Trattore New Holland T4 75

Prova in campo
Prova in campo T4 75

Fatto in Turchia, ma nient’affatto per il mercato turco. Il T4 è, a tutti gli effetti, un trattore per i paesi occidentali e per gli Stati Uniti in primo luogo. Non è un caso, infatti, che, pur essendo stato lanciato ufficialmente all’Eima 2010, New Holland abbia cominciato a spingerlo seriamente a partire da un anno e mezzo circa. Prima, ci spiegano, tutta la produzione era assorbita dal mercato nordamericano, dove pare che il T4 abbia fatto faville come trattore per l’hobbista avanzato: quasi sempre accompagnato dal caricatore frontale, è usato per movimentare terreno, lavorare il terreno dei parchi e spostare piccoli carichi. Un ruolo che viene naturale definire “da Kubota”, conoscendo un po’ il mercato a stelle e strisce, al punto che si può catalogare questo T4 come l’anti-Kubota di casa Fiat: nato per contendere un mercato molto interessante al colosso giapponese, che come sappiamo negli Usa fa davvero scintille.


Parliamo, però, di casa nostra. Dunque il T4 – che è ovviamente il protagonista della nostra prova del mese – è arrivato massicciamente nelle concessionarie dello Stivale soltanto da metà 2011. Non sono tempi d’oro per gli agricoltori che debbano cambiare trattore, causa la crisi è la stretta creditizia delle banche. Ma il T4, in questo senso, ha parecchio da dire: macchina essenziale, fa della semplicità il suo tratto distintivo, pur non rinunciando a qualche civetteria, soprattutto in cabina. Lasciando da parte il tocco di design, che sta sempre bene, è senz’altro un trattore che si compra senza spendere un capitale. Dunque, una macchina che ha l’essenziale e fa a meno del superfluo, ma non rinuncia alle prestazioni e anche a una certa comodità d’uso. Non a caso, sebbene sia fornito anche in versione piattaforma, dalle parti nostre si sta vendendo in versione cabinata e col motore tarato sulla massima potenza disponibile. La gamma si compone infatti di tre modelli, per 55, 65 e 75 cavalli. Per il nostro test abbiamo scelto quest’ultimo.

Dimensioni da Tier 4


Cominciamo in modo un po’ inusuale: dalle misure del cofano. Pienamente adatto, dicono i progettisti New Holland, a contenere i motori Fpt common rail da 3.400 cc, in grado di rispettare i livelli di emissioni Tier 4. Dunque, la macchina è nata in epoca di Tier 3, ma guarda già avanti, opportunamente. Per adesso, però, monta un quattro cilindri F5 turbo intercooler a regolazione meccanica, con 3.200 cc di volume e una potenza di 55 kilowatt (74 cv), mentre la coppia è di 310 Nm a 1.250 giri, con un bel 35% di riserva di coppia. La semplicità della macchina appare evidente già dal motore: quattro cilindri, turbo, ma senza elettronica e però anche qualche dettaglio di rilievo, come la ventola viscostatica di serie. Un motore capace di prestazioni più che dignitose, soprattutto per quel che riguarda il regime di coppia massima, che si raggiunge poco sopra i mille giri: una garanzia di elasticità e bassi consumi. Lo confermeranno i risultati del test.


Completiamo con la presa di forza: 540 giri di base, con funzione Eco (raggiunge la rotazione nominale a 1600 giri scarsi). Come optional, la rotazione proporzionale all’avanzamento. New Holland peraltro fa notare che la Pto prende moto in presa diretta dalla frizione montata sul volano, dunque con dispersione minima di potenza. Ottima soluzione, dal momento che i cavalli non sono molti.

Un cambio “old-style”


Buttando gli occhi sui dati della trasmissione si resta – va detto – un po’ dubbiosi. Perché non ci si aspetta che un trattore fresco di fabbrica, appartenente a una nuova serie, non abbia nemmeno un po’ di idraulica nel cambio. Eppure, la gamma T4 monta una trasmissione con quattro rapporti, tre gamme e, volendo, il superriduttore da 108 metri all’ora. Utile, ma per pochi, essendo la velocità minima, come spiegheremo più avanti, di 700 metri l’ora o poco più.


Come si vede, dunque, niente rapporti sotto carico, nemmeno la versione ultra-basica dell’Hi-lo. Se volete cambiare marcia, con il T4, bisogna spostare la leva del cambio, c’è poco da fare. Basta una soluzione di questo tipo per agricoltori ormai abituati a pigiare tasti su tasti? Il dubbio se lo devono essere posti anche dalle parti di Modena, dal momento che si sta valutando l’introduzione di una versione con mezza marcia idraulica. Nell’attesa – e non è affatto detto che l’aspettativa sarà appagata – tocca accontentarsi del cambio meccanico, oppure passare al T4.85, che oltre ad avere 10 cavalli in più, offre una trasmissione più sofisticata.


