L’Italia tratta sui tagli ai fondi Pac

Il ministro Romano incontra il commissario Ciolos per discutere i nuovi criteri di ripartizione
paesaggio_22.jpg

Il ministro delle Politiche agricole, Saverio Romano, ha incontrato la scorsa settimana a Bruxelles il commissario Ue all’Agricoltura, Dacian Ciolos, per discutere sui criteri di ripartizione del budget Pac che saranno inseriti nelle proposte di riforma che la Commissione si appresta a presentare ufficialmente.
Un incontro bilaterale voluto dal ministro Romano per esprimere, alla vigilia della pubblicazione delle proposte sulla riforma della Pac, la preoccupazione del Governo italiano per una riduzione dei fondi che secondo i calcoli del Mipaaf potrebbe raggiungere, tra riduzione del bilancio agricolo nel suo complesso e nuovi criteri di ripartizione, il 18% del totale.
Ma il taglio, ha spiegato il ministro Romano dopo l’incontro con Ciolos, «non sarebbe così drammatico come paventato inizialmente». Anche se il commissario non avrebbe quantificato nessuna riduzione (si era parlato di un taglio limitato al 5%) dei fondi all’Italia. Per capire l’efficacia del pressing italiano bisognerà aspettare la pubblicazione delle proposte di regolamento. I criteri di riaprtizione del budget saranno, giocoforza, basati su più fattori: quello della superficie tanto temuto dall’Italia, ma anche produzione lorda vendibile come chiesto proprio da Romano allo stesso Ciolos. Il punto di partenza saranno le tabelle con i nuovi massimali 2014-2020 che saranno pubblicati nelle proposte di regolamento che la Commissione presenterà il prossimo 12 ottobre all’Europarlamento.
Intanto si delineano più nettamente i contenuti delle bozze di regolamento, con la conferma del tetto agli aiuti oltre i 300mila euro (si veda «Agrisole» n. 33-34/2011) e il taglio del 20% degli importi oltre i 150mila euro, del 40% oltre i 200mila e del 70% tra 250mila e 300mila. Nel testo ci sarebbe anche un riferimento agli «agricoltori attivi» ai quali destinare gli aiuti Pac, che però si limiterebbe a indicare una soglia del 5% del reddito proveniente dall’attività agricola.
Sulle indiscrezioni circolate finora si è espresso duramente il presidente della commissione Agricoltura dell’Europarlamento, Paolo De Castro. «Non solo perché non tengono in nessun conto alcune indicazioni chiave contenute nel nostro progetto, come ad esempio nel caso del tetto agli aiuti, per il quale avevamo proposto un sistema degressivo molto meno pesante, ma soprattutto – sottolinea De Castro – perché le proposte, se le indiscrezioni fossero confermate, sarebbero totalmente carenti dal punto di vista dell’individuazione di nuovi strumenti di gestione dei mercati». Proprio il capitolo di cui si sente maggiormente bisogno, con la volatilità dei prezzi alle stelle e le difficoltà delle imprese a programmare la produzione. «Mancano iniziative adeguate sul fronte della gestione delle crisi – ribadisce De Castro –, come assicurazioni sul reddito o incentivi alle aggregazioni. Da questo punto di vista non c’è nessuno sforzo, né d’altra parte possiamo pensare di affidare tutto al secondo pilastro. Serve più flessibilità per gli Stati membri, e anche sugli aiuti accoppiati il limite del 5% è troppo basso.
Nei prossimi giorni incontrerò il presidente di turno del Consiglio agricolo, Marek Sawicki, per concordare una strategia il più possibile condivisa, mentre al commissario dirò che ci aspettiamo più aderenza alle proposte fatte dal Parlamento europeo con la relazione Lyon prima e Dess poi».


Pubblica un commento