Leonardo Di Gioia: «Agea da riformare al più presto»

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Bisogna separare le funzioni di organismo pagatore nazionale e organismo di coordinamento per evitare una sovrapposizione di ruoli e favorire l’efficienza dell’erogazione dei servizi e del sistema dei pagamenti

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Il “Collegato agricolo” (legge 28 luglio 2016, n. 154) approvato dopo quasi 3 anni di iter parlamentare, ha aperto una fase nuova di riforme per l’agricoltura italiana, che dovranno ridare slancio a un settore da troppo tempo trascurato. Il Parlamento ha delegato il Governo a emanare provvedimenti di natura legislativa: dovranno servire, mi auguro, a delineare il nuovo modello agricolo italiano basato su qualità e sostenibilità ambientale. Con un occhio attento all’innovazione.

 

La legge detta norme a 360 gradi, intervenendo su semplificazione, innovazione e ricambio generazionale per facilitare la vita delle imprese agricole e restituire loro competitività.  Vista la rilevanza e le opportunità che si aprono per il settore agricolo, Regioni e Province autonome italiane vogliono essere della partita e si sono dichiarate da subito disponibili a confrontarsi e lavorare insieme al Governo per dare attuazione alla legge e giungere in tempi rapidi all’approvazione dei decreti delegati.

Per questo motivo, nell’ambito della Commissione Politiche Agricole della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome abbiamo da subito costituito specifici gruppi di studio e approfondimento per ciascuna delle 5 deleghe individuate dal Parlamento, gruppi a cui è stato affidato il compito di predisporre proposte quale contributo delle esperienze regionali al lavoro che attende il Governo.

 

Abbiamo ritenuto opportuno dare priorità d’azione alla riforma dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea)

per ristrutturare e razionalizzare il sistema degli aiuti comunitari in agricoltura nel nostro Paese, con l’obiettivo di rendere più efficienti i servizi resi alle imprese del settore agricolo e di qualificare la spesa pubblica del comparto.

Voglio solo ricordare che si sta parlando di cifre molto importanti: l’intero sistema agricolo nazionale dei fondi comunitari (nazionali e regionali) gestisce un budget di circa 100 miliardi di euro in 7 anni per la sola Pac (1° e 2° pilastro).

Siamo convinti che solo una modifica nella governance del sistema potrà consentire all’Agenzia di essere all’altezza delle sfide che l’attendono in futuro anche per dare la possibilità alle nostre imprese di recuperare i ritardi competitivi accumulati verso quelle degli altri Paesi europei, ove gli organismi deputati risultano più efficienti nella gestione delle pratiche e delle domande. Nonché nell’erogazione nei termini dei contributi previsti dai regolamenti comunitari.

La riforma parte da un quadro di grande complessità di cui, solo per avere un’idea, ricordo gli elementi principali:

–  un elevato numero di interlocutori: l’organismo pagatore nazionale che gestisce i pagamenti delle undici regioni che non hanno un proprio pagatore, gli otto organismi pagatori regionali, l’organismo di coordinamento;

otto diversi sistemi operativi: uno per Agea Coordinamento e Pagatore e uno per ogni organismo pagatore regionale fatta eccezione per quello siciliano che utilizza il sistema di AGEA;

tre diversi livelli decisionali e cioè il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, l’organismo di coordinamento e gli organismi pagatori che devono attuare le norme primarie emanate dall’Ue.

 

In maniera forte e da più parti è avvertita l’esigenza di una separazione delle funzioni di organismo pagatore nazionale e organismo di coordinamento per evitare una sovrapposizione di ruoli e favorire l’efficienza dell’erogazione dei servizi e del sistema dei pagamenti. Garantendo anche trasparenza in ordine ai costi di gestione tra diversi livelli. Va individuato un modello che sia capace di coniugare e contemperare le diverse esigenze in campo (Regioni con proprio organismo pagatore e Regioni che si appoggiano ad Agea), assicurando al contempo all’organismo di coordinamento autonomia gestionale, organizzativa e finanziaria.

Dal punto di vista dei sistemi informativi che gestiscono i fascicoli aziendali, ricordavo prima che oggi in Italia ne esistono otto. Ciascuno adotta differenti soluzioni.

 

di Leonardo Di Gioia

Assessore all’agricoltura della Puglia e Coordinatore nazionale degli assessori agricoli regionali

 www.terraevita.it@DiGioiaLeonardo