Mietitrebbia Claas Lexion 770 Terra Trac

Sono arrivate anche le grandi Lexion: dallo scorso anno battono le campagne italiane raccogliendo ogni tipo di prodotto. Abbiamo scelto,…

La corsa al rialzo nel settore delle mietitrebbie sembra proprio non volersi più fermare e la guerra tra case concorrenti è più che mai accesa. Alcune macchine sono nate anche per dare una risposta alla mossa di Claas, che nel 2013 aveva presentato le nuove Lexion, da 600 cavalli. Una macchina eccezionale, ma che richiede testate e appezzamenti difficili da gestire nel nostro paese. Più facile, forse, far lavorare il modello appena inferiore, che ha “soltanto” 550 cavalli, ma permette di lavorare al meglio con testate più adeguate alle condizioni italiane.

Gianluca Tacconi è un contoterzista di San Martino Siccomario, comune alle porte di Pavia dove si produce, essenzialmente, riso da interno. Lo scorso anno, Tacconi ha acquistato una Lexion 770 Terra Trac, facendole fare, nella sua prima campagna, 550 ore di raccolto, quasi tutte su riso di diverse varietà. Non ci siamo lasciati scappare l’occasione e siamo corsi a vedere come si comporta la nuova super-Lexion.

Il sistema Aps Hybrid

Non è certamente è la prima volta che trattiamo le Lexion sulle pagine di Macchine e Motori Agricoli e pertanto descriveremo in poche righe il già noto sistema di trebbiatura ibrido, che si fonda su un doppio stadio: un triplo rotore di trebbiatura e poi una separazione a rotori sullo stile delle macchine assiali. Cominciamo dunque dall’Aps, composto da un acceleratore, un battitore principale e un lanciatore che ha il compito di indirizzare il flusso di prodotto dal battitore ai rotori di separazione. Il preparatore o acceleratore serve, come dice il nome, per accelerare il prodotto prima dell’ingresso nel battitore. Accelerazione brusca: da 3 a 20 m/s nello spazio di pochi centimetri. Questo, a sentire Claas, è uno dei segreti del sistema Aps, dal momento che provoca la caduta di un buon 20% della granella. Ciò agevola l’azione del battitore e naturalmente anche quella dei rotori di separazione, ai quali rimarrà soltanto il compito di far uscire dalla paglia i chicchi residui. Le Lexion montano, come noto, due rotori con asse eccentrico per aumentare l’efficienza di sgranatura.

Intanto che ci siamo, ecco qualche misura per gli organi di trebbiatura: il battitore è lungo 1,7 m per i canonici 60 cm di diametro e ha una velocità di rotazione compresa tra 395 e 1.150 rpm. Il controbattitore ha un angolo di avvolgimento di 142 gradi e una superficie totale di 1,62 mq.

Pulizia

Per le Lexion, il sistema di pulizia si basa come noto sul Jet Stream. Sia la Lexion 780 sia la 770 montano un ventilatore a otto stadi, contro i sei dei modelli più piccoli. Identica, sulle due macchine sopracitate, anche la superficie crivellante, che è di 6,2 mq, e il numero di crivelli. Come sempre, inoltre, è disponibile il sistema 3d, che permette di lavorare su moderate pendenze trasversali riuscendo a sfruttare tutta la superficie crivellante. Chiudiamo, come di consueto, con serbatoio del cereale e scarico. La macchina in prova può montare un cassone da 11.000 oppure 12.500 litri; identico, in questo caso, a quello della Lexion 780. Identica è anche la velocità di scarico di 130 l/s.

Per il trattamento dei residui abbiamo infine un trinciapaglia da 72 coltelli con la possibilità di montare deflettori elettrici per orientare il flusso della paglia e spargipula atto a distribuire la medesima sulla amplissima superficie lasciata libera da una barra che può arrivare, per il grano, a 12,2 m (barra Vario V1230, mentre la testata specifica per grano e riso, Cerio 930, si ferma a 9,2 m).

