Nel vigneto e nel frutteto è il momento dei decompattatori

LAVORAZIONI TERRENO
decompattatori vigneto e frutteto

La gestione dell’interfilare in frutti-viticoltura può essere realizzata adottando un’ampia gamma di tecniche agronomiche che oggi non sono più semplicemente distinguibili in sfalcio o lavorazione, ma che da alcuni anni contemplano anche una serie di ulteriori interventi occasionali di sempre maggiore attualità. L’infittimento dei sesti fra le file in effetti ha da un po’ di tempo sollevato una crescente attenzione nei confronti degli aspetti legati proprio al tipo di lavorazione e alle tecniche della loro esecuzione. Se è vero che esiste un forte interesse nei confronti della possibilità di eseguire la gestione del filare in un unico passaggio, realizzando economie di gestione, da un differente punto di osservazione, prettamente agronomico, è altrettanto vero che si sta riscoprendo l’importanza del rispetto e del mantenimento della struttura del terreno tanto che si vanno diffondendo specifici attrezzi decompattatori.

Lavorazione o inerbimento

La consapevolezza dei vantaggi propri dell’inerbimento dell’interfila fa ormai parte della storia, tanto che questa tecnica oggi è sicuramente la più diffusa sia per i vantaggi agronomici che economici di esecuzione. In determinate aree collinari, tuttavia, dove il problema della siccità è più accentuato e la riduzione del vigore vegetativo un beneficio non sempre da perseguire, la tecnica della lavorazione totale, seppur occasionale, resta una soluzione che, soprattutto in certe annate, può rivelarsi necessaria, pur portando con sé il rischio di fenomeni di erosione dei suoli. Le attrezzature utilizzate per la rottura del cotico erboso in grado di arrestare la risalita capillare possono essere differenti e vanno ricercate fra quelle che, come vangatrici o ripuntatori, non determinano la formazione di suola di lavorazione. Si tratta di macchine semplici, in genere economiche, ma di utilizzo sempre più occasionale e in grado di smuovere il terreno a profondità mai eccessiva. Per questo motivo la lavorazione superficiale volta al controllo degli stress idrici non deve essere confusa con quella più profonda, operata con decompattatori o arieggiatori, destinata al miglioramento della struttura del terreno e che potrebbe addirittura sostituire la lavorazione classica più che esserne complementare. I decompattatori però sono macchine destinate a essere utilizzate anche su interfile inerbite proprio per la loro specifica funzione di lavorare in profondità a favore del miglioramento della struttura del terreno, controllando i danni da compattamento sempre più attuali in una agricoltura fortemente meccanizzata.

