Mezzi tecnici “bio” svolta nella difesa

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Le previsioni di una crescita esplosiva del 400% in 5 anni

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Meno chimica e più biologia. Svolta inaspettata per il settore della protezione delle piante. Gli agenti di bio-controllo, più comunemente denominati BCA, nel 2013 rappresentavano una quota del 3,5% del mercato fitosanitario mondiale con un valore complessivo di 1,5 miliardi di dollari. Attualmente l’Europa rappresenta circa il 25% di un mercato in cui è leader l’America del Nord, in virtù del peso dei prodotti che derivano dal Bacillus thuringiensis. Le prospettive però sono quelle di una rapida crescita del settore che, secondo le proiezioni, dovrebbe arrivare a coprire una quota di mercato oscillante fra il 15% e il 23% entro fine 2015. Con queste prospettive è evidente che il promettente settore degli agenti di bio controllo susciti un notevole interesse nelle multinazionali degli agrofarmaci visto che parliamo di un mercato potenziale che nel 2020 può valere da 6 a 8 miliardi di dollari in un settore, come quello dei prodotti fitosanitari tradizionali, in continua contrazione. Attualmente sono disponibili sul mercato agenti di bio-controllo soprattutto per la lotta contro i fitofagi. In questo settore, infatti, si concentrano più di due terzi dei prodotti disponibili mentre solo un quarto dei prodotti sviluppati sono fungicidi. La lotta contro le malerbe, invece, resta ancora un mercato di nicchia nonostante la lotta alle infestanti sia una delle cause maggiori dell’utilizzo di prodotti chimici in agricoltura.

Caccia alle acquisizioni

La recente attenzione delle multinazionali leader dell’agrochimica dà un ulteriore impulso al settore, sia per la loro capacità di investimento e di ricerca che per la loro esperienza in materia di formulazione e di autorizzazione di nuovi prodotti. Un interesse testimoniato dalle tante acquisizioni e dalle manovre finanziarie su scala mondiale che si stanno registrando in questi ultimi tempi. In Giappone, Sumitomo Agro e Mitsui hanno di recente acquisito una posizione dominante nel settore, da cui cercano di penetrare il mercato americano alleandosi con Valent Bioscience e Certis Usa. Ugualmente attiva in Giappone con Bioline, Syngenta ha recentemente acquisito negli Usa la società Pasteuria Biosciences, e poi in Europa Devgen, spin-off dell’Università di Gent specializzata sull’attività degli RNA interferenti. Già presente sul mercato con ProPhyta, che ha messo a punto il trattamento biologico al seme con il prodotto Contans, Bayer CropScience ha acquisito nel 2013 la società californiana AgraQuest e, con essa, il suo portafoglio prodotti e il suo know-how relativo ai Bacillus thuringiensis. Lo stesso anno, Basf si è mossa acquisendo per più di un miliardo di dollari la società Becker Underwood, specializzata nel trattamento bio della semente. Il gruppo ha creato con questo passo, una nuova unità denominata “Functional Crop care”, per sviluppare alcune attività di trattamento della semente, lotta biologica, sanità delle piante e gestione dell’acqua. BASF ha dichiarato che vi intende investire 1,8 miliardi di Euro tra il 2013 e il 2017, a riprova del suo interesse per il settore. Infine, ultimamente, Novozyme si è appena avvicinata a Monsanto per mettere in comune le loro ricerche e assicurare una distribuzione mondiale alla loro gamma di prodotti per il bio-controllo.

Il ruolo nelle diverse colture

Nelle colture frutticole è già evidente l’importanza e il ruolo che possono assumere gli agenti di bio-controllo. Nella moderna produzione integrata, infatti, trovano sempre più spazio l’impiego di feromoni sessuali per la lotta ai fitofagi mentre prodotti come il Bacillus thuringiensis e i nematodi entomopatogeni hanno quote di mercato via via sempre maggiori. Anche i feromoni sessuali non vengono più utilizzati solo per il monitoraggio ma anche come complemento agli insetticidi nel 50% delle pomacee (pero e melo). Nelle colture estensive, invece, gli agrofarmaci più tradizionali sono molto diffusi in virtù del loro modesto costo, della loro polivalenza e della semplicità di impiego e conservazione. A fronte di questi aspetti positivi vanno però considerati anche gli effetti negativi potenziali sulla salute e sull’ambiente che gettano un’ombra sul loro impiego in sicurezza. Su queste colture, sviluppare prodotti per bio-controllo, non significa assolutamente abbandonare gli agrofarmaci di sintesi, ma piuttosto combinare al meglio i mezzi di difesa più tradizionali con le tecniche innovative messe a punto per contrastare fitofagi e malattie, dando la priorità alle soluzioni preventive di tipo profilattico (agronomico, genetico, etc…). Le colture protette rappresentano la punta di diamante dell’impiego di BCA; ad esempio il 70% della superficie coltivata a pomodoro sotto serra vengono protette attraverso l’utilizzo di ausiliari.

Una nuova concezione di difesa

Nel prossimo futuro molto probabilmente dovremo abituarci ad un’altra concezione della difesa fino a ripensare il sistema di produzione: passando dalla semplice utilizzazione di un prodotto di biocontrollo in luogo di un agrofarmaco tradizionale, con effetto generalmente parziale, ad una strategia globale che combini le diverse tecniche per portare ad una protezione sicura e efficace delle colture, competitiva con le soluzioni attualmente impiegate. Anche se i BCA possiedono generalmente una efficacia inferiore a quella dei prodotti classici e non possono pertanto arrivare a sostituirli totalmente, possono tuttavia, affiancare questi ultimi completandone l’attività. La loro efficacia, quindi, va valutata nell’ambito di una strategia di lotta globale e non unicamente per le loro performance di efficacia fine a se stessa. Inoltre, nella valutazione, è necessario tenere in considerazione il beneficio in termini di immagine che l’impiego di questi prodotti veicola. Nel prossimo futuro è prevedibile che i BCA occupino un ruolo sempre più importante nella difesa fitosanitaria per cui sarà necessario avere il tempo necessario per conoscerli e comprenderli sempre meglio, scoprendo i loro punti di forza e le loro debolezze in modo da riuscire ad utilizzarli in un insieme coerente di pratiche. Alla stessa maniera è indispensabile una maggiore informazione per tecnici e agricoltori per studiare il modo migliore per inserirli nelle strategie di difesa. Visualizza l’articolo completo di Terra e Vita n. 13/2015 *Servizio Fitosanitario – Regione Emilia-Romagna