Accordo PAC: SIS mette in guardia

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SIS – Società Italiana Sementi, nel prendere atto dell’accordo
raggiunto fra il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina e gli assessori
regionali sull’applicazione in Italia dell’art.52 del regolamento UE, inerente
gli aiuti accoppiati nell’ambito della
Politica agricola comune 2014-2020, che valgono circa 426 milioni di euro per
la prossima campagna, facendo particolare riferimento agli specifici aiuti
accoppiati destinati ai seminativi (pari a circa 146 milioni di Euro), invita a
porre l’attenzione sulla necessità di legare i suddetti aiuti all’uso di sementi certificate.

Proprio perché– dicono il presidente SIS Gabriele
Cristofori e il direttore generale Claudio Mattioli – l’accordo assicura un sostegno forte a settori
portanti della nostra agricoltura e, con esso, garantisce quelle produzioni su
cui si fonda lo straordinario successo del Made in Italy, “chiediamo che gli
aiuti accoppiati Pac concessi ai
seminativi non possano prescindere, nel momento in cui si definiranno gli
aspetti tecnici dell’aiuto accoppiato, dall’uso di seme certificato, onde
assicurare, attraverso la tracciabilità, l’assoluta assenza di Ogm”.

Da sempre SIS lavora su filiere di qualità 100%
italiane e su questa filosofia ha
impostato tutto il suo lavoro di ricerca
che l’ha vista affermarsi come capofila del mondo sementiero a livello
nazionale.

“Se vogliamo favorire davvero filiere Ogm free, come
esplicitamente richiamato nel documento ministeriale – concludono Cristofori e
Mattioli – l’uso di seme certificato è
una doverosa garanzia sia per gli agricoltori che per i consumatori. Filiere,
ad esempio, come quelle che utilizzano riso, grano duro e soia di produzione nazionale, sarebbero
esposte al concreto pericolo di contaminazioni nel caso di uso di sementi non certificate, di
incerta e dubbia provenienza, mettendo a rischio alcuni simboli del Made in
Italy”.

SIS è da sempre concretamente impegnata a fianco dei
produttori nella sfida su qualità e tracciabilità, elementi cardine per dare
più valore aggiunto al prodotto nazionale e più margine alle imprese agricole. “Solo
l’uso di seme certificato garantisce all’agricoltore il ritorno del proprio
investimento e la tracciabilità della propria produzione”.


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