Emergenza cibo, in allerta il G-20

ESTERO
bioetanolo_impianto_usa

Entro settembre, potrebbe
riunirsi il
«Forum di reazione
rapida» del G-20, con
all’ordine del giorno la messa
a punto di iniziative coordinate
a fronte del forte
aumento dei prezzi di cereali
e semi oleosi in atto sui
mercati mondiali. Per il
mais, in particolare, il rialzo
è stato di circa il 40% da
giugno a oggi.

La convocazione della
riunione straordinaria sarà
decisa dopo l’aggiornamento
dei dati, atteso a
breve scadenza, da parte
dell’Usda, il ministero statunitense
dell’Agricoltura,
sugli effetti provocati dalla
siccità, la peggiore da
cinquant’anni a questa parte,
in particolare su mais e
soia.

È quanto hanno concordato
a fine agosto, in videoconferenza,
i rappresentanti
di Francia, che presiede
il «Sistema di informazione
sui mercati agricoli»
(Amis), Stati Uniti, che subentreranno
alla presidenza
a ottobre, e del Messico,
attualmente alla guida del
gruppo G-20.

Ma l’allarme è già stato
lanciato. Infatti, in una comunicato
diffuso dal ministero
francese dell’Agricoltura
dopo la «conference
call», si sottolinea che «la
situazione dei mercati è preoccupante,
anche se non
sussistono al momento minacce
per la sicurezza alimentare
a livello mondiale
».

«I prezzi per mais e soia
hanno già toccato livelli record
e segnali di crisi cominciano
ad arrivare anche
per il grano. Unica nota
confortante la stabilità delle
quotazioni che si registra
sui mercati per il riso», si
legge ancora nella nota.

Dunque, l’attenzione è
ora rivolta verso gli Stati
Uniti dove potrebbero essere
riviste ulteriormente al
ribasso le indicazioni sull’ammontare
dei raccolti di
mais e soia.

All’inizio di agosto,
l’Usda ha previsto una produzione
di mais di 274 milioni
di tonnellate rispetto
alle 375mila stimate a giugno.
In pratica, un taglio
di oltre 100 milioni di tonnellate
che, tanto per dare
un termine di raffronto,
equivalgono a una volta e
mezza l’intera produzione
della Ue.

Su queste basi, secondo
un’analisi elaborata nelle
scorse settimane da France-
AgriMer, l’ente pubblico
francese che cura l’applicazione
dei regolamenti comunitari
riguardanti la Pac
«per la terza volta nel giro
di cinque anni, si registrano
sui mercati prezzi eccezionalmente
elevati per cereali
e semi oleosi. Inevitabilmente,
finiranno sotto
pressione i costi di produzione
degli allevamenti». E
il ministro, Stephane Le
Foll, ha già annunciato che
presenterà in tempi brevi
un piano d’azione a sostegno
delle imprese zootecniche.

Anche la Fao ha preso
posizione sulla nuova fiammata
dei prezzi delle commodities.

Il direttore generale dell’organizzazione,
Josè Graziano
da Silva, ha messo
l’accento sul fatto che «i
prezzi agricoli resteranno
elevati e conosceranno nei
prossimi dieci anni una
grande volatilità». Per questo,
è indispensabile la «costituzione
di stock nazionali
di prodotti alimentare di
base», da mobilitare in casi
di emergenza.

Il direttore generale ha
anche rivolto agli Stati Uniti
l’invito a «sospendere immediatamente
l’applicazione
della legislazione sulla
produzione di bioetanolo
da mais (circa 800mila barili
al giorno, ndr), in modo
da poter destinare totalmente
i raccolti all’alimentazione
umana e del bestiame».
«Una decisione del genere,
al momento, non risulta
necessaria», ha prontamente
replicato il ministro americano,
Tom Vilsack.

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