L’impronta idrica di quello che mangiamo

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Produrre carni e formaggi moltiplica il consumo di acqua rispetto ad ortaggi e frutta

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Il Water Footprint è un indicatore ambientale caratterizzato da specificità tecnologica, geografica e temporale, varia cioè in funzione dell’epoca di analisi, dell’areale di produzione e delle soluzioni tecnologiche adottate. Questo nuovo indicatore di sostenibilità ambientale permette di quantificare il consumo di acqua dolce associato, direttamente o indirettamente, alla produzione di un prodotto agricolo o alimentare e confrontare e individuare le soluzioni più sostenibili. La sua valutazione prevede la somma di tre diverse componenti che si sommano: –                l’acqua blu, ovvero i volumi di acqua dolce che viene prelevata per irrigare (dai corpi idrici superficiali e/o sotterranei) ed è restituita in un’altra posizione geografica (es. diverso bacino idrogeologico, il mare) o in un momento successivo (ad esempio un’altra stagione di crescita); –                l’acqua verde, ovvero il volume d’acqua derivante dalle precipitazioni, o dalla riserva idrica del suolo che è evapotraspirata o che è incorporata nel prodotto stesso; –                l’acqua grigia, rappresenta l’acqua inquinata ed è quantificata come il volume di acqua necessario per diluire gli inquinanti immessi nell’ambiente; dipende dalle concentrazioni naturali preesistenti e dagli standard di qualità idrici. Questa componente considera che, nel corso del processo produttivo, possono essere rilasciate nei bacini idrici sostanze inquinanti che per essere diluite al di sotto dei limiti (o standard di qualità idrica) richiederebbero considerevoli volumi di acqua. È, di fatto, un indicatore del grado di inquinamento dell’acqua. L’articolo completo a firma Jacopo Bacenetti, Daniela Lovarelli, Marco Fiala, Arjen Y. Hoekstra è pubblicato su Terra e Vita n. 14/2015.