Nelle Madonie riparte la produzione della manna

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La sintesi chimica del mannitolo l’aveva messa fuori mercato. Una filiera tutta da ricostruire

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Dopo anni di quasi oblio, in Sicilia, e in particolar modo nel territorio madonita, grazie anche al sostegno del Gal Isc Madonie, riprende vita la produzione della manna, un prodotto quasi sconosciuto ma dalle qualità sorprendenti.

«La manna è oggi un prodotto “post industriale” – afferma Giulio Gelardi, mannicoltore e storico cultore e studioso della manna, di Pollina (Pa) – che l’industria stessa aveva distrutto. La manna infatti, inizialmente veniva esclusivamente prodotta per estrarre il mannitolo, che adesso viene sintetizzato chimicamente. Così, da una produzione di manna di 8mila quintali degli anni ’50, siamo passati a meno di 100. Il crollo del mercato ha portato a un prodotto di nicchia che ormai pochi sono in grado di realizzare».

«Ma manna e mannitolo – ci tiene a precisare Gelardi – sono due cose ben diverse. Solo recentemente, negli anni ’90, si è però cominciato a studiare la manna e i suoi benefici effetti. La manna infatti, fra le altre cose, è un ottimo conservate, un prodotto dolcificante tollerato dai diabetici e un modesto lassativo, che a differenza degli altri lassativi, non irrita l’intestino e non causa coliche. Non dimentichiamoci poi, che il frassino, da cui si estrae la manna, è una pianta della stessa famiglia dell’olivo (Oleacee) e la manna contiene tutti i polifenoli tipici dell’olio di oliva, i cui effetti benefici sono noti a tutti».

«Nel ’57 – ci ricorda Gelardi – c’era un consorzio per l’ammasso della manna (una sorta di Aima) ma, anche se nato con un fine utile, ha finito per distruggere il prodotto. La possibilità di un ammasso, infatti, aveva fatto perdere l’interesse per il prodotto e per migliorare le varietà; si produce infatti solo per il conferimento. Oggi però agricoltori, artigiani e piccoli industriali potrebbero collaborare per il rilancio della manna».

 

Zona di produzione ristretta

La manna è un prodotto che si ottiene per solidificazione della linfa elaborata che fuoriesce dalle incisioni praticate sul fusto e sulle branche principali di due specie di frassino (Fraxinus ornus e Fraxinus angustifolia), Oggi la produzione di manna da frassino sopravvive in una ristretta area del comprensorio madonita, tra i comuni di Pollina e Castelbuono in provincia di Palermo. In questa zona, la coltivazione dei frassini per l’estrazione della manna è possibile grazie alle particolari condizioni climatiche, caratterizzate da elevate temperature e da bassa umidità dell’aria durante tutto il periodo di produzione, che va dall’ultima decade di giugno a metà settembre. Qui gli ultimi frassinicoltori contribuiscono a mantenere viva la coltura e a scongiurare la scomparsa di un tale patrimonio vegetale, che ha rappresentato per secoli una risorsa portante dell’economia locale.

Il frassino è una specie ripariale in grado di vivere su diversi tipi di suolo, oltre che su terre sciolte e profonde si trova anche su terreni poveri, pietrosi, aridi, argillosi e calcarei. Negli anni tale rusticità è stata sfruttata spostandone la coltivazione sui terreni più acclivi, che mal si adattano per pendenza, struttura ed esposizione ad altre colture. Si ritrova quindi spesso in terreni marginali dove svolge insieme alla funzione produttiva, l’importantissima funzione di difesa del suolo e di consolidamento delle pendici.

 

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