Discorso in parte simile per l’inversore. Dove, tuttavia, troviamo un po’ di idraulica. Lo spostamento interno degli ingranaggi, infatti, è assicurato da martinetti; manca invece la componente elettrica, vale a dire che accanto al volante non troviamo un comando che aziona un motore elettrico, ma una leva che agisce direttamente sull’idraulica.


Lo stesso principio è stato adottato per la presa di potenza: avviamento meccanico, ma servo-assistito. Vale a dire che spetta all’operatore graduare l’inserimento della rotazione, ma che grazie all’assistenza idraulica lo può fare senza fatica e in modo molto preciso, come spiegheremo più avanti. Elettroidraulico, invece, l’innesto della doppia trazione, mentre il bloccaggio del differenziale è meccanico. Il ponte – inutile dirlo – è soltanto rigido, con o senza doppia trazione.

Idraulica: va di moda il “rinforzo”


Due “rinforzi”, se così possiamo chiamarli, per migliorare le prestazioni idrauliche del T4. Prima di tutto, però, diciamo da cosa si parte: pompa da 48 litri al minuto per sollevatore e distributori, più circuito separato da 27 litri per idroguida e servizi. Il primo aiuto si è reso necessario per adeguare le capacità del sollevatore alle necessità dell’agricoltura italiana. Mentre negli Stati Uniti questo dispositivo è infatti usato per lavori marginali, nel nostro paese è fondamentale. Così con un martinetto esterno – optional – la portata passa da 23 a 29 quintali alle rotule (rispettivamente, 17,5 e 20 quintali su tutta la corsa). Il controllo dello sforzo è sempre meccanico, come pure la regolazione della posizione e dell’altezza di sollevamento. Un impianto, dunque, minimale ma con tutto quel che serve.


Meccanici anche i distributori (parliamo dei comandi ovviamente) che sono al massimo tre, con possibilità – ed ecco il secondo rinforzo – di sdoppiarne uno attraverso un deviatore di flusso. In questo caso avremo anche un comando elettroidraulico, posto su una delle leve. C’è poi la possibilità di avere fino a due distributori ventrali abbinati al joystick, molto utili se si usa il caricatore frontale. Peraltro, per il T4 è previsto un caricatore dedicato, fabbricato in casa da New Holland e dunque perfettamente adatto alla struttura e alle prestazioni del trattore.

Il test


Per il nostro test abbiamo scelto il T4.75, ovvero il modello più potente della serie. Nonché, riteniamo, quello che sarà il più venduto, vista la scarsa differenza di prezzo e peso rispetto ai 55 e 65 cavalli. Abbiamo provato uno dei primi esemplari arrivati nelle nostre campagne, appoggiandoci a Daniele Rizzi, contoterzista di Castelnovo Sotto (Re) particolarmente esperto di macchine New Holland. A causa della stagione – la piovosa primavera 2013 – abbiamo eseguito un test con seminatrice di precisione; niente di impegnativo per il motore, pertanto, ma comunque utile per valutare la macchina nei suoi aspetti generali: comfort, maneggevolezza, visibilità.


Partiamo dalla cabina, peraltro non ancora descritta. Si chiama Vision View e la visibilità è in effetti molto elevata, sia davanti sia dietro. E anche in alto, grazie alla possibilità di montare il tettuccio in vetro, utilissimo con il caricatore frontale. L’insonorizzazione è più che accettabile, certamente nella media della categoria. D’altra parte New Holland ha da tempo puntato sulla silenziosità dei suoi abitacoli. I volumi sono buoni, in rapporto alla dimensione della macchina. C’è spazio – poco ma c’è – anche per il passeggero, con un mini-sedile imbottito. Chiaramente, un operatore singolo è più a suo agio, perché l’abitacolo resta sempre quello di un 75 cavalli.


Comandi: non abbiamo, naturalmente, il bracciolo multifunzioni, riservato alle categorie maggiori. È stato però fatto un buon lavoro di ergonomia con la consolle Command Arc, dove troviamo i distributori, il sollevatore, l’innesto della doppia trazione e le leve del cambio (gamme e rapporti). Sul montante destro ci sono invece i controlli del condizionatore e, sopra, la radio.


