Mai abboccare all’“esca”

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Fra le malattie che il viticoltore deve combattere per ottenere un raccolto sano e di qualità, il mal dell’esca è una delle più insidiose. L’incertezza della comparsa e l’imprevedibilità dello sviluppo nel tempo la rendono un nemico subdolo presente in ogni pianta apparentemente sana e produttiva. La colonizzazione del legno da parte dei funghi lignicoli agenti causali del “mal dell’esca” determina la diminuzione della capacità fotosintetica con ripercussioni negative sulla qualità e quantità della produzione. La malattia può manifestarsi in forma cronica per il lento ma progressivo deperimento della vegetazione – invecchiamento del lembo fogliare con formazione di macchie clorotiche, arrossamenti e necrosi marginali ed internervali. Oppure in forma acuta (apoplessia), a seguito della occlusione vascolare e conseguente interruzione del trasporto dell’acqua e dei sali minerali. L’espressione di questa malattia nel vigneto è condizionata da fattori climatici: estati fresche e piovose favoriscono la comparsa dei sintomi cronici, al contrario estati calde ed asciutte sono favorevoli ai colpi apoplettici. Nei nuovi impianti viticoli il “mal dell’esca” può evidenziare i sintomi fin da subito, oppure restare silente per diversi anni, poi uno stress può fare esplodere la malattia e improvvisamente il vigneto assume i caratteristici connotati dell’infezione. La complessità degli agenti responsabili di questa malattia fa sì che una cura non esista. Si può, anzi, si deve solo prevenire in quanto è importante sottolineare che le piante malate non guariscono. La lotta contro il “mal dell’esca” deve essere condotta esclusivamente in via preventiva tramite l’applicazione di alcune misure da attuarsi in vivaio, mediante l’utilizzo di materiale di propagazione sano per la produzione delle barbatelle, come pure nel vigneto attraverso la riduzione delle possibili fonti di inoculo per impedire la sua rapida diffusione in campo. Negli impianti viticoli si consiglia pertanto di: - ridurre al massimo gli interventi di potatura, spollonatura e vendemmia con mezzi meccanici; - potare separatamente le piante sintomatiche contras-segnate durante il periodo estivo e disinfettare periodicamente gli attrezzi della potatura; –    ritardare la potatura invernale per favorire la rapida cicatrizzazione delle ferite; –    disinfettare i grossi tagli con un preparato a base di rame e ricoprirli con mastici cicatrizzanti o, in alternativa, intervenire all’epoca del “pianto della vite” con un preparato biologico a base di Trichoderma asperellum e Trichoderma gamsii; –    allontanare dal vigneto i residui della potatura.