Latte, nuove proposte per uscire dalla crisi

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Prolungati gli aiuti all’ammasso privato fino al settembre 2016, ma con la produzione che continua ad aumentare, dopo la fine delle quote, sarà difficile che l’intervento pubblico stabilizzi il mercato.

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La crisi del settore lattiero-caseario è al centro del dibattito politico europeo e nazionale. Le difficoltà a trovare risposte soddisfacenti sono evidenti in tutti gli ambiti.

Nell’Ue si cercano soluzioni al crollo dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari, ma finora i provvedimenti adottati sono solamente la reiterazione degli attuali deboli strumenti di stabilizzazione dei mercati.

A livello nazionale, i problemi da affrontare sono due: la crisi del prezzo del latte e le multe latte 2014/2015 (v. box sotto).

 

La crisi dei prezzi in Europa

La crisi del mercato del latte ha interessato tutta l’Europa: i prezzi del latte pagati agli agricoltori sono sempre diminuiti dalla seconda metà del 2014 al primo semestre del 2015, passando da 38 a 30 €/100 kg.

Il prezzo medio del latte Ue è stato di 30,30 €/100 kg a luglio 2015 (-19% rispetto all’anno precedente).

Ci sono differenze significative tra gli Stati membri; i decrementi più forti rispetto allo scorso anno, si possono osservare nei paesi baltici, in cui il prezzo del latte è inferiore a 25 €/100 kg. Al contrario, ci sono altri paesi in cui la riduzione di maggio rispetto allo scorso anno è stata limitata a circa il 15%: Finlandia, Italia, Austria, Regno Unito, Portogallo, Francia e Polonia. Tuttavia, in questi ultimi tre paesi i prezzi del latte sono stati inferiori a 30 €/100 kg.

 

La crisi dei prezzi in Italia

Il crollo del prezzo del latte ha interessato anche l’Italia: il prezzo del latte in Lombardia è passato dal 44 a 36 €/100 kg (fig. 1), sulla base dei dati medi rilevati da Ismea, ma molti gli allevatori percepiscono prezzi ancora più bassi, tra 33 e 35 €/100 kg.

La crisi attuale non ha raggiunto i livelli del 2009, annus horribilis per il settore del latte, con prezzi che scesero in Italia al di sotto di 35 €/100kg. Tuttavia, la crisi attuale è comunque molto accentuata, e non consente – per la maggior parte degli allevamenti – di coprire i costi di produzione.

L’unica nota positiva riguarda il fatto che in Italia il prezzo del latte si mantiene largamente superiore a quello medio dell’Ue. Nel mese di agosto 2015, il prezzo medio del latte spot in Lombardia è stato di 36 €/100 kg, mentre la media Ue è stata di 30 €/100 kg e quella del mercato olandese di 23,5 €/100 kg (fig. 2).

 

La produzione dopo le quote latte

Nonostante i prezzi del latte più bassi, le consegne di latte dell’Ue nel 2015 sono previste in aumento dell’1% rispetto al 2014.

L’andamento della produzione nel 2015 ha avuto due fasi distinte: la prima fino al 31 marzo 2015 (data di scadenza del regime delle quote latte); la seconda dal 1° aprile 2015.

Nei primi tre mesi del 2015, fino alla scadenza delle quote (31 marzo 2015), la produzione di latte ha registrato un calo dell’1,2%. Dal 1° aprile 2015, lo scenario è cambiato; secondo le stime dell’Osservatorio del mercato europeo del latte, la produzione di latte dell’Ue potrebbe aumentare nei restanti mesi dell’anno del 1,6% rispetto allo scorso anno, soprattutto per effetto dell’eliminazione delle quote latte.

Tuttavia, le risposte dei vari Stati membri sono molto diversificate, con alcuni paesi in cui la produzione del latte è aumentata fortemente a partire dal primo giorno successivo alla scadenza delle quote, mentre in altri paesi non si osserva tale sviluppo.

Nel primo trimestre del 2015, la diminuzione delle consegne rispetto al 2014 è stata particolarmente evidente a Cipro, Irlanda, Estonia, Belgio, Austria, Olanda, Lettonia, Italia, Germania e Danimarca. La maggior parte (ma non tutti) di questi Stati membri erano a rischio di superamento della quota.

In altri Stati membri, come la Francia, con consegne ben al di sotto delle quote, la riduzione è dovuta più ