L’obiettivo di coniugare resa e tutela della biodiversità

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Sviluppo Rurale, il contributo del progetto Operation Pollinator di Syngenta approda al Senato

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Piano d’azione sulla sostenibilità, piano mirato per l’ambiente e le aree protette, convenzione sulla diversità biologica. Impegni ravvicinati, legati a direttive o a trattati condivisi, a cui l’Italia è chiamata a dare compimento entro poco tempo. Politiche difficili da conciliare con gli obiettivi della resa e del reddito delle imprese agricole. Una convergenza è però possibile secondo Syngenta: il progetto Operation Pollinator è infatti un paradigma di convivenza tra competitività e compatibilità ambientale.

«Un’agricoltura produttiva – afferma il senatore Giuseppe Francesco Marinello – e un ambiente vivo e ricco in termini di biodiversità possono convivere». È con questo auspicio che il presidente della 13a Commissione territorio, ambiente e beni ambientali ha convocato, lo scorso 16 febbraio, una specifica conferenza presso la biblioteca del Senato della Repubblica. Il progetto di Syngenta si basa sulla gestione di aree aziendali poco produttive (come i bordi campo) seminate con essenze specifiche ricche in nettare e polline che attirano gli impollinatori, in grado di incrementare la biodiversità.

«Stiamo fissando – informa Barbara Degani, sottosegretario al ministero dell’Ambiente – i programmi di lavoro per il conseguimento dei 20 Aichi target del Piano strategico per la biodiversità di Nagoya e questo progetto può dare un notevole contributo». «A ben vedere – afferma Luigi Radaelli di Syngenta – l’agricoltura intensiva traccia la strada più praticabile per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità, tutela della biodiversità e del benessere dei consumatori». Investire in conoscenza e tecnologia consente infatti di sostenere la resa per ettaro anche attraverso soluzioni biologiche e tecnologiche innovative come la precision farming, «Solo così si può “liberare” territorio per iniziative che coinvolgono gli agricoltori nell’obiettivo della tutela della biodiversità». «Il principale strumento Ue- ricorda Maria Carmela Giarratano, direttore generale del ministero dell’Ambiente – per la conservazione della biodiversità è la rete ecologica delle aree Natura 2000, che in Italia coprono quasi il 20% della superficie».

«Il ministero della Salute – conferma il direttore generale Giuseppe Ruocco – è impegnato anche su questo fronte. Le nuove registrazioni dei prodotti fitosanitari prevedono criteri per ridurre il rischio ambientale attraverso fasce di rispetto dai corsi d’acqua (Alessandro Dalpiaz di Assomela chiede al proposito più omogeneità)». «Lavoriamo in stretta coesione – conferma Giuseppe Blasi, direttore generale Mipaaf – con i ministeri omologhi. Ci distingue però una considerazione: per noi la biodiversità è tutelata solo nelle aree dove persiste, ed è tutelata, un’attività economica in grado di assicurare un vero equilibrio». Nel precedente periodo di programmazione Pac. Operation Pollinator è stato sostenuto dal Psr della Regione Umbria (centinaia gli ettari cofinanziati). Nuovi studi potrebbero estendere queste esperienze. Alberto Alma dell’Università di Torino sta infatti testando l’efficacia del miscuglio messo a punto da Syngenta per la creazione di aree di compensazione ecologica in grado di favorire gli insetti utili e limitare quelli dannosi. Aldo Ferrero, dello stesso Ateneo, ne sta invece vagliando l’efficacia anti-contaminazione da erosione, se seminato nelle fasce tampone.

«Fino a poco tempo fa – conclude il ministro Maurizio Martina – la sostenibilità era vista come un problema. Ora invece non c’è competitività senza sostenibilità».

L’Expo ha però mostrato che l’Italia non può rimanere ferma: tutti i competitor puntano su modelli di sostenibilità. «La legge sulla biodiversità, le scelte sulla Pac e il rinnovato sostegno alla ricerca pubblica, con lo stanziamento di 21 milioni di euro nella legge di stabilità in favore delle biotecnologie sostenibili, sono impegni che vanno in questa direzione».

 

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