Meno Accademia più opinion leader

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«Partiamo dallo stomaco per tornare
al campo e dire cosa è necessario
per garantire la salute umana».
Programma, in pillole, di Giorgio Cantelli
Forti
, neo presidente dell’Accademia nazionale
di agricoltura, ex preside della facoltà
di Farmacia. Nata quasi 208 anni fa
per editto napoleonico, l’Accademia, nazionale
ma con sede a Bologna, si rinnova.
Salvarsi dall’acqua (con le grandi bonifiche)
e dalle malattie (come la malaria) erano
gli scopi del fondatore, il conte Filippo
Re, professore di Agraria e rettore
dell’Università di Bologna.Era il 1807.
Oggi le tecnologie per la promozione e il miglioramento
dell’agricoltura, per favorire la
produttività in senso stretto, restano in primo
piano, ma Cantelli Forti mette in gioco l’intera
filiera e avverte: «Se il made in Italy è il grande
valore da sfruttare, la qualità non è un requisito
sufficiente: dobbiamo puntare anche
sulla sicurezza degli alimenti». Tema attorno
al quale si giocherà il rilancio dell’Accademia
che vuole trasformarsi in interlocutore privilegiato
per la società, in accordo anche con
le altre accademie, con l’obiettivo di «aprire
gli occhi alla società. È nostro dovere».

E ricorda che l’alimentazione è al primo posto
tra i possibili fattori di rischio per il cancro
con un’incidenza del 35%, superiore anche
al fumo (30%). Vuol dire che «l’educazione
alimentare può concorrere a ridurre la spesa
sanitaria nazionale perché all’aumentare
della probabilità di vita sale anche l’incidenza di malattie legate al cibo e a quel che succede
dal campo alla tavola». Morale, «dobbiamo
cominciare a dire cosa sono davvero
i nutraceutici, i probiotici e gli antiossidanti
e, perché no, fornire linee guida anche per
il buon giardinaggio». Sono indirizzi già colti
dalle politiche sia in Europa ( v. il programma
Orizon 2020 e la Pac 2014-2020) sia negli Usa
con il nuovo Farm Bill che destina una parte
significativa dei fondi al capitolo nutrizione
(misure per incrementare i consumi di frutta
e verdura, alimenti salutistici, la salvaguardia
dell’ambiente oltre a ricerca e assistenza
tecnica).

Cosa farà in concreto l’Accademia nazionale
di agricoltura? Due i binari: iniziative storicoaccademiche
basate su incontri con esperti
di vari settori (esordio con l’appuntamento
di novembre sulla filiera seme di grano duro-pasta, quindi i cambiamenti climatici in
dicembre con la conferenza del fisico Riccardo
Valentini
, una delle più brillanti menti
scientifiche del nostro tempo; il secondo
fronte aprirà invece alla società, ai consumatori
e, in collaborazione con diverse organizzazioni
(Rotary, Lyons, Accademia della cucina
ecc.) risponderà ai dubbi di un pubblico,
che va «dalla massaia alle persone di cultura.
L’Accademia è al di sopra delle parti, non
c’è un interesse politico o commerciale. Ci
basiamo sulle conoscenze della ricerca» ha
spiegato Cantelli Forti.

Accanto al presidente, la task force dell’Accademia
vede al lavoro un team di professori
(e non): il vice presidente Gualtiero Baraldi,
il segretario Gianpietro Venturi, il tesoriere
Ercole Borasio e il presidente della Commissione
scientifica Roberto Fanfani. Un punto
di riferimento prospettico per le nuove
tematiche oltre che centro di conservazione
e diffusione storica con il rinnovamento
dell’antica biblioteca dell’Accademia: «Dopo
il restauro, sarà possibile consultare 20mila
volumi di 200 anni».


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