Motore e trasmissione

Parliamo un po’ anche del motore, vera novità di quest’ultima versione delle Lexion. Sui due modelli più potenti della gamma – quindi 780 e 770 – troviamo un Mercedes V8 con ben 16mila cc di volume e tecnologia Scr+Dpf per il contenimento degli scarichi. Un motore emissionato Tier 4i e che fornisce la potenza massima a 1.800 giri. Quest’ultima arriva a 551 cv, pari a 405 kW. La potenza nominale, invece, è di poco superiore ai 500 cv: 503 per essere precisi, ovvero 370 kW. Il controllo del regime è naturalmente elettronico e basato su pompe singole con valvole elettromagnetiche che controllano l’erogazione. Assai interessante, sulle Lexion, il sistema di raffreddamento, che come noto ha portato una piccola rivoluzione nel mondo delle mietitrebbie: non abbiamo più la ventola verticale, collocata sul lato della macchina, ma orizzontale, posta sopra alla medesima. Risultato: più spazio per i radiatori e ventola più pulita perché si auto-protegge dalla polvere.

Passiamo alla trasmissione: la macchina in prova montava l’arcinota Terra Trac di Claas. Si tratta di un sistema di cingolatura esclusivo, con sospensioni indipendenti sui rulli e che permette alla macchina di raggiungere velocità impensabili per una mietitrebbia: la Lexion 760 Terra Trac, per esempio, è l’unica del mercato a essere omologata per viaggiare su strada a 40 km/h. La 770 si ferma a 30, ma è comunque una bella velocità. Possibile proprio grazie al sistema di sospensioni indipendenti, che consente spazi di frenatura ridotti e in più stabilizza la macchina in curva. Da notare anche il maggior galleggiamento: con il Terra Trac, la macchina riduce la pressione al suolo del 66% rispetto al modello su ruote. La larghezza massima, inoltre, è contenuta: soltanto 3,49 m per la 770 con cingolatura standard. Per il riso – e dunque sul modello in prova – la 770 monta inoltre cingoli da 89 cm, con tallonatura specifica per aumentare la trazione su terreni pesanti.

Al lavoro in Lomellina

Come abbiamo scritto, la 770 di Tacconi ha raccolto soprattutto riso: 400 ore con questo prodotto, contro le 150 in cui è stata usata per il grano. La macchina è pertanto allestita per questo cereale, che è uno dei più complicati da raccogliere: sia per l’alto contenuto di silicio, sia perché la coltivazione in acqua tende a sporcare le foglie e stelo con terreno che molto spesso è sabbioso. L’allestimento specifico delle Lexion prevede che tutte le parti in contatto con il prodotto siano rinforzate con lamiere in acciaio sinterizzato ad alta resistenza. La barra da riso, inoltre, monta una doppia lama proprio per aver ragione del robusto stelo. Da quest’anno, tuttavia, Tacconi userà, anche per il riso, una testata Cerio da 7,7 metri di larghezza, mentre per la prima campagna ha usato una barra da riso da 7 metri e mezzo.

Passiamo però agli esiti della nostra prova. Diciamo subito che la Lexion ha dimostrato tutte le sue grandi capacità di raccolta anche in occasione della nostra visita, lavorando a circa 6 chilometri orari su un prodotto alto e abbondante, ma soprattutto senza impegnare eccessivamente il motore. Questi infatti i parametri medi di lavoro che abbiamo potuto rilevare: velocità di circa sei chilometri all’ora, come già anticipato, con motore a 1.900 giri per un carico medio compreso tra il 65 e il 70 per cento. In altre parole, il motore era impegnato per a circa due terzi delle sue potenzialità e dunque avrebbe avuto cavalli dare ancora molto di più. Ecco, allora, gli altri valori rilevati dal terminale Cebis: 520 giri di battitore, 830 di rotore e circa 1.200 per i ventilatori Jet Stream. Con queste impostazioni e con una barra da 7,5 metri abbiamo raccolto con ritmi di circa 4 ettari l’ora. «Sono numeri assolutamente rilevanti anche per una mietitrebbia che ci ha abituato molto bene come Lexion», ci dice Sergio Pagani, operatore della Lexion e trebbiatore con esperienza pluridecennale. «Da notare – prosegue – che il consumo istantaneo di gasolio oscilla tra i 50 e i 55 litri l’ora: elevato, ma non certo eccessivo se lo mettiamo a confronto con la produttività. Sul mercato, anzi, c’è chi fa molto peggio di così».

