L’efficacia della prevenzione

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Semine precoci ostacolate da clima e infestazioni. Il pre continua ad essere strategico

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Le superfici destinate alla coltivazione del mais non hanno subito sostanziali variazioni e pur rimanendo localizzate prevalentemente al Nord si sono relativamente diffuse anche in altre aree non vocate a seguito della messa in funzione degli impianti per la produzione di biogas. Il biogas e la “disseminazione”  delle infestanti Come già ricordato negli anni precedenti questo fattore ha determinato non poche problematiche, quali una non perfetta conoscenza dei percorsi tecnici più adatti, un pericoloso innalzamento della “soglia di tolleranza” dei diversi tipi di infestazione, adozione di rotazioni molto strette, spostamento delle strategie verso interventi di sola post-emergenza e, cosa molto preoccupante, disseminazione di infestanti difficili e pericolose a seguito delle necessarie operazioni di spandimento del biodigestato. L’effetto delle piogge di fine inverno Anche se non sui livelli della primavera del 2013, anche la scorsa campagna di semina non è stata certamente facile, con andamenti stagionali molto diversificati. Le semine, terreni permettendo, sono iniziate anche molto precocemente in marzo e proseguite fino a fine aprile. La frequente piovosità di fine inverno, in concomitanza con livelli termici superiori alle medie, ha determinato una rilevante e precoce emergenza delle infestanti prima della semina, con la conseguente necessità di procedere alla prima bonifica dei terreni utilizzando i formulati a base di glifosate a dosi leggermente più elevate rispetto alla norma. Salvo brevi periodi con assenza di precipitazioni, nella generalità dei casi gli interventi preventivi con erbicidi ad azione residuale hanno sortito risultati più che sufficienti nell’ambito di una buona selettività colturale. Sorghetta e Abutilon, le più invadenti La situazione delle infestazione si è ormai ben delineata, con un maggiore pressione nelle semine anticipate, quando si devono gestire anche le più precoci poligonacee, Fallopia convolvulus e Polygonum aviculare in particolare. Fra le graminacee, oltre alle classiche emergenze di Echinochloa crus-galli, Setaria spp. e anche di Digitaria sanguinalis (soprattutto nei terreni meno tenaci), negli ultimi anni si è assistito alla recrudescenza delle infestazioni di Sorghum halepense da rizoma, di difficile controllo causa l’estrema scalarità di emergenza. Fra le specie a foglia larga non si segnalano particolari variazioni, con le tradizionali e generalizzate nascite di Polygonum persicaria e lapathifolium, Chenopodium, Solanum, Amaranthus, delle ruderali Datura, Acalypha, Galinsoga, Bidens, Sicyos, Ammi majus ed anche di Abutilon, quest’ultima comunque in costante diffusione in tutti gli areali maidicoli e non solo. Fortunatamente ancora localizzate nei terreni sabbiosi in prossimità del litorale adriatico ed in alcune aree di bonifica rimangono le emergenze dei Cyperus, sempre di difficile contenimento, mentre fra le perennanti sono da annoverare Convolvulus arvensis, Calystegia sepium e Cirsium, senza dimenticare il sempre più diffuso Equisetum. Partire con il piede giusto Ricordando che nella stragrande maggioranza dei casi lo sviluppo delle infestanti risulta notevolmente più rapido rispetto a quello del mais e che in caso di precoci e rilevanti emergenze la loro presenza nei più critici periodi iniziali di crescita della coltura possono determinare decrementi delle rese superiori al 30%, gli interventi subito dopo la semina conservano intatta la loro importanza non solo per massimizzare il potenziale produttivo, ma anche per facilitare tutta l’eventuale successiva gestione delle infestazioni e per limitare i sempre più numerosi casi di popolazioni di malerbe non più sensibili anche ai più efficaci erbicidi di post-emergenza, con particolare riferimento ad Echinochloa crus-galli. Rispetto alla primavera scorsa non sono da registrare novità per quanto concerne la disponibilità di erbicidi utilizzabili n via preventiva, con la conferma delle preferenziali