Momento positivo per l’ortofrutta italiana

peaches at the grocery store

L’evoluzione del settore secondo Cso Italy: l’offerta, l’export, i consumi interni

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L’Italia è ai primi posti al mondo per produzione di ortofrutta insieme alla Cina e alla Spagna, con un’offerta ampia e diversificata. Per alcuni prodotti, come uva, mele, pere, kiwi, pesche e nettarine, pomodori, è leader assoluta nel mondo.

Ricordiamo che l’Italia produce quasi 1 milione di tonnellate di uva da tavola, pari al 60% dell’offerta europea, circa 2,4 milioni di tonnellate di mele, circa 700mila tonnellate di pere, primo produttore europeo, oltre 570mila tonnellate di kiwi, pari a 2/3 dell’offerta Ue, ed è anche primo produttore europeo di pomodori, con circa 6 milioni di tonnellate.

L’offerta italiana infatti, grazie alle variegate condizioni geografiche e ambientali dei territori di coltivazione, è in grado di produrre diverse tipologie di prodotto idonee alle diverse zone pedoclimatiche e soprattutto di disporre di un calendario di commercializzazione molto ampio.

 

L’offerta

Nel 2016 sono stati prodotti in Italia quasi 25 milioni di tonnellate di ortofrutta, mostrando nel complesso una certa stabilità nel confronto con la precedente annata (dati Istat 2016 per talune specie ancora provvisori, comprensivi del pomodoro da industria); nell’ultimo biennio, il 2015-2016 le produzioni, pur inferiori rispetto alle oltre 30 milioni di tonnellate dei primi anni 2000, denotano una lieve ripresa dopo la scarsa offerta che aveva caratterizzato il periodo 2012-2014 (+6%).

E’ chiaro che il livello produttivo dipende anche dai rendimenti medi che possono variare annualmente in funzione delle condizioni climatiche, ma sulla potenzialità produttiva del nostro paese ha sicuramente avuto effetto anche la progressiva contrazione delle superfici dedicate all’ortofrutta, passate da oltre 2,5 milioni di ettari del 2000 ai 2,3 milioni di ettari attuali. Anche in termini di superfici l’ultima annualità ha mostrato un lieve rimonta rispetto al 2014 (peggior momento recente), con superfici in crescita dell’1% pari a quasi 36mila ettari in più (Fig. 1).

L’aggregato frutta conta nel 2016 produzioni di oltre 9,6 milioni di tonnellate, mentre le superfici si attestano su poco più di 595mila ettari. Rispetto all’anno precedente si evidenziano andamenti produttivi diversi a seconda delle specie, ma complessivamente in lievissimo calo rispetto al 2015 (-1%).

Gli agrumi, dopo la ripresa del 2015, ritornano a scendere nel 2016, con un’offerta più contenuta pari a 2,55 milioni di tonnellate (-10% sul 2015), evidenziando volumi inferiori anche ai primi anni 2000 per effetto del ridimensionamento delle superfici, attualmente posizionate su circa 147mila ettari, contro gli oltre 180mila ettari del 2000-2002.

Le produzioni di ortaggi in piena aria si attestano su circa 12 milioni di tonnellate, il quantitativo più elevato dal 2012 in avanti grazie anche a superfici in risalita verso i 400mila ettari coltivati. Molto rappresentativa la voce del pomodoro da industria, che negli ultimi anni supera i 5 milioni di tonnellate, ma con superfici in flessione attualmente a quota 78mila ettari nel 2016. Relativamente alle patate si assiste nel 2016 a superfici per la prima volta scese sotto i 50mila ettari (-3% sul 2015), mentre le produzioni hanno ripreso quota, sfiorando 1,4 milioni di tonnellate (+3% sullo scorso anno).

Pur denotando un lieve calo nel 2016 rimane positivo il posizionamento degli ortaggi in serra, con volumi che negli ultimi anni si sono posizionati sui 1,6 milioni di tonnellate, in espansione rispetto a 1,2 milioni di tonnellate dei primi anni 2000; le superfici sono passate dai 28/30mila ettari del 2001-2002 fino a sfiorare i 39mila ettari nel 2016.

Positiva anche l’evoluzione seguita dai legumi secchi, che contano nel 2016 su oltre 176mila tonnellate di prodotto coltivate in poco più di 87mila ettari, in entrambi i casi in notevole aumento sia rispetto al 2015 che alla media del periodo 2013-2015.

Le esportazioni

L’export italiano di ortofrutta è in crescita costante e le potenzialità sono enormi (Fig. 2).

Le esportazioni di ortofrutta fresca italiana, secondo l’elaborazione dei dati Eurostat, nel 2016 si sono attestate complessivamente su oltre 4,1 milioni di tonnellate, a cui è corrisposto un valore pari a quasi 4,2 miliardi di euro. Quantità e valore raggiungono in entrambi i casi i massimi livelli di sempre, confermando il trend in crescita in atto ormai da qualche anno. Nel 2005 le esportazioni di ortofrutta si aggiravano intorno ai 3,5 milioni di tonnellate.

