Melograno in Sicilia «per la difesa del reddito»

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Il trentenne Giuseppe Mancuso vi dedica 4 ettari

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Questa è la storia di un giovane agricoltore siciliano, trentenne, che dal 2012 coltiva melograno. E che interpreta questa coltura come una innovazione di prodotto, «utile per la difesa del reddito e del lavoro». Si tratta di Giuseppe Mancuso, che nel 2004, ad appena 21 anni, inizia a gestire l’azienda agricola di famiglia.

Su di una superficie di 35 ettari, le coltivazioni praticate dal padre e prima ancora dal nonno agli inizi del 2000 rispecchiano fedelmente quelle della provincia di Agrigento e in particolare della zona di Comitini, in cui è ubicata l’azienda: seminativi, mandorlo, olivo e vite, tutte colture con problemi di adeguato collocamento sul mercato e prezzi non in grado di remunerare i costi di produzione.

Lo scenario agricolo in cui si trova ad operare Mancuso è diviso tra colture a prezzi bassi (si pensi all’olio, venduto a 4 €/l a fronte di un costo di produzione di 8 €/l) e colture a prezzi altalenanti (è il caso delle mandorle, il cui prezzo è fortemente influenzato dall’entità del raccolto nazionale disponibile e da quella delle importazioni).

Uno scenario che ha fatto scattare nell’imprenditore la decisione di innovare l’azienda, ricercando una coltura da reddito che al tempo stesso fosse anche capace di creare lavoro. È il 2011 e l’attenzione di Mancuso si focalizza sul melograno, specie intorno alla quale in quegli anni si comincia a parlare molto, soprattutto in Sicilia, e comincia a decollare qualche iniziativa di valorizzazione concreta, come quella di Pomèl.

Pomèl srl, di Marsala (Tp), è un’azienda specializzata nella coltivazione e vendita di melagrane, ottenute solo nelle aree vocate italiane: Sicilia, Puglia, Calabria, basso Lazio. Commercializza in tutta Italia (gdo, canale tradizionale, horeca) e in alcuni mercati Ue. È proprio l’incontro con questa realtà, e in particolare con l’agronomo Dino Bellussi, che porta il giovane Mancuso nel 2012 a impiantare i primi 2 ettari a melograno, a cui nel 2016 se ne sono aggiunti altrettanti.

 

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