linee di intervento con formulati contenenti terbutilazina, collaudato principio attivo che assicura la massima e costante efficacia nei confronti della maggior parte delle infestanti a foglia larga. Non più commercializzabile da sola, ma esclusivamente in formulazione con altri preparati ad azione complementare, la terbutilazina è in grado di mantenere su elevati livelli la sua attività anche in condizioni di sfavorevole piovosità dopo i trattamenti. Per contro sono ancora numerosi i casi di ritrovamento dei suoi metaboliti nelle acque di falda più o meno superficiali, problematiche che potrebbero determinare ulteriori limitazioni o vincoli applicativo o, come indicato nei Disciplinari di produzione integrata dell’Emilia-Romagna, permetterne l’impiego solo a cicli di coltivazione alterni, a prescindere da quanti anni intercorrono tra le semine del mais sullo stesso terreno. Allo scopo di ottimizzare tutta la gestione delle infestanti del mais le miscele più utilizzate in pre-emergenza sono costituite da terbutilazina in miscela con erbicidi specifici per il controllo delle specie graminacee annuali, quali s-metolaclor (Primagram Gold, ecc.), flufenacet (Aspect), dimetenamide-P (Akris, Click Combi) e petoxamide (Mojang T, Successor T, Erbifen K, ecc.). Nelle aree dove preoccupano le infestazioni di Abutilon terbutilazina è disponibile anche in miscela con sulcotrione (Sulcotrek) e con s-metolaclor + mesotrione (Lumax). Le formulazioni del derivato triazinico con pendimetalin (Trek P, Click Duo) sono indirizzate prevalentemente al controllo delle infestanti dicotiledoni annuali, con la necessità, in caso di presumibile presenza anche di specie graminacee, di addizionare anche un preparato ad azione specifica scelto tra s-metolaclor (Dual Gold, Antigram Gold), dimetenamide-P (Spectrum) e petoxamide (Romin 600, Successor 600, Mojang 600). E senza terbutilazina? Le aziende maidicole che per scelta o per necessità decidano di evitare l’impiego della terbutilazina e che scelgono di non affidarsi esclusivamente alla più pericolosa strategia “solo post”, possono ricorrere alla recente miscela di tiencarbazone + isossaflutolo (Adengo), che per aumentare la sua selettività su mais è addizionata dell’antidoto agronomico ciprosulfamide. Adengo possiede uno spettro d’azione simile a quello delle più complesse miscele contenenti terbutilazina e che comprende la maggior parte delle specie a ciclo annuale sia graminacee che dicotiledoni, ruderali comprese. La seconda alternativa è rappresentata dal ricorso a miscele estemporanee più o meno complesse tra preparati ad prevalente azione graminicida (s-metolaclor, dimetenamide-P, petoxamide) ed erbicidi efficaci sulle malerbe a foglia larga, quali pendimetalin (Stomp Aqua, Most Micro, Activus EC, ecc.) ed aclonifen (Challenge, Valzer SC), ulteriormente rafforzati da isossaflutolo (Merlin Flexx), sulcotrione (Sulcotrek, ecc.), mesotrione o clomazone (Command 36 CS, ecc.) quando si debbano impedire anche le emergenze di Abutilon. È bene ricordare tuttavia che tutte queste associazioni risultano particolarmente indicate nelle semine meno anticipate, in quanto più condizionate nella loro efficacia finale dalle condizioni di umidità del terreno subito dopo l’applicazione. Anche in questo ambito sono poi disponibili miscele già formulate, quali s-metolaclor + mesotrione (Camix) e pendimetalin + clomazone (Alcanse Syntech). Non solo pre È poi bene ricordare che ad esclusione di petoxamide, clomazone, clomazone + pendimetalin ed aclonifen, tutti gli altri formulati utilizzabili con funzione preventiva sono di possibile impiego, a dosaggi leggermente ridotte, anche in post-emergenza precoce del mais. Un intervento questo che va fatto orientativamente entro le 3 foglie della coltura, ampliando in maniera consistente la finestra applicativa. Questa possibilità si rivela particolarmente utile nelle situazioni di avverso andamento stagionale dopo le operazioni di semina che impediscono la loro applicazione e soprattutto in quelle molto precoci, dove il periodo tra la semina e l’emergenza è relativamente dilatata. (*) L’autore è del settore Ricerca & Sviluppo Terremerse Soc. Coop. Bagnacavallo (Ra)