L’uva da tavola della salute è con semi

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L’Associazione pugliese degli esportatori ortofrutticoli scommette sulle proprietà dei vinaccioli. Con un marchio “ombrello” nella Gdo

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Di fronte alla crisi di mercato dell’uva da tavola, per la forte instabilità e il calo più o meno rilevante dei consumi, l’offerta pugliese si riposiziona cercando di adeguarsi quanto più possibile alla domanda, di interpretarne gli umori, di assecondarne le mutevoli esigenze e di scoprire nuovi approdi commerciali.

«E lo fa – spiega Giacomo Suglia, presidente dell’Associazione pugliese esportatori ortofrutticoli (Apeo), vicepresidente di Fruitimprese e amministratore della Ermes snc di Noicattaro (Ba) – ampliando e differenziando il ventaglio delle proposte, che comprendono uva da tavola a maturazione precoce, media, tardiva e ultratardiva, integrata e biologica, con semi e apirena, di un numero sempre più abbondante di varietà, bianche, rosse, nere e con le più disparate sfumature di colore, vestita delle più diverse confezioni, ma sempre di alta qualità, estetica, organolettica e salutistica».

Filiera unita

Non perdere terreno nel mercato dell’uva da tavola è vitale per l’Italia, che, afferma Suglia, «è il sesto Paese produttore nel mondo e il terzo esportatore, dopo Cile e Stati Uniti. La produzione è concentrata al Sud: la Puglia detiene il 75% dell’offerta nazionale, la Sicilia quasi il 25%. L’Apeo, che raggruppa circa 100 imprese ortofrutticole tra le più importanti della Puglia, tutte altamente specializzate e dotate degli standard tecnologici più avanzati per produzione, confezionamento, stoccaggio ed esportazione di uva da tavola, rappresenta l’80% dell’offerta regionale e il 60% di quella nazionale. In Puglia abbiamo aggregato la filiera per unire il maggior numero possibile di operatori, quasi sempre nello stesso tempo produttori ed esportatori, e affrontare insieme i problemi riguardanti la produzione e il mercato».

Quest’anno, a fronte di un’offerta di qualità eccellente, grazie alle favorevoli condizioni climatiche caratterizzate dal caldo e dall’assenza di piogge, la domanda si presenta debole.

«La caduta dell’economia cinese e il crollo del prezzo del petrolio sono sintomi chiari che l’economia non gira. I consumi sono in reale calo, non c’è denaro da spendere. L’embargo russo ha complicato una situazione già difficile. Tuttavia ci sforziamo di offrire, da giugno a dicembre, un prodotto di qualità, anche se la Gdo, per abbassare i prezzi al consumo e stimolare la domanda, comprime quelli alla produzione!».

Le più coltivate

Italia, Victoria e Red Globe sono le varietà con semi più coltivate in Puglia, ma cresce sempre più l’attenzione per le uve apirene.

«Nel mondo ormai tutti coltivano solo le apirene, perciò la Puglia, insieme con la Sicilia, è uno dei pochi luoghi dove si producono le uve con semi, molto salutistiche perché i vinaccioli, che vanno schiacciati masticando gli acini, contengono omega 6, calcio, fosforo, vitamina E, polifenoli e flavonoidi. Quest’anno collauderemo, con alcune catene della Gdo, l’Igp Puglia, un marchio “ombrello” che unisce cinque varietà con semi: le bianche Italia, Victoria e Regina, la rossa Red Globe e la nera Michele Palieri. Se di uve con semi non si realizzano, però, nuovi impianti, aumenta la superficie investita a uve apirene, bianche, rosse e nere: al Macfrut l’Apeo presenterà i risultati di un progetto di ricerca di nuove varietà apirene condotto insieme con il Crea-Utv di Turi. Cresce anche, sebbene sia ancora limitata, la superficie coltivata a uve, per lo più apirene, biologiche».

Ma quali direzioni commerciali prendono le uve pugliesi? Le apirene, informa Suglia, vanno soprattutto in Inghilterra e nei Paesi scandinavi, cioè Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia. Germania, Francia e Benelux chiedono entrambe le tipologie. L’Europa orientale predilige le uve con semi. Superando non poche difficoltà ci stiamo aprendo a nuovi mercati: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti e, a breve, anche il Canada».