MANGIMI. Nel 2009 -3,6% la produzione dell’industria mangimistica

Stime Assalzoo
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Secondo le prime stime di Assalzoo, effettuate sulla base di un’indagine condotta tra le ditte associate – che rappresentano oltre il 70% della produzione nazionale – nel 2009 la produzione complessiva italiana di mangimi completi e complementari destinati alle varie specie animali allevate ha fatto segnare una riduzione del 3,6% rispetto all’anno precedente. In cifre, nel 2009 nel nostro Paese i mangimi prodotti dall’industria sono ammontati complessivamente a 13.830.000 tonnellate, rispetto alle 14.349.000 tonnellate del 2008 (ultimo dato ufficiale Istat).

principali indicatori economici dell'industria mangimistica italiana(clicca per ingrandire)

Va fatto notare comunque che l’anno si era aperto con una flessione della produzione molto più decisa, tanto che nei primi cinque mesi il segno negativo era addirittura a due cifre.

Dalla seconda metà dell’anno il settore ha, invece, mostrato nel suo complesso una inversione di tendenza con un lento recupero, che ha consentito di chiudere il 2009 contenendo le perdite.

L’industria mangimistica continua a mantenere, pertanto, una quota di mercato molto elevata in rapporto alla domanda che proviene dagli allevamenti nazionali, ai quali è stata in grado di assicurare, anche per il 2009, oltre il 98% del fabbisogno.

l'auto approvviggionamento di mangimi industrialiQuesto non solo significa che le importazioni di mangimi sono molto marginali e non superano il 2% del nostro fabbisogno complessivo, ma soprattutto significa che un Paese come il nostro, che vanta marchi di eccellenza del made in Italy alimentare, conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo, può assicurare questa italianità fin dai primi anelli della filiera zootecnica.

NEI SINGOLI SETTORI
per i singoli comparti zootecniciPassando al dettaglio della produzione mangimistica, questa risulta per la massima parte destinata ad allevamenti per avicoli (39,4%), per bovini, (26,3%) e per suini (23%), mentre il restante 11,3% dei mangimi è destinato al complesso degli altri animali (conigli, ovini, equini, pesci, pet food e altri). Il calo produttivo fatto segnare nel 2009 ha interessato, in via generale, i mangimi destinati a tutte le specie animali, ad eccezione dei polli da carne e del pet-food.

Fra i tre comparti quantitativamente più importanti del nostro settore, a destare le maggiori preoccupazioni è stata la produzione di mangimi destinati ai bovini, che ha accusato un calo particolarmente forte e di poco superiore al 10%.

In riduzione, anche se notevolmente più contenuta, la produzione di mangimi per suini, e via via quella di mangimi destinati a tutte le altre specie minori, tra le quali hanno accusato riduzioni rilevanti, in particolare, il comparto cunicolo e quello ovino.

Una nota positiva e in netta controtendenza va solo alla produzione di mangimi per avicoli, dovuta unicamente all’ottima performance degli alimenti destinati ai polli da carne che hanno messo a segno un + 5,1% ed hanno di fatto trainato l’intero comparto, permettendogli di chiudere in attivo il 2009 (+1,5%).

In leggero aumento, con un lieve +0,2%, il comparto degli alimenti per animali familiari (pet-food) a conferma dell’ottimo gradimento che questo genere di alimenti riscuote tra i detentori, in particolare, di cani e gatti ai quali il mangime prodotto dall’industria garantisce non soltanto una notevole praticità d’uso, ma soprattutto ottime performance in termini sia di corretta alimentazione dell’animale, sia soprattutto di salute e di benessere generale dello stesso.

LE CAUSE DELLA RIDUZIONE
consistenza del bestiame (migliaia di capi)L’analisi della cause che hanno determinato la riduzione della produzione industriale di mangimi non è semplice.

Complessa è, in particolare, la situazione del comparto bovino
il cui calo si è manifestato in modo pesante sia per i mangimi destinati alle vacche da latte, sia per quelli per animali da carne. Un calo che non può certo essere attribuito ad una riduzione altrettanto significativa delle consistenze, che risulta invece contenuta nel complesso intorno al -1%.

Le ragioni vanno quindi ricercate in via prioritaria in altri fattori, alcuni dei quali sono alla base della riduzione della produzione di mangimi destinati anche ad altre specie animali:
– il permanere della grave crisi di liquidità in cui versano purtroppo molti allevatori, acuita anche dalle crescenti difficoltà di accesso al credito;
– la forte riduzione dei prezzi di alcune materie prime ed in particolare dei cereali, che dopo le impennate degli anni precedenti si sono riposizionati, in media, su livelli più bassi di circa il 30% rispetto al 2008; una circostanza che ha certamente favorito un maggiore ricorso al mangime autoprodotto dagli allevatori direttamente in azienda;
– una richiesta di mangimi complementari più concentrati, che – specie nel settore bovino, utilizzatore per eccellenza di complementari – ha ridotto la quantità di mangime industriale e aumentato l’integrazione in azienda con altre materie prime, spesso autoprodotte dall’allevatore (foraggi, cereali, ecc.), per cercare di contenere quanto più possibile i costi di alimentazione;
– non ultimo, la necessità per molte aziende mangimistiche di dover ridurre i rischi derivanti dalle esposizioni più critiche, determinate da ripetute insolvenze, che hanno imposto uno stop delle forniture per le realtà più gravi.

IL CALO ERA PREVISTO

quantità di mangimi prodotta in italiaDopo due anni consecutivi di incremento della produzione, che avevano portato la produzione mangimistica italiana a raggiungere nel 2008 un picco storico, e tenuto conto della generale crisi economica, il calo della produzione mangimistica per il 2009 era abbastanza scontato. In ogni caso, la riduzione avrebbe potuto avere proporzioni anche maggiori, scongiurate ancora una volta soltanto dalla capacità dell’industria di assecondare un mondo allevatoriale in grave difficoltà economica e sottoposto alla pressione causata, da un lato, dal basso livello dei prezzi di mercato di molti prodotti zootecnici, che non consentono di coprire i costi di produzione e, dall’altro lato, dal permanere delle difficoltà di accesso al credito che hanno accentuato ancor più la crisi di liquidità di molte aziende di allevamento.

Questa situazione si accompagna – come già accennato sopra – al permanere della crisi economica generale
i cui effetti, diretti e indiretti, non hanno mancato di riflettersi sulla filiera zootecnica nel suo complesso e, di conseguenza, anche sull’industria mangimistica che ne fa parte integrante. Una crisi che ha prodotto nel 2009 i suoi effetti maggiori, alimentando il clima di sfiducia tra i consumatori, con la conseguenza di un calo generalizzato dei consumi, tanto che con riferimento specifico all’intero settore alimentare si è registrato un calo degli acquisti del 3,6%, che ha fatto seguito a quello già registrato nel 2008 del – 2,9%.

Quali infine le previsioni per il 2010? Stante l’attuale situazione e il permanere ancora di fattori di instabilità, appare al momento difficile fare previsioni sull’anno in corso e sull’andamento produttivo che lo caratterizzerà.

I primi indicatori consigliano di essere prudenti, con una produzione che dovrebbe riconfermarsi sostanzialmente sui livelli del 2009
: appare infatti ancora difficile, in particolare, la situazione che riguarda il comparto bovino e, anche se con toni meno alti, quella del comparto suino, mentre più solida sembra al momento la produzione destinata agli avicoli, che mostra nei primi tre mesi ancora il segno positivo.


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