Mandorlo, funziona il progetto di filiera

web_foto-1_IMG_4762-533x400.jpg

10 milioni di investimento e circa 400 t di prodotto sgusciato

Una filiera che parte da un’idea di forza: l’esistenza di imprese calabresi che annualmente hanno un fabbisogno consolidato di mandorle di circa 350 tonnellate e devono acquistare prevalentemente dal bacino del mediterraneo e dalla California.

Perchè non utilizzare, quindi, la materia prima in Calabria, terra fino agli anni ‘50 del secolo scorso leader in Italia e tra i più grossi produttori nel mondo di mandorle?

Un concetto semplice, ma dirompente perché anziché essere gli agricoltori a dover pensare alla vendita delle proprie produzioni in mercati non sempre prevedibili, sono le imprese di trasformazione che si fanno promotori verso la Regione per l’incentivazione della coltivazione del mandorlo oggi, dopo anni di grande fervore, quasi del tutto scomparsa in Calabria. La domanda di materia prima agricola, insomma, incontra l’offerta proveniente dallo stesso territorio.

Da qui si muove il progetto di filiera del mandorlo calabrese che vede coinvolte 73 aziende agricole, 300 ettari di terreno agricolo da impiantare a mandorleto, 350-400 tonnellate di mandorle sgusciate prodotte all’anno e un investimento previsto di 10 milioni di euro.

 

Un partenariato proficuo

«Il partenariato costituito per proporre e sostenere la Filiera del Mandorlo di Calabria è strutturato in modo da coprire tutti gli aspetti della filiera – spiega Dina Porpiglia, che assieme a Enrico Mazza si occupa del coordinamento tecnico del progetto –. Capofila è Policom, azienda leader nella produzione di prodotti finiti e semilavorati a base di mandorle, frutta secca e cioccolato. Ma abbiamo coinvolto da subito un importante partner scientifico, il Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, diretto da Giuseppe Zimbalatti, e partner istituzionali che rappresentano il complesso degli attori del processo: Confindustria, Confagricoltura, Coldiretti. A questi si affiancano partner industriali di rilievo, come il Consorzio del Torrone di Bagnara (titolare Igp), la Rete di imprese dei “torronai” bagnaresi e l’Associazione dei Pasticceri Reggini (Aper). Infine, ma ovviamente questo rappresenta il vero e proprio “cuore” della Filiera – continua Porpiglia – oltre 70 aziende agricole di produttori, in grado da subito di raddoppiare da subito l’attuale quadro produttivo calabrese, ma in grado, potenzialmente, di decuplicarlo».

 

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 20/2016 L’Edicola di Terra e Vita