Vitelli, c’è più biosicurezza se il colostro è pretrattato

Pastorizzazione e congelamento permettono di ridurre i rischi sanitari in allevamento. La sperimentazione in un allevamento trentino per testare un…

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Pastorizzazione e congelamento permettono di ridurre i rischi sanitari in allevamento. La sperimentazione in un allevamento trentino per testare un pastorizzatore sviluppato da una ditta di Reggio Emilia

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Ricerche condotte negli Stati Uniti hanno dimostrato l’efficacia di pastorizzare il colostro per ridurre i problemi sanitari e migliorare le performance di accrescimento dei vitelli. Più in generale, l’utilizzo sistematico del colostro pastorizzato e sottoposto a congelamento può essere considerato come una efficace misura di biosicurezza in allevamento.

Ora, grazie a un pastorizzatore sviluppato da una ditta di Reggio Emilia, è stata svolta una sperimentazione in un allevamento trentino per testarne il funzionamento e la sua applicazione in campo.

La “biosicurezza”, in un allevamento di bovini da latte, è l’insieme delle strategie, dei mezzi e delle procedure gestionali utili a prevenire o limitare il rischio che sia introdotta e si diffonda in allevamento una malattia infettiva. E la somministrazione del colostro ai vitelli neonati rappresenta un punto critico per un piano di biosicurezza adeguato.

Il trasferimento degli anticorpi dalla madre al vitello non avviene attraverso la placenta, ma solo con il colostro. Non ricevere una sufficiente quantità di anticorpi predispone il vitello a una maggiore suscettibilità alle malattie, a crescere più lentamente e ne condiziona negativamente la carriera produttiva. Per questo è fondamentale adottare una buona routine nella gestione della vitellaia.

Colostro: non solo immunità

La placenta del bovino impedisce il passaggio degli anticorpi dal sangue materno a quello fetale facendo sì che il vitello al momento della nascita ne sia pressoché totalmente sprovvisto. Motivo per cui, nei primi giorni di vita, le esigenze immunitarie sono garantite dall’ingestione e dall’assorbimento delle immunoglobuline colostrali garantendo una protezione passiva nei confronti delle malattie infettive (diarree, patologie respiratorie, setticemie, onfaloflebiti, ecc.) finchè il sistema immunitario non diviene competente.

Per questo nella specie bovina, l’assunzione di colostro, oltre al suo apporto nutrizionale, è di fondamentale importanza per il suo apporto passivo d’immunità per la salute e il futuro del vitello.

Il colostro può però rappresentare un veicolo per la diffusione di alcune malattie trasmesse dalla madre al vitello. È quindi necessario conoscere la situazione epidemiologica dell’allevamento per intraprendere adeguate misure preventive. Ad esempio è una buona pratica non somministrare il colostro di bovine con mastite, o di animali di cui si conosce la positività alla paratubercolosi.

E potrebbe essere interessante applicare un sistema di pastorizzazione del colostro come strumento di controllo e prevenzione nell’ambito di un programma di biosicurezza.

 

Pastorizzare per sanificare il colostro

Mentre è pratica diffusa la pastorizzazione del latte intero impiegato nell’alimentazione dei vitelli, non è ad oggi così presente il trattamento termico del colostro. Da un punto di vista di biosicurezza l’utilizzo del colostro crudo rappresenta un punto critico per la diffusione di batteri (E. coli, Mycobacterium Paratubercolosis, Salmonella spp., Mycoplasma bovis, Listeria spp., Campylobacter spp., Coxiella spp., Streptococcus spp., Staphylococcus spp.), virus (Rotavirus, Coronavirus, IBR, BVD, …) e parassiti (ad esempio Cryptosporidium) patogeni nell’allevamento.

Un episodio di malattia in una vitella, anche se poi si raggiunge la guarigione, si ripercuote su tutta la vita dell’animale. È per questo fondamentale adottare una buona routine nella gestione della vitellaia.

La ricerca condotta ha avuto lo scopo di valutare l’effetto dell’impiego di colostro pastorizzato e sottoposto a congelamento in un allevamento di bovine da latte. Nella prova, dopo aver testato il funzionamento del pastorizzatore (prototipo prodotto da una ditta della provincia di Reggio Emilia), si sono alimentati i vitelli neonati con il colostro sottoposto al trattamento di pastorizzazione e congelamento.

Dosaggio proteine nel siero

L’obiettivo è rivolto a impedire o limitare la diffusione delle patologie attraverso il colostro, con il suo trattamento termico e l’uso di buste monouso che evitino il rischio di contaminazioni microbiche, più probabili quando si utilizzano i comuni strumenti di stalla come biberon, succhiotti e secchi.

Inoltre a livello gestionale è vantaggioso svincolare la somministrazione del colostro dalla mungitura della madre, assicurando una più facile operatività allo scopo di garantire il trasferimento dell’immunità passiva al neonato.

 

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