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Chiesti anche gli interessi per la proroga delle rate di fine 2010 al 31 giugno 2011

Multe latte, indagine Ue contro l'Italia

Giuseppe Fugaro

Bozza-Terra_e_Vita-2012-07-000017.pdf

16 Febbraio 2012

Mentre Umberto Bossi e Luca Zaia erano a colloquio con il presidente del Consiglio Mario Monti e chiedevano l’ennesima proroga delle procedure esecutive per il pagamento delle multe latte, la Commissione Ue apriva una procedura d’indagine nei confronti dell’Italia sullo stesso argomento.

Entro il 10 marzo 2012 l’Italia dovrà presentare osservazioni e controdeduzioni. Un’eventuale condanna comporta oltre al ritiro del provvedimento di legge contestato anche la restituzione degli aiuti di cui avrebbero goduto gli allevatori per il rinvio di sei mesi del pagamento della rata scadente a fine 2010.

La Commissione rileva che il programma di rateizzazione era stato oggetto di una specifica decisione del Consiglio dei Ministri europei del 2003. Prevedeva che l’aiuto che la Repubblica italiana intendeva concedere ai produttori di latte, sostituendosi a questi nel pagamento degli importi da essi dovuti alla Comunità a titolo di prelievo supplementare sul latte e sui prodotti lattiero-caseari dal 1995-1996 al 2001-2002, consentendo agli stessi produttori di estinguere il loro debito mediante pagamenti differiti effettuati su vari anni senza interessi, era eccezionalmente considerato compatibile con il mercato comune a condizione che l’importo fosse rimborsato con rate annuali di uguale importo e che il periodo di rimborso non fosse superiore a 14 anni a decorrere dal 1° gennaio 2004.

La decisione era stata accolta all’epoca con grande entusiasmo in quanto veniva concessa all’Italia la possibilità di definire le multe pendenti senza ulteriori oneri. Il risultato fu una scarsa adesione alla proposta di rateizzazione, la contestazione dei conteggi dell’Agea nella predisposizione dei piani di ammortamento e, da ultimo, una richiesta di proroga di sei mesi delle rate scadute il 31 dicembre 2010.

Ora la Commissione presenta il suo conto e nella lettera di messa in mora si scopre che l’Italia ha cercato già di difendere il provvedimento di proroga comunicando alla Commissione l’intenzione di imputare l’equivalente sovvenzione derivante dalla proroga dei pagamenti sul regime de minimis (regolamento Ce n. 1535/2007). Secondo la Commissione la proroga comporta una violazione della decisione del Consiglio perché una delle condizioni, l’uniformità delle rate, non è più rispettata; la proroga infatti trasforma l’insieme del sistema di scaglionamento dei pagamenti in un aiuto nuovo.

Sempre secondo la Commissione, la misura in oggetto non è altro che un aiuto di Stato concesso mediante risorse statali, favorisce talune imprese e talune produzioni e finisce con il falsare la concorrenza.

La Commissione prosegue nel demolire la giustificazione addotta dall’Italia affermando che imputare l’equivalente-sovvenzione della proroga di pagamento in oggetto sull’aiuto de minimis non è accettabile in quanto l’equivalente sovvenzione della proroga di pagamento, preso separatamente, non è detto che non superi i 7.500 €/beneficiario né, cumulato con altri aiuti de minimis sugli esercizi fiscali 2011, 2010 e 2009.