Tra le cose che funzionano meglio, nei dispostivi di taglio e trattamento, Pagani segnala la barra e il canale elevatore, che ha risolto i problemi delle vecchie Lexion, un po’ deboli nell’idraulica. Abbiamo controllato anche la qualità del prodotto, fermo restando che non eravamo attrezzati per valutare le microfessurazioni della granella. Le perdite, peraltro ben segnalate dal Cebis, erano molto ridotte e il prodotto si presentava abbastanza pulito. Con qualche residuo di paglia nel serbatoio, ma comunque non preoccupante e legato, probabilmente, soprattutto ai momenti di manovra della macchina, quando i rotori restano semivuoti.

Passiamo alla postazione di guida. Di spazio, ovviamente, ce n’è in abbondanza, anche per il passeggero. Che, per inciso, sta seduto su un frigorifero da 43 litri di capacità: più che sufficienti per le provviste della giornata. Il climatizzatore è elettronico e, secondo il conducente, anche ben funzionante: «Se lo mettiamo al massimo, si ha fin troppo freddo», fa notare. Giudizio positivo anche per la visibilità, che appare buona su ogni lato, sia di giorno sia di notte. «Abbiano una dotazione di fari di tutto rispetto – spiega Pagani – compresi due comodissimi proiettori laterali che illuminano a destra e a sinistra della macchina. Si lavora senza alcun problema, insomma».

A far vedere cosa succede durante lo scarico provvede anche la telecamera collocata in testa al tubo a coclea, che ha un angolo di brandeggio di 110° e si controlla naturalmente dalla leva multifunzioni. Ovvero dalla Cmotion, piccolo capolavoro di ergonomia e logica, pensata per essere usata con il polso ben allineato all’avambraccio e muovendo soltanto tre dita.

A completare i comandi troviamo naturalmente il terminale Cebis, sempre completo e di facile impiego. La macchina monta, anche, il software Cemos Automatic che dovrebbe impostare automaticamente i parametri di lavoro per i diversi cereali. Scriviamo al condizionale perché Pagani, da vero trebbiatore, lo lascia regolarmente spento. «La macchina preferisco impostarla io. Non dico che funzioni male, in realtà non lo so; semplicemente a chi piace sentir girare la macchina, un sistema di questo tipo interessa poco». Un aspetto che si apprezza senza compromessi è la silenziosità: pregio che non è per tutte le mietitrebbie. «La cosa che impressiona tutti – ci dice mentre lavoriamo – è proprio il silenzio in cabina. Che non è dovuto soltanto all’insonorizzazione, ma al fatto che il motore fa poco rumore, perché è impegnato per due terzi circa delle sue potenzialità. La macchina ha un suono pieno, rotondo, senza picchi: basta questo per capire che lavora tranquilla, senza sforzare né sul canale né negli organi trebbianti. È senz’altro una macchina indovinata».

Altra cosa che Pagani apprezza è la trasmissione: «Ha un’idrostatica eccezionale. Mi è capitato di lavorare su terreni davvero bagnati e nonostante i cingoli avevo paura di non uscirne più. Invece la trazione posteriore spinge che è un piacere e anche in retromarcia è preziosa, perché se dovessimo lasciar fare soltanto ai cingoli, le due ruote posteriori andrebbero sotto fino all’assale».

Cingoli che l’operatore giudica ottimi per galleggiamento, traino e soprattutto sospensioni. Si tratta del resto dello stesso sistema a sospensioni indipendenti delle Lexion 760. La trasmissione ha però anche un limite, l’unico segnalato da Pagani: un tempo di attesa un po’ lungo nel cambio di direzione. Ci vorrebbe, insomma, un inversore di marcia un po’ più reattivo; ma in confronto ai tanti pregi di questa macchina, è davvero un peccato veniale. Non vi sono problemi, invece, con le manutenzioni: «Si dice che le macchine ibride costino parecchio, ma noi ne abbiamo due, da cinque e quattro campagne, e quest’anno spenderemo 800 euro in cuscinetti, che rappresentano la prima vera spesa per usure. Direi che non c’è proprio male».

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