Alla conta della Pac

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E’ la prima Pac figlia delle ristrettezze. Una Pac che toglie.

Certo, non a tutti. Ma c’è questa nuova facoltà data agli Stati membri di limitare l’accesso o di spostare denaro su un settore piuttosto che su un altro. Ricevere aiuti sarà dunque più difficile (e in certi casi potrà essere anche un bene). Meno soldi, nuove disparità a dispetto delle migliori intenzioni. E più burocrazia, casomai qualcuno si fosse illuso del contrario.

Su questo bottino residuo, appesantito dal senso di colpa che grava su ogni finanziamento destinato all’agricoltura (un cortocircuito in questa epoca in cui il cibo è roba da incantatori di serpenti) si sono scatenati gli umanissimi appetiti nazionali. Al momento di chiudere la partita e decidere come declinare la riforma Pac nel nostro Paese, si è scelto di rimandare. Certo, c’erano le elezioni europee appena dietro l’angolo.

Passata la prova, è stato raggiunto l’accordo (politico). Ce lo spiegherà nelle prossime pagine Angelo Frascarelli. Chiarissimo come sempre, non potrà liberarci da una consapevolezza, quella che l’ultima Pac è, fra l’altro, complicata. Anzi, complicatissima. Al di là della quota destinata ad aiuti accoppiati (chi l’avrà), degli incentivi ai giovani, dei tetti, delle colture incentivate (e di quelle no), dell’esclusione di banche, finanziarie e assicurazioni (e questo è davvero molto “moderno”) capiremo solo col tempo (troppo tardi) la portata di queste scelte. Mancano, al nomento, le norme attuative. Pochi hanno in mano il risultato vero della partita: quanto è stato perso in un settore, quanto recuperato con un premio, quanto si può ancora sperare di ottenere. Piovono intanto i comunicati stampa: chi ha vinto, chi ha perso, chi ha perso e non può ammetterlo. Contabilità dai toni a volte furibondi.

Ci siamo nel frattempo distratti… Qual è, qual’era il progetto? Oltre la punta del nostro naso ha guardato il Movimento per un’organizzazione mondiale dell’agricoltura, centro studi parigino che ha scritto una lettera aperta ai candidati alle europee con l’ambizione di spiegare l’agricoltura cos’è.

Scrive, questo movimento, che la Pac ha sostanzialmente sbagliato direzione. Occorre sterzare. La Politica agricola dei prossimi sette anni trascura l’alta rischiosità dei contesti futuri, in primis la volatilità dei prezzi, lasciando gli agricoltori sprovvisti di strumenti per arginare i danni. Gli Stati Uniti, invece, rafforzano e affilano le armi a garanzia dei redditi dei propri farmer. La Pac ignorerebbe inoltre i rischi dei prossimi accordi di libero scambio con Stati Uniti e Mercosur, destinati a indebolire di molto le condizioni degli agricoltori europei (supposizioni, naturalmente: qualche beneficio in genere lo portano). I temi agricoli, si sottolinea, non possono essere ridotti a mere trattative commerciali. La sicurezza dell’approvvigionamento del cibo, combinata al mantenimento di un equilibrio politico e sociale danno all’agricoltura un ruolo strategico. Ancora una volta.

È un punto di vista. “Parigino”. Torna a vedere nell’agricoltura, e in quella europea, un ruolo geopolitico nell’arena internazionale. Varrebbe almeno la pena di farci una riflessione. Governo italiano incluso.


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