Decompattatori


Il transito fra filari sempre più ravvicinati con macchine sempre più ritagliate a misura degli stessi comporta il costipamento su di un percorso obbligato che, soprattutto in condizioni di bagnato, rischia di compromettere la struttura del terreno con conseguenze negative per la coltura. I decompattatori sono attrezzi nati per lo specifico scopo di smuovere il terreno, anche in profondità, proprio nel punto di compattamento, al fine di ripristinare un adeguato grado di porosità, permeabilità e arieggiamento del suolo senza smuovere eccessivamente lo strato superficiale. Si tratta di macchine che hanno riportato l’attenzione dei produttori alla fertilità fisica dei terreni che di per sé è uno strumento fondamentale per esaltare le potenzialità dei terreni favorendo l’equilibrio vegetativo di vigneti e dei frutteti. La frequenza di utilizzo di questi attrezzi è legata al tipo di compattamento che si genera fra i filari, che a sua volta dipende dalla somma di vari fattori fra i quali il numero di passaggi realizzati, le condizioni del terreno nel momento in cui questi vengono effettuati, il peso delle macchine utilizzate e il tipo di pneumatici adottati. L’intervento con arieggiatori determina inevitabilmente un minimo di rottura superficiale del tappeto erboso, tanto che la maggior parte delle macchine è equipaggiata di appositi rulli posteriori agli organi di taglio deputati a ristabilire una certa omogeneità della superficie eliminando eventuali zollosità che si dovessero verificare. Questa si rende indispensabile per permettere un successivo agevole utilizzo delle classiche trinciatrici per la cura del cotico erboso, che immediatamente dopo l’intervento non sarà tuttavia scorrevole come in condizioni normali. Proprio per questo leggero disagio in genere l’intervento viene realizzato in più tempi operando a filari alterni od ogni tre file in modo da contenere le limitazioni. L’epoca di esecuzione ovviamente impone condizioni di asciutto che molto spesso accentuano l’effetto zollosità superficiale che si verrà a determinare. I decompattatori per vigneto e frutteto sono macchine specifiche, di dimensioni adeguate agli spazi ristretti, che permettono regolazioni molto variabili sia nella posizione che nella forma degli organi di lavoro. Questi possono essere dritti o ricurvi e a loro volta orientati verso l’interno o verso l’esterno. Si tratta di macchine progettate per raggiungere una buona profondità anche in presenza di potenze e aderenze non eccessive, ma in grado di smuovere il terreno soprattutto negli strati più profondi. L’effetto di “disturbo” al terreno ovviamente è legato alla conformazione dell’ancora di lavoro, alla specifica sagoma dell’utensile ed è direttamente proporzionale alla velocità di lavoro nell’interfila.

Operazioni occasionali o di routine


La dotazione aziendale per quanto concerne il parco macchine dedicato alla gestione dell’interfila deve innanzitutto distinguere fra operazioni da eseguire occasionalmente e operazioni da effettuare con una certa frequenza nel corso dell’annata. Da questo punto di vista la lavorazione e l’utilizzo dei decompattatori in particolare sono operazioni che potrebbero essere definite occasionali e che come tali richiedono macchine specifiche. Queste in virtù dei costi non eccessivi, generalmente inferiori ai 4.000 euro, potrebbero essere acquistate direttamente dall’azienda anche se il modesto numero di ore di utilizzo complessivo potrebbe indirizzare a un economico ricorso a contoterzisti. La trinciatura del tappeto erboso interfilare, invece, richiede interventi più frequenti e tempestivi e viene generalmente condotta direttamente dall’azienda comunque chiamata a compiere delle scelte tecniche sul tipo di attrezzature.

Gestione in un unico passaggio


La gestione del filare del vigneto o del frutteto realizzata in un unico passaggio permette di ridurre in modo considerevole i tempi di esecuzione delle operazioni che, pur non richiedendo tempi eccessivi, non disdegnano di interesse anche in considerazione del minor compattamento dei suoli a ridosso dell’apparato radicale. Il risparmio di manodopera e di carburante sembra quindi passare quasi in secondo piano rispetto all’effettiva utilità agronomica della riduzione dei passaggi in campo, soprattutto in funzione delle condizioni del suolo nel momento di esecuzione dell’intervento. Si consideri a questo proposito che dimezzare la percorrenza significa ridurre il compattamento del terreno e nella maggior parte dei casi abbassare del 40% i tempi di lavoro. Va considerato il leggero incremento nei tempi di svolta e un maggior consumo di carburante per l’impiego di macchine leggermente più esigenti da questo punto di vista. La gestione dell’interfila con un unico passaggio permette una riduzione dei costi annui di gestione di questa operazione variabile fra i 200 e i 250 euro per ettaro.

Tipi di operazioni


In funzione del tipo di terreno, delle caratteristiche pedoclimatiche e delle scelte agronomiche adottate alla gestione del filare si può prevedere la lavorazione del suolo o lo sfalcio del tappeto erboso. Questa decisione di per sé vincola le scelte legate alla gestione del legno di potatura, oggi sempre più attuale sia per esigenze di carattere fitosanitario che di possibile utilizzo energetico, anche dal punto di vista organizzativo della sua gestione.


