Mais senza irrigare ma con telo pacciamante

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Ad Alessandria produzioni superiori del 15% rispetto alla lavorazione convenzionale

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Concimare una volta sola, non irrigare mai e ciò nonostante produrre più mais del normale. Sentir parlare di innovazioni epocali e soluzioni definitive fa sempre storcere il naso, tuttavia non c’è dubbio che la maidicoltura su telo pacciamante meriti più di un’alzata di sopraccigli. Soprattutto se ci sono dei risultati concreti a sostegno delle teorie, come nel nostro caso.

 

Una nuova formula per il mais

Facciamo un passo indietro. Ci occupammo di questa tecnica già un anno fa, in un paio di occasioni e sempre descrivendo la seminatrice di Spapperi che rende possibile questa tecnica. Si tratta di una macchina in grado di stendere un film di pacciamatura e forarlo seminandovi il mais che, crescendo, tappa il foro medesimo e crea sotto al telo un micro-clima chiuso e, come tale, esente da traspirazione. I risultati attesi, spiegammo allora, erano eclatanti: temperatura del terreno superiore di almeno cinque gradi rispetto a quella ambientale, costante presenza di umidità che rendeva inutile le irrigazioni e assenza di stress idrico anche in stagioni fortemente siccitose con conseguente aumento delle produzioni. Inoltre, assenza di contaminazione da micotossine.

Ai tempi descrivemmo l’impiego di questa tecnica in provincia di Alessandria. Terminato il raccolto, è il momento di verificare se e come le promesse sono state mantenute. Lo facciamo interpellando due agricoltori: il proprietario di alcuni terreni seminati con la macchina piemontese e un collega di Piacenza, che per la prima volta ha applicato questa tecnica, mentre il maidicoltore alessandrino la usa da qualche stagione e ha dunque una casistica più ampia su cui ragionare. Cominciamo da quest’ultimo, dunque.

 

Produzione aumentata del 15%

Nicola Negri, nell’azienda del padre Paolo e dello zio Alberto, è lo specialista di questa nuova tecnica. Siamo a Piovera, provincia di Alessandria, dove i Negri coltivano 130 ettari a cereali e foraggi. «Siamo al quarto anno di semina del mais con pacciamatura – esordisce l’agricoltore – e dal momento che abbiamo sempre registrato un incremento delle rese, penso di poter considerare il dato come ormai acquisito: con questa tecnica si ottengono, mediamente, dai 15 ai 20 quintali in più per ettaro, a parità di ibrido, di concimazione e di composizione del terreno». In altre parole, considerando che la produzione media aziendale è di 120 quintali per ettaro circa, si parla di un 10-15% di resa in più. Cui si aggiungono i risparmi sui costi di produzione, anche.

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