Mietitrebbie, tre livelli di livellamento

Dalla ventilazione differenziata ai sistemi di compensazione parziale: le soluzioni per lavorare in pendenza sono oggi molto più varie di…

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Dalla ventilazione differenziata ai sistemi di compensazione parziale: le soluzioni per lavorare in pendenza sono oggi molto più varie di un tempo.
E stanno mettendo alle corde le classiche scalatrici

L’articolo Mietitrebbie, tre livelli di livellamento è un contenuto originale di M&MA Macchine e Motori Agricoli.

Nell’altalenante mercato delle mietitrebbie, c’è un segmento che sta vivendo una piccola rivoluzione, dopo anni di sostanziale immobilità, ed è quello delle macchine livellanti. Accanto alle classiche autolivellanti abbiamo infatti nuove soluzioni, pensate per i mercati stranieri ma che si stanno diffondendo rapidamente anche da noi. Sono macchine che nascono in Francia e Germania, territori con condizioni di lavoro meno estreme di quelle italiane ma con molti più rilievi, che impongono l’uso di livellamento almeno parziale su macchine che restino, tuttavia, a media o alta produttività, per cui risultano vincenti, nel rapporto costo-prestazioni, rispetto alle classiche autolivellanti. Queste nuove tipologie stanno prendendo il posto delle livellanti pure in tutti quei territori dove non vi siano forti pendenze: Marche, Puglia, buona parte della Toscana e una bella fetta di Campania, per esempio. Accanto a esse abbiamo poi sistemi di compensazione delle pendenze che non contemplano il livellamento dell’intera macchina. Analizziamo allora tutte le soluzioni per trasformare la collina in pianura, partendo dalle più semplici.

Trucchi salva-crivello

John Deere S670i Hillmaster.

John Deere S670i Hillmaster.

Se il dislivello non è tale da mettere a rischio la stabilità, il problema del lavoro in pendenza si riduce all’accumulo di prodotto sul lato a valle dei crivelli. I costruttori hanno dunque pensato diversi stratagemmi per ridistribuire il prodotto su tutta l’area crivellante o per facilitare l’azione della parte di crivello sottoposta a superlavoro.

In questo ambito, il marchio che offre il più ampio ventaglio di soluzioni è New Holland. Partendo dal basso, abbiamo infatti il sistema Opti Fan per compensare pendenze longitudinali, il compensatore di pendenza trasversale Smart Sieve e infine il cassone autolivellante.

Opti Fan aumenta il getto d’aria del ventilatore in discesa e lo riduce in salita per compensare lo spostamento della granella verso valle. Smart Sieve, studiato per le macchine di fascia media, è invece composto da un sistema idraulico che, sulle pendenze trasversali, dà al crivello dei colpi laterali, per far sì che la granella si distribuisca su una maggior superficie. Le mietitrebbie di fascia alta montano invece un vero e proprio crivello autolivellante, incernierato al telaio tramite un perno centrale che rende possibile l’oscillazione in tre direzioni. Grazie a questo sistema, sostiene New Holland, è possibile azzerare pendenze trasversali fino al 17%.

Gli stessi sistemi, anche se con nomi diversi, sono disponibili per le assiali Case IH.

Claas Tucano 430 Montana 4.

Claas Tucano 430 Montana 4.

Anche Claas ha lavorato molto sui crivelli, offrendo ai clienti i sistemi 3D e 4D. Il primo è, in tutto e per tutto, simile allo Smart Sieve New Holland, e va detto – a onor del vero – che fu Claas la prima a metterlo sul mercato. Con il sistema 3D il costruttore tedesco sostiene di poter lavorare su pendenze fino al 20%.

Le macchine ibride vanno oltre, introducendo la compensazione di pendenza in 4D. Questo perché quando si lavora su dislivelli trasversali, la granella tende a cadere dall’area di rotore più bassa. La compensazione 4D è basata sull’accecamento delle griglie dei rotori: chiudendo parzialmente quelle del lato a valle, si riduce la caduta di granella in quell’area. Il funzionamento, precisa Claas, è totalmente automatico.

Completiamo il quadro con due costruttori che lavorano esclusivamente sulla ventilazione: Agco, per i marchi Fendt e Laverda, monta un sistema di ventilazione differenziata e lo stesso fa John Deere, che all’ultima Eima ha presentato, per le sue serie S, l’Ata (Active terrain adjustment). Oltre ad adeguare la ventilazione alla pendenza, apre e chiude i crivelli inferiore e superiore per accentuare l’effetto di compensazione, modulando la correzione in base al tipo di granella che si sta raccogliendo.

