;
far analizzare i prodotti aziendali e controllare
gli alimenti acquistati fuori azienda;
impiegare diete ad alta funzionalità ruminale
». Altre azioni utili: «una limitazione dell’impiego
di alimenti contaminati» e l’impiego di
sostanze di controllo delle micotossine come
i prodotti ad azione adsorbente (Hscas,
terre di diatomee…), o come enzimi in grado
di modificare la stessa struttura molecolare
della tossina.

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