Asportazione dei sarmenti. L’asportazione dal campo del legno di potatura può, per certi tipi di patologie del legno di frutteto e vigneto, avere una giustificazione anche fitosanitaria che tuttavia porta a un aggravio dei costi e del numero di passaggi in campo. Oltretutto, per il diffuso divieto di realizzare la bruciatura a bordo campo che ormai vincola i produttori di tutto il territorio nazionale, anche lo smaltimento può diventare un ulteriore onere anche nel caso di utilizzo della massa legnosa a scopi energetici. Quello che deve essere osservato con grande attenzione in questi casi sono i tempi di lavoro e il numero di passaggi lungo la fila necessari per operare la corretta asportazione del legno di potatura. Non ultimo si consideri la necessità di dotarsi di un maggior numero di attrezzature specifiche, girorami, rotopressa o trinciacaricatrice che peraltro sono attrezzi il cui impiego, l’inverno appena concluso ne è una conferma, è considerevolmente condizionato dalla stagione e dalle condizioni del terreno nel momento in cui si rende necessaria l’esecuzione dell’operazione (bagnato, presenza di erba). L’utilizzo di un forcone per spingere sarmenti e potature in carraia comporta lo stesso calpestamento di una trinciasarmenti, mentre ripetuti passaggi di andanatura e successiva cippatura richiedono un numero di passaggi ulteriori non sempre positivi o possibili in condizioni di bagnato. La realizzazione della pressatura, che presuppone la successiva raccolta, impone un ulteriore numero di passaggi.


Trinciatura in campo. La trinciatura in campo dei sarmenti sembra essere la soluzione ideale e meno onerosa non solo perché richiede il minor numero di passaggi, soprattutto se si realizza una sola percorrenza per interfila, ma anche perché può essere realizzata egregiamente in differenti epoche e condizioni del terreno con un unico tipo di attrezzo. La trinciatura in campo in effetti permette il ricorso a classiche trinciasarmenti a mazze utilizzabili anche nel corso di tutta la stagione per il controllo del tappeto erboso e che sono indispensabili anche alle aziende che operano la raccolta del legno di potatura. Queste, se di larghezza adeguata, possono permettere la realizzazione del taglio in un unico passaggio e talvolta possono essere addirittura equipaggiate con organi di lavoro interceppo sia di taglio che di diserbo. Particolare attenzione negli ultimi anni è stata dedicata a soluzioni in grado di utilizzare il materiale trinciato a scopo pacciamante della fila senza eccessivi aggravi di costi delle attrezzature che, pur essendo specifiche, devono continuare a essere semplici, affidabili e a ridotto tasso di manutenzione. Negli ultimi anni, per dare risposta ad aziende con appezzamenti in cui i sesti potevano variare in funzione di cultivar o varietà differenziate, si sono diffuse trinciatrici sdoppiate che permettono un adeguamento idraulico alla larghezza di lavoro ideale. La regolazione idraulica della larghezza di lavoro così come della posizione della macchina rispetto alla trattrice sono da considerare elementi irrinunciabili al fine di operare sempre in condizioni ideali assecondando al meglio ogni piccola regolazione. Ovviamente la robustezza della trinciatrice, che non necessariamente deve essere intesa come massa, ma soprattutto come equilibrio e adeguatezza al lavoro da eseguire, sono gli aspetti che, assieme alla semplicità di manutenzione e affidabilità, diventano determinanti. Anche il sistema di taglio diventa importante in fase di scelta della macchina visto che se da un lato quelli a lame orizzontali sono più veloci, precisi ed eleganti, dall’altro sono più delicati, richiedono terreni perfettamente piani e non sono adatti alla gestione del legno di potatura e per questo impongono di disporre anche di macchine specifiche. Anche le trinciatrici equipaggiate con coltelli leggeri, che presuppongono un cambio di mazze per l’utilizzo con i sarmenti, oggi non trovano più una così ampia diffusione se non nelle aziende che i sarmenti li asportano.


Foto di Claudio Corradi

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