Alta produttività

Laverda AL Quattro Techno.

Laverda AL Quattro Techno.

Come abbiamo scritto all’inizio, le autolivellanti di un tempo hanno grandi capacità di scalatrici ma una produttività difficilmente compatibile con i costi di esercizio attuali. Da diversi contoterzisti è dunque arrivata la domanda di avere macchine più performanti, ma che fossero anche in grado di destreggiarsi sulla media collina e non soltanto sulle pendenze quasi impercettibili del falso-piano. Da qui deriva il fermento che negli ultimi anni ha sostanzialmente rivoluzionato il mercato italiano nel settore, arrivando a proporre tre nuovi modelli soltanto nel 2016.

Partiamo ancora una volta da New Holland, che ha recentemente completato la sua gamma aggiungendo i modelli Everest alle Laterali, già da tempo a listino. Le une e le altre sono mietitrebbie da pianura trasformate in livellanti in post-produzione. Il sistema Laterale, per esempio, equipaggia le macchine convenzionali di fascia media: per la precisione, la Cx 5090 e 6090, rispettivamente a cinque e sei scuotipaglia. Prevede il livellamento anteriore, mediante riduttori rotanti, capaci di compensare pendenze trasversali fino al 18%. Questa soluzione, tuttavia, non era sufficiente a equiparare l’offerta di alcuni concorrenti (vedi Claas con le sue Montana), per cui New Holland ha stretto un patto con la I2J Solutions per trasformare in livellanti due macchine ad alta produttività. Nello specifico, le Cx serie 7 e 8 (soltanto la 7.90, al momento, per l’Italia) e la Cr serie 7. Le quali, in versione livellante, prendono il nome di Everest.

Grazie ai nuovi riduttori, Cx e Cr possono superare pendenze trasversali del 20%, mentre per le pendenze longitudinali si fermano all’8% in salita e al 10% in discesa. Tuttavia è anche possibile montare il sollevamento sull’assale posteriore, realizzato tramite un modulo a parallelogramma che azzera dislivelli fino al 22% in salita. In questo modo, e contando anche il cassone autolivellante, di serie sulle Everest, abbiamo prestazioni di tutto rispetto: 30% in salita, 10% in discesa e un 38% circa sui pendii trasversali. Il sollevamento posteriore, in ogni caso, si può montare anche sulle versioni Laterale.

New Holland CX 7.90 Everest.

New Holland CX 7.90 Everest.

Abbiamo citato in più occasioni Claas e le sue Montana: vediamole. Diciamo, per cominciare, che il sistema è stato pensato per livellare le Lexion. Esattamente, le ibride 750 e 760 e poi le 630 e 670, rispettivamente a cinque e sei scuotipaglia. Secondo il marketing Claas, a differenza di buona parte della concorrenza, le Montana nascono per essere livellate e non sono il risultato di interventi in post-produzione. Montano quindi assali studiati appositamente per questo scopo e tutta l’elettronica è integrata nel Cebis. Compreso il sistema Multi contour, che gestisce in simultanea assale e barra. Tramite il computer, assale e canale elevatore si muovono in sincrono e automaticamente, liberando l’operatore da qualsiasi impegno al riguardo. Lo stesso vale nel caso in cui si decida di montare il sollevatore posteriore, corredato di doppia trazione.

Fendt 5275 C.

Fendt 5275 C.

Assai simile alla Montana, per struttura e funzionamento, è la Hillmaster di John Deere, un allestimento disponibile sulle tre gamme W, T e S. Anche in questo caso abbiamo un sistema basato sulla rotazione dei riduttori, in grado di compensare pendenze trasversali fino al 22%. Non è invece previsto il sollevamento posteriore, realizzato però da alcuni costruttori indipendenti e che il cliente ordina tramite dealer.

Anche Deutz-Fahr ha un sistema di livellamento parziale: il Balance, che compensa pendenze laterali del 20% e longitudinali fino al 6%, grazie a riduttori specifici. È disponibile sulle macchine serie 7000 e 9000.

Di recente è stato però introdotto anche il livellamento posteriore, che permette di affrontare salite del 28% e discese del 6% circa. Una scelta fatta probabilmente anche per compensare l’uscita di produzione della 6060 Climber, autolivellante pura.

