World Buiatrics Congress: il Dott. Alastair Macrae ha esaminato le analisi del profilo metabolico delle vacche prima del parto e durante la lattazione

AZIENDE E PRODOTTI
alastair_macrae

“Studiando profili metabolici
raccolti
in un arco di
cinque anni,
si è dimostrato
che nel
Regno Unito
una vacca da
latte su tre
risulta avere
sofferto di chetasi clinica o subclinica
durante i primi 50 giorni di lattazione,
condizione che le mette a rischio
di riduzioni della fertilità e delle prestazioni”,
ha spiegato il Dott. Alastair
Macrae della Royal (Dick) School of
Veterinary Studies ai delegati presenti
al World Buiatrics Congress tenutosi a
Lisbona, in Portogallo, dal 3 all’8 giugno.

Il Dott. Macrae ha esaminato le
analisi del profilo metabolico raccolte
tramite il Dairy Herd Health and Productivity
Service (DHHPS), allo scopo
di indagare la prevalenza e importanza
del bilancio energetico negativo nelle
vacche prima del parto e durante la
lattazione. L’insieme dei dati era formato
da campioni di sangue provenienti
da più di 40.000 vacche diverse
fra il 2006 e il 2011 e appartenenti a
più di 1200 mandrie.

I livelli di beta-idrossibutirrato (BHB) e
di acidi grassi non esterificati (NEFA)
nel sangue forniscono una misurazione
diretta del bilancio energetico
negativo nelle vacche e possono pertanto
servire a rilevare la prevalenza di
chetasi, sia clinica che subclinica.

Nelle vacche da latte, l’indicazione
della chetasi subclinica avviene a livelli
BHB fra 1.0 e 2.9 mmol/I, mentre
la chetasi clinica a livelli di BHB superiori
a 3.0 mmol/I.

Macrae ha spiegato che sono due i
momenti cruciali in cui questi animali
sono maggiormente a rischio di
presentare un bilancio energetico
negativo, momenti in cui la loro
fertilità e le loro prestazioni future
sono minacciate.

Si tratta del periodo di transizione precedente
il parto di 10 giorni e il periodo
dei primi 21 giorni successivo ad
esso.
Nello studio, i campioni emaitici di
vacche in asciutta entro 10 giorni dalla
data prevista del parto hanno mostrato
che solo appena un quarto dei capi
(27,6%) presentava alti livelli di NEFA
indicanti un bilancio energetico negativo
nell’ultimo periodo di gravidanza.
Il Dott. Macrae ha commentato:

Nello studio, nel complesso, la chetasi
clinica si è rivelata relativamente
rara, con solo 1’1,4% di casi totali.
Ma, i casi di chetasi subclinica sono
apparsi significativamente maggiori.

Per i primi 50 giorni di lattazione,
i risultati sono stati raggruppati in
periodi di: 0-9 giorni, 10-20 giorni e
21-50 giorni.

È comunemente condiviso che nella
prima settimana della lattazione, sul
profilo metabolico della vacca possono
talvolta incidere facilmente le sue
difficoltà legate al parto o allo stress
piuttosto che il suo effettivo stato
energetico.

Durante il periodo critico, i primi
10 – 20 giorni del periodo di lattazione,
quando un bilancio energetico negativo
può avere effetti di lunga durata
sulla salute della vacca e sulla sua
fertilità futura, il 27,1% delle vacche
ha presentato livelli di BHB indicanti
la presenza di chetasi subclinica, e il
3,2% livelli di BHB indicanti chetasi
clinica.

Il Dott. Macrae ha aggiunto:

“Di fatto, nel corso dei primi 50 giorni
di lattazione, la chetasi subclinica era
presente quasi nel 30% delle vacche
del campione. Sommando a questo
valore i numeri dei casi clinici, allora
risulta che quasi un terzo delle vacche
soffriva di chetasi a qualche livello.

Studi condotti nel nord America hanno
dimostrato che le vacche con un
bilancio energetico negativo di grado
eccessivo producono meno latte
– 358 kg per lattazione – e sono soggette
a maggiori rischi di sviluppare LDA
(la dislocazione dell’abomaso), metrite
e problemi di ritenzione placentare.

Di conseguenza, anche la fertilità ne
risulta ridotta a causa del ritardato ritorno
alla ciclicità.
Un’altra conseguenza della chetasi
subclinica sono tassi di concepimento
più bassi, situazione dovuta ad una
più scarsa capacità dell’ovulo e del
suo potenziale di svilupparsi in un
embrione vitale, e/o maggiori livelli di
cisti ovariche. Tutti questi effetti aumenteranno
l’interparto.”

In corrispondenza del picco di lattazione,
la situazione appare chiaramente
diversa: per il periodo fra il 51 0 e il
1200 giorno successivo al parto quando
le vacche registrano il loro picco
di produttività, i livelli della chetasi
subclinica sono scesi al 15,8%.

“Questo dimostrerebbe che non
sono solo gli alti livelli di produzione
lattea a comportare un bilancio
energetico negativo, ma la divergenza
fra l’assunzione di sostanza secca e
il fabbisogno energetico del primo
periodo di lattazione.”

Macrae ha pertanto concluso:

“Una grande attenzione alla gestione
nutrizionale della vacca in transizione
è essenziale per aiutare a ridurre gli
effetti di un bilancio energetico negativo
sulle prestazioni della vacca e
sulla sua fertilità futura.”

Maggiori informazioni sono disponibili
presso:
Alastair Macrae
Royal (Dick) School
of Veterinary Studies,

Edinburgo,
Regno Unito

Tel: 0044/131/651/7474

Pubblica un commento