Maculatura rossa. Bis sul ciliegio?

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La maculatura rossa, altrimenti conosciuta come “nebbia” o “seccume fogliare” è una malattia fungina causata da Apiognomonia erythrostoma (sin. Gnomonia erythrostoma) la cui forma imperfetta è Phomopsis stipata (sin. Libertina stipata), piuttosto comune su ciliegio in particolare nelle zone collinari e pedecollinari. Generalmente, non arreca gravi danni produttivi, se non in particolari annate caratterizzate da piogge e temperature miti durante il mese di aprile-maggio. L’anno scorso, proprio in seguito all’andamento climatico particolarmente piovoso nei mesi di aprile e maggio, ha fatto registrato numerose segnalazioni di disseccamenti fogliari ai danni della coltura di ciliegio.

Come riconoscerla

I sintomi fogliari cominciano a presentarsi in giugno come aree rossastre, inizialmente visibili solo in trasparenza, dai contorni indefiniti ma delimitate da un ampio bordo decolorato o giallastro. Col tempo tali aree si allargano sino a confluire portando la foglia dapprima ad imbrunirsi e successivamente a piegarsi su se stessa e a cadere a terra. Facilmente l’area colpita si distacca dal restante lembo fogliare, lasciando delle lesioni che possono essere confuse con quelle originatesi dall’attività trofica di insetti. Le foglie colpite, pur seccandosi, rimangono fortemente ancorate alla pianta fino alla stagione successiva. I frutti vengono molto raramente interessati dalla infezione ma, quando avviene, questi arrivano a presentare infossature e deformazioni disseccano restando anch’essi ancorati alla pianta per molto tempo. Lo svernamento del fungo avviene per mezzo dei periteci, piccoli corpiccioli nerastri, a forma di fiasco, che si differenziano all’interno delle foglie infette cadute a terra l’anno precedente. All’inizio della primavera, i periteci all’interno della matrice fogliare maturano, al loro interno le ascospore che vengono rilasciate in primavera in corrispondenza di eventi piovosi. Il processo infettivo del fungo è abbastanza lento: dall’infezione alla comparsa dei sintomi possono intercorrere anche più di 20 giorni. La gravità della malattia, sia su ciliegio che su albicocco è in funzione sia del potenziale di inoculo del fungo all’interno del frutteto e dalle piogge primaverili che in genere si susseguono dalla fase di scamiciatura in avanti per un periodo di tre-quattro settimane. Non sembrano emergere suscettibilità varietali sia su ciliegio che su albicocco, e pertanto sembra che le differenze di gravità e di incidenza della malattia che di anno in anno si registrano sulle due specie e sulle diverse cultivar siano più probabilmente imputabili alla loro precocità o tardività e alle condizioni climatiche che si verificano in corrispondenza della fase di post-scamiciatura e di accrescimento di foglie e frutti (periodo in cui giungono a maturazione le ascospore contenute nei periteci presenti nelle foglie).