Completiamo il quadro con il gruppo Agco (marchi Laverda e Fendt), che ha in listino due modelli di semi-livellanti, con o senza sollevatore posteriore. Il tutto – dalla carpenteria al montaggio – rigorosamente realizzato negli stabilimenti di Breganze. I modelli in questione sono le Laverda M400 e M410 – rispettivamente a cinque e sei scuotipaglia – cui si aggiungono le sigle Lc e Lci a seconda che dispongano di livellamento anteriore o anche di sollevamento sull’assale posteriore. Le corrispondenti versioni con i colori verdi Fendt sono invece i modelli Paralevel 5275 C e 6335 C, con le sigle Pl e Pli (vedi sopra per la differenza). Entrambi i modelli superano pendenze del 20% trasversali (versione semi-livellante) oppure del 20% trasversale più 30% in salita e 10% in discesa (versione Paralevel integrale).

L’ultima novità, in questo ambito, è il livellamento posteriore sulle macchine a sei scuotipaglia.

Scalatrici di una volta

Deutz-Fahr C9206 TSXB.

Deutz-Fahr C9206 TSXB.

Vi sono però zone in Italia in cui una macchina da pianura, per attrezzata che sia, non può arrivare. Entrano così in gioco le autolivellanti pure, realizzate per mercati molto ristretti: oltre a quello italiano, qualcosa in Francia e Spagna. Strette tra bassa produttività e concorrenza delle semi-livellanti, sono in drastico calo di vendite, tanto che non tutti le hanno a listino e anche per questi ultimi la tendenza è quella di arrivare a un solo modello per marchio, mentre un tempo i costruttori ne offrivano almeno due versioni.

Mantiene la distinzione, ma con un appiattimento verso l’alto, Laverda, che in materia di autolivellanti non è seconda a nessuno. Le sue Al Quattro sono prodotte attualmente in due versioni, Techno e Evo: più basica la prima, più evoluta la seconda. Identiche, tuttavia, le prestazioni: 30% in salita, 10% in discesa e 40 per cento su pendenze trasversali.

Anche New Holland ha una doppia gamma di livellanti pure. L’ultima nata, presentata a febbraio 2016, è la Tc 5.90 Hillside, macchina essenziale nell’allestimento ma non nelle performance: 30% di dislivello in salita, 10% in discesa e 38% laterale. Valori identici ma un po’ più di lusso ed equipaggiamento sulle Cx Hillside, che non a caso sono costruite a Zedelgem, mentre le Tc nascono in Polonia, a Plock. La Cx è disponibile in un solo modello – la 5090 – ma in due versioni: stretta, da 3,5 metri, e larga (mezzo metro in più). Ha cinque scuotipaglia e 270 cavalli di potenza, una cinquantina in più delle Tc.

Chiudiamo il cerchio – o meglio triangolo, visto che nessun altro costruttore fabbrica autolivellanti pure – con Claas, che per la sua Tucano 430 Montana 4 (il numero si riferisce al fatto che la mietitrebbia nasce già con il 4 Wd, a differenza della Montana) si affida in parte a una ditta di Piacenza, la Comep (vedi apposito riquadro in queste pagine). La macchina, una cinque scuotipaglia da 300 cv, livella il 38% trasversale e il 30% in salita, ma arriva al 14% in discesa, superando dunque – seppur di poco – la concorrenza.

 

Un settore che parla italiano

Sarà perché il livellamento riguarda in primo luogo l’Italia, sarà perché i nostri artigiani sono famosi nel mondo per ingegnosità, sta di fatto che la componentistica in questo ambito parla quasi esclusivamente italiano, a prescindere dalla nazionalità del marchio. È appena il caso di ricordare, per esempio, che Laverda e Fendt nascono a Breganze (Vi). New Holland, pur costruendo le macchine in Belgio e Polonia, usa componentistica di Zaffrani (Macerata) per Tc e Cx, oltre che della francese I2J (per le Everest). Claas, invece, si rivolge alla Comep di Piacenza per alcune parti delle Montana. Lo stesso faceva Deutz-Fahr per le 6060 Climber, mentre il livellamento posteriore delle Balance è di Zaffrani. Infine, John Deere si serve di Possanzini (Jesi), oltre che di altri fornitori europei, per i livellamenti posteriori della Hillmaster.