Materie prime e tecnica

foto-17-20151111-1145190-600x338.jpg

La torba deriva dalla degradazione di materiali organici, più o meno decomposti. Si è formato in condizioni di assenza o minima presenza di ossigeno

Leggi l’articolo originale Materie prime e tecnica su Colture Protette.

I substrati di coltivazione hanno assunto negli ultimi anni sempre maggiore importanza per il settore florovivaistico ed orticolo in ragione di una sempre maggiore specializzazione del settore e dello sviluppo di innovative tecniche di coltivazione che tendono ad allontanare sempre più la coltivazione dal suolo per risolvere, come è il caso delle colture fuori suolo, anche problemi di natura fitoiatrica come ad esempio il fenomeno della “stanchezza” di suoli ormai troppo sfruttati da ripetuti cicli di coltivazione. Viceversa, per le coltivazioni in vaso o in contenitori alveolati è necessario impiegare un substrato di coltivazione che in pratica “fa le veci” del suolo.
In particolare il settore vivaistico ha sviluppato tecniche colturali ad elevata specializzazione che richiedono non più substrati generici, quanto piuttosto rispondenti specificatamente alle esigenze della coltura in atto. Occorrono, dunque, prodotti di provata affidabilità e di qualità elevata.
Va subito fatta chiarezza su una sostanziale differenza tra substrato e ammendante:
1 – per substrato si intende un materiale, che sostituisce il suolo, destinato alla coltivazione che può essere addizionato di elementi nutritivi;
2 – l’ammendante è un integratore della fertilità del suolo e non è addizionato di fertilizzante.
La materia prima classica è la torba, che deriva dalla degradazione di materiali organici, più o meno decomposti, provenienti da piante di vario tipo: sfagni per le torbe baltiche e tedesche, canne palustri per le torbe nere italiane ed ericacee per le torbe irlandesi. Questo materiale proviene da zone umide o paludose e si è formato nel tempo in condizioni di assenza o minima presenza di ossigeno. La formazione in natura è molto lenta; la torbiera cresce di 1mm all’anno.
In realtà oltre alle torbe vi sono altri materiali organici importanti per la preparazione dei substrati quali il cocco, che deriva da un processo industriale di lavorazione dei gusci delle noci di cocco, che sino a pochi anni fa erano un materiale di interesse minore.
Ogni materia prima si differenzia e si qualifica per caratteristiche ben precise.
Torba di sfagno
La torba di sfagno deriva dalla decomposizione delle piantine di sfagno che nascono, crescono e muoiono anno dopo anno e proviene da diverse aree; tutta la zona nord europea e quella nord americana, l’area baltica e tedesca, ma anche il sud america e molte altre. Esistono tanti tipi di sfagno che vivono in areali diversissimi.
Si differenzia per la colorazione bionda, bruna o nera in ragione di una minore (bionda) o maggiore (nera) degradazione (come ad esempio le torbe nere tedesche molto decomposte), al sistema di raccolta (fresatura o a blocchi) e per la granulometria. Quest’ultimo parametro individua numerosissime categorie in base alla dimensione dei componenti (0-5 mm., 0-25 mm., 10-25 mm., 20-40 mm., ecc.).
La torba di provenienza baltica si caratterizza per un contenuto prevalente di cellulosa ed un’assenza di lignina.
Torba irlandese
Dall’Irlanda arriva una torba che deriva da un miscuglio di piante diverse (principalmente Ericacee) e viene lavorata secondo diverse classi di dimensione (0-3 mm, 6-12 mm, 10-40 mm, ecc).
La torba irlandese può presentare i cosiddetti nugget, una sorta di torba mummificata, che conferiscono alla materia prima qualità particolari e che sono presenti nelle tipologie OTB, Fraction 2 (6-12 mm.) e Fraction 3 (10-40 mm.). I nugget sono pezzetti di torba durissimi, che si possono ritrovare tal quali anche nei vasi di piante che hanno avuto cicli colturali molto lunghi (anche di più anni).
Le torbe irlandesi presentano un contenuto in lignina superiore alle baltiche.
In base alle dimensioni le torbe sono adatte alla preparazione di substrati per diverse tipologie di piante; i materiali più fini sono da preferire per il settore orticolo, per il settore paesaggistico e per i tappeti erbosi, mentre dimensioni superiori ai 10 mm si prestano meglio per la produzione di substrati destinati alla floricoltura e al vivaismo ornamentale. Le torbe presentano generalmente un pH basso intorno al 3,5, per cui devono essere corrette in fase di produzione del substrati per renderle adatte ai vari cicli di coltivazione.