Spendiamo due parole, a questo punto, sul design della cabina, che è a nostro avviso una delle cose più indovinate di questo trattore. Partendo dall’espressa necessità di fare una macchina semplice ed economica, i progettisti avrebbero potuto disegnare un trattore povero, e nessuno avrebbe potuto fargliene una colpa. Invece sono stati capaci di inventarsi una cabina davvero gradevole, simpatica e anche ben organizzata. Indovinato, per esempio, il cruscotto, non ricchissimo, ma allegro. Lo stesso vale per i comandi dell’aria condizionata – abbiamo comunque 10 bocchette, dunque ampia possibilità di orientare i flussi – e per la radio. In altre parole è una cabina in cui si resta volentieri e il sedile pneumatico – non di serie ma disponibile – aumenta ulteriormente il piacere di guida.


Parliamo però anche di prestazioni: quelle del motore ci sembrano buone, fermo restando che non abbiamo potuto metterlo sotto sforzo. Tuttavia, il motore F5C non è uno sconosciuto: lo abbiamo visto far faville, in versione da 3,4 litri, sul T5.115 e immaginiamo che 200 cc di differenza nel volume (pari a 6 mm di corsa in più) non cambino le cose. In effetti si lavora senza problemi con la seminatrice e a un regime piuttosto ridotto. L’aspetto migliore sono però i consumi: secondo quanto dichiarato dal proprietario, non servono più di 6 litri l’ora per la semina; poco di più se si fanno lavori più impegnativi. Davvero un risultato eccellente, che potrebbe interessare più di un agricoltore.


Resta il dubbio della trasmissione. E resterà anche dopo il test, perché è vero che una mezza marcia idraulica non ci starebbe male, ma se d’altra parte si voleva realizzare una macchina leggera e semplice (nonché con meno cose che si possono rompere), è vero che un Hi-lo aggiunge peso senza rivoluzionare il cambio. Dunque o si fa una scelta del tutto diversa, come un powershift con quattro rapporti sotto carico, oppure forse tanto vale lasciare il cambio totalmente meccanico e risparmiare un po’ di chili (a proposito: 28 quintali il peso a vuoto, senza zavorre). Anche perché l’idraulica, dove serve, c’è: l’inversore, per esempio, è preciso e regolare, anche per cambi di direzione frequenti e dunque nessuna nostalgia per il comando elettroidraulico. Lo stesso vale per la presa di potenza: innestandola con un minimo di delicatezza si ottiene un avviamento preciso e fluido, senza colpi per l’albero o l’attrezzo.


Tutto sommato il cambio, pur essendo meccanico, non è da buttare: le marce entrano senza grossi problemi, anche con la macchina in movimento. Tuttavia non ci sembra particolarmente indovinata la scelta dei rapporti: in prima ridotta si fanno 700 metri l’ora, in seconda non molti di più. Praticamente, due marce su 12 sono inutilizzabili, se non per applicazioni molto particolari come scavafossi, macinasassi o simili.


La maneggevolezza, con 2,1 metri di passo su 3,8 di lunghezza totale, non si discute, soprattutto considerando i 55 gradi di sterzata, evidentissimi anche dalle foto che pubblichiamo. Nulla da dire, nella prova effettuata, nemmeno sull’impianto idraulico; sulla carta, invece, la soluzione del martinetto esterno ci sembra sinceramente una pezza a un impianto pensato per esigenze diverse da quelle italiane e tarato in quell’ottica, anche se aggiungere 6 quintali di portata non dovrebbe creare problemi di tenuta della struttura. Un po’ pochi – sempre sulla carta – tre distributori, carenza cui ovvia efficacemente il quarto servizio ottenuto con deviatore. Che si porta anche dietro il controllo elettroidraulico, per chi proprio non vuol più sentir parlare di leve.


Da ultimo, una nota sulle manutenzioni, che per un trattore compatto e votato all’essenzialità potrebbero essere un problema. Non in questo caso: i radiatori si sfilano e sono inoltre protetti dalla classica retina; gli intervalli per l’olio arrivano a 500


ore e in più va notata la scelta di collocare i filtri della cabina sul parafanghi sinistro, di modo che sia possibile sostituirli senza doversi arrampicare sul tetto. Un altro piccolo accorgimento che semplifica la vita del trattorista.


Di soluzioni di questo tipo, come abbiamo visto, il T4 ne adotta più d’una. L’impressione è che si sia voluto fare un trattore diverso, coniugando semplicità e praticità d’uso a qualche particolare davvero interessante. Certamente vi sono dei limiti sulla trasmissione e forse anche sul sollevatore, ma chi sta cercando un trattore leggero, con un ottimo galleggiamento e che sulla carta faccia diverse migliaia di ore senza dare noie, dovrebbe perlomeno prendere in considerazione anche l’ultimo nato di casa New Holland.

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Trattore New Holland T4 75

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