Positive le variazioni percentuali rispetto allo scorso anno che segnano un +6% a livello quantitativo. Il valore si attesta sul +4% complice la leggera flessione del prezzo medio annuo pari al -2% rispetto agli elevati livelli dello scorso anno.

Rispetto al 2015 risulta positivo l’andamento di tutti e tre gli aggregati che compongono la voce complessiva ortofrutta:

–              La frutta fresca, i cui volumi rappresentano circa il 70% del totale, registra un aumento del 2% rispetto ai già buoni livelli del 2015 (+8% rispetto alla media 2008-2015), mentre il valore si posiziona su +1% per i prezzi medi appena inferiori allo scorso anno (-1%).

–              L’export di agrumi, dopo le scarse annate precedenti, riprendono quota posizionandosi sul +19%; in notevole incremento invece il valore che raggiunge +27%, complice il prezzo medio che raggiunge il+6%.

–              Positivo anche l’andamento degli ortaggi con un export che segna un +15%. I prezzi medi annui non sono però riusciti ad eguagliare gli ottimi livelli dello scorso anno (-6%), con un conseguente aumento del valore più contenuto rispetto ai volumi , +7% rispetto al 2015.

Nel tempo le destinazione si sono ampliate: oggi l’Unione Europea assorbe il 76% del totale dell’export ortofrutticolo italiano contro oltre l’85% di 10 anni fa; parallelamente è cresciuta la presenza in altre aree: l’Africa raccoglie circa 260mila tonnellate, il Medio Oriente 140mila tonnellate e in crescita quasi esponenziale anche l’Estremo Oriente, il Nord America , anche se con volumi inferiori.

Il potenziale dell’Italia sarebbe enorme ma ci sono problemi di barriere fitosanitarie che impediscono di raggiungere con i nostri prodotti molti mercati interessanti.

Cso Italy supporta tecnicamente da anni l’attività del Ministero di rimozione delle barriere fitosanitarie per l’apertura dei nuovi mercati, mettendo a punto i dossier e le informazioni necessarie. Ora si sta lavorando per aprire il mercato cinese per mele e pere e su altri importanti paesi di sbocco come il Giappone e il Messico per il kiwi.

L’attenzione su questi aspetti deve essere mantenuta molto alta, perché se è vero che la capacità e la propensione all’esportazione da parte delle aziende italiane si sta potenziando molto, è anche vero che le produzioni generali stanno aumentando e non solo quelle italiane.

 

I consumi in Italia

L’annata, per i consumi interni di ortofrutta, chiude in maniera positiva. Con il +1,4% dei volumi del 2016 sul 2015 si conferma la ripresa degli acquisti ortofrutticoli in Italia. Dopo tre anni di progressivi incrementi, possiamo pertanto affermare che ci troviamo di fatto di fronte ad un cambio di tendenza.

Fino al 2013 infatti si era assistito ad una contrazione progressiva degli acquisti al dettaglio che aveva interessato in modo particolare i prodotti più “tradizionali”, pere, mele, uva da tavola, arance e quasi tutti i prodotti orticoli. Solo alcune specie, quelle che presentavano un certo grado di innovazione si erano salvate da questo andamento: fragole, nettarine, biologico, IV gamma, radicchio, albicocche, asparagi, solo per fare alcune esempi.

Da tre anni stiamo assistendo a una ripresa, ripresa che interessa proprio il mondo ortofrutticolo in generale, dettata da una maggiore consapevolezza da parte del consumatore all’acquisto di prodotti legati al benessere e alla salubrità.

Nel 2016 con 8,27 milioni di tonnellate gli acquisti salgono ancora rispetto al 2015, segnando un +1,4% per l’effetto di incrementi di entrambi i macro settori, quello della frutta più deciso, +2,1%, gli ortaggi, +0,6%.

Nell’ultimo triennio il prezzo medio di acquisto per l’ortofrutta si è mantenuto stabile a 1,66 €/kg, nello specifico la frutta nel corso del 2016 è stata acquistata mediamente a 1,59 €/kg (+0,7 sul 2015), mentre gli ortaggi a 1,74 €/kg (-0,7% sul 2005).

L’acquisto pro-capite è pertanto in aumento; sebbene la parte più importante sia da attribuire alla frutta, anche le verdure hanno apportato il loro contributo con qualche ettogrammo. Rispetto a 10 anni fa i volumi sono ancora decisamente inferiori, si tratta del -3,6% per l’ortofrutta. Incrementa anche la spesa per abitante del +1,6% raggiungendo la quota di 226 € nel 2016.

Questi dati possono essere osservati sul grafico della Fig. 3.

 

Per canale commerciale

In termini assoluti gli acquisti di ortofrutta presso la Gdo sono aumentati del +2% e, nel loro complesso, la categoria rappresenta il 62% del totale. L’escalation della grande distribuzione non si arresterà certamente a questi livelli, lo possiamo leggere nella serie storica, nel 2007 l’importanza era circa 10 punti percentuali in meno. Se estendiamo il confronto con il 2000 la Gd rappresentava il 42% degli acquisti.