Il cocco
Il cocco deriva da un processo industriale di lavorazione del guscio della noce di cocco che può essere:
– macinata finemente (fine);
– lavorata in maniera più grossolana lasciando quindi dei veri e propri pezzi di guscio di noce detti “Chips” (Chips);
– lavorata lasciando un’evidente frazione fibrosa (medium).
Il guscio della noce di cocco viene lavorato, separando le varie frazioni, quindi il materiale fine viene separato dalla fibra e dal guscio più esterno che previa macinatura, viene ridotto in cubetti detti chips.
Si tratta di una lavorazione che non ha un impatto ambientale diretto e che produce una materia prima che presenta un pH a 5,5/6, già adeguato alla coltivazione delle principali specie vegetali, ad eccezione delle specie acidofile. Queste materie prima arrivano oggigiorno soprattutto dallo Skry Lanka e dall’India, ma con fonti importanti anche in Centro america ed in Africa. Presenta un alto contenuto in lignina e sostanze rizogene, cioè sostanze che favoriscono lo sviluppo delle radici; la presenza di cellulosa è ridotta.
Per queste sue caratteristiche di lavorazione e contenuto ben si presta per la produzione di substrati sia per il settore orticolo (i materiali fini), sia per il settore floricolo (i materiali più grossolani).
Un aspetto particolare di queste materie prime è legato alla presenza di lignina e cellulosa. I microrganismi del substrato degradano più facilmente la cellulosa e con maggior difficoltà attaccano la lignina. Ne deriva che materie prime ad alto contenuto di lignina, come le torbe irlandesi ed ancor di più il cocco, daranno vita a substrati più stabili e maggiormente adatti a cicli di produzione lunghi.
Il processo di produzione prende dunque il via dalle materie prime scelte in funzione del prodotto finale e delle caratteristiche che deve avere.
Nei moderni impianti di produzione le materie prime vengono opportunamente miscelate grazie ad impianti specifici che sono dotati sia di setacci in grado di espellere le impurità (pezzetti di legno, plastica, ecc.), ma anche di aggiungere ed omogeneizzare al meglio i fertilizzanti ed i correttivi necessari per determinare le qualità finali del substrato; viene corretto il pH al valore voluto. Dopo la miscelazione che rende omogeneo il materiale termina la prima fase di produzione e vengono effettuati tutti i controlli tesi a verificare la rispondenza dei parametri chimici e fisici stabiliti.
Fatti i controlli di laboratorio, si procede con il confezionamento.
Nei laboratori delle moderne aziende di produzione di substrati vengono sigillati e conservati campioni di ciascun substrato prodotto.
Ne consegue che ogni stabilimento debba anche essere dotato di un efficiente laboratorio per effettuare le analisi ed i test di qualità delle materie prime utilizzate e dei substrati finiti.
In base alla destinazione del substrato il confezionamento può essere di piccole dimensioni destinate al settore hobbistico, fino ad arrivare a notevoli dimensioni per l’uso professionale.
Ogni substrato per poter essere commercializzato deve essere etichettato, riportando le dichiarazioni previste dalla normativa nazionale di riferimento (D.lgs. 75/10, vedi box) e preventivamente iscritto nel registrato dei fertilizzanti, istituito dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (pubblicato e consultabile sul sito web del Ministero).
In base alle materie prime di partenza ed alle diverse formule di produzione si possono ottenere substrati molto diversi tra loro. Diventa così fondamentale che il produttore effettui un’oculata scelta nella ricerca dell’ottimale relazione substrato/pianta. Infatti non si può parlare genericamente di substrati, ma piuttosto di combinazione ottimale di fattori di produzione, dove entrano in gioco numerose variabili a comporre un quadro specifico, su cui sviluppare al meglio il ciclo colturale.
Ecco allora che la scelta del substrato, su cui poggia (nel vero senso della parola) tutto il progetto colturale, diviene strategia per cominciare nel migliore dei modi la coltivazione.