Ma ci sono novità anche in questo ambito se andiamo a leggere i dati in maniera più specifica.

Gli acquisti di frutta e verdura in Italia per canale commerciale nel 2016 sono così suddivisi: ipermercati 11%, 35% supermercati, 14% discount, 2% superette, 13% ambulanti, 22% fruttivendoli e il restante altre fonti di acquisti.

In termini assoluti continua l’ascesa per i supermercati, che incrementano il volume di ortofrutta venduta del +1% mentre gli iper, cedono mezzo punto.

La recente novità è rappresentata dai discount, che appaiono in costante crescita e che nel 2016 segnano i quantitativi record, con un +13% sul 2015; si pensi che nel 2016 i quantitativi veicolati da questo canale contavano 458mila tonnellate, oggi siamo a 1.170.000 tonnellate di ortofrutta.

Per quello che riguarda la distribuzione tradizionale, a fronte del calo significativo e progressivo degli ambulanti, 10% sul 2015, continua la crescita del dettaglio specializzato che nel 2016, registra un +9%. Teniamo presente anche in questo caso della forte diminuzione che aveva interessato i cosiddetti “fruttivendoli” fino al 2012 e della ripresa degli ultimi quattro anni che ha portato la quota di mercato in termini assoluti a superare quella di 10 anni fa.

Caab

Interni del Caab di Bologna

Continuare e recuperare

Tutti questi spunti vanno colti e in fretta: i consumi sono in crescita ma è importante continuare su questa strada per recuperare ciò che abbiamo perso negli anni, cavalcando questa nuova sensibilità del consumatore verso prodotti salubri, innovativi e sostenibili.

Sul fronte dell’export è necessario continuare lo sforzo verso la penetrazione di nuovi mercati, anche quelli al momento non accessibili, per sfumare la sempre più accesa concorrenza tra i grandi paesi produttori.

 

Non solo molto ma anche bene

Sempre a proposito di offerta, si deve sottolineare che l’Italia non è solo un paese che produce “molto”, ma è anche un paese che produce “bene”.

L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di riconoscimenti d’origine certificata. Questa considerazione vale per tutto l’agroalimentare, ma nello specifico anche per l’ortofrutta, nell’ambito della quale abbiamo identità geografiche che possono considerarsi vincenti sui mercati europei.

Si pensi ad esempio alle mele che, da sempre, si sono identificate sul mercato con brand in cui la leva del territorio d’origine è prioritaria, Val Venosta, Melinda Val di Non, La Trentina. Ma anche a fenomeni di successo come il Radicchio Tardivo di Treviso, riconosciuto in tutto il mondo come eccellenza e assolutamente identificato con il territorio di provenienza.

Le indicazioni geografiche tuttavia, in ortofrutta, hanno avuto minor fortuna rispetto alle denominazioni in altre aree dell’agroalimentare e questo perché l’ortofrutta tende ancora ad essere considerata una commodity, soprattutto nei Paesi del Nord Europa; la domanda è pertanto correlata in buona misura anche al prezzo.

In realtà, soprattutto in Italia, la provenienza certificata sta diventando sempre più importante e ricercata dai consumatori e negli ultimi anni anche la Gdo ha riconosciuto il valore distintivo della frutta e verdura Igp e Dop attuando una brandizzazione della tipicità con marchi a ombrello delle catene.

Se a questo si aggiunge la salubrità dei prodotti italiani garantita da metodi di coltivazione che, per la maggior parte dell’offerta, sono ottenuti con la difesa integrata, è evidente che l’Italia si presenta sul mercato con plus importanti: qualità, biodiversità e salubrità.

 

L’aumento dei consumi per singoli prodotti

L’aumento dei consumi di ortofrutta in Italia è abbastanza generalizzato tra le specie e questo viene confermato anche nel 2016. All’interno del comparto frutticolo, rappresentato da circa 4,9 milioni di tonnellate, gli aumenti dei volumi hanno riguardato, in ordine di importanza della specie: mele +2%, arance +2%, pere +4%, clementine +9%, limoni +8%, uva +1%, nettarine +1%, fragole +4%, albicocche +2%, susine +7%, ciliegie +9% e pompelmi +3%.

Le angurie sono l’unica specie che evidenza una contrazione dei volumi (-1%), mentre sono stabili nel raffronto con il 2015 le banane, meloni, kiwi, ananas e mandarini.

Per gli ortaggi i volumi sono superiori al 2015 per patate +3%, pomodori +1%, carote +1%, cipolle +4%, fagiolini +2%, carciofi +1%, radicchi +4%, asparagi +13%, piselli +1%.

Stabili le quantità di finocchi, cetrioli e fagioli freschi, mentre inferiori risultano essere le insalate -1%, zucchine -2% melanzane -2%, peperoni -3%, bietole -1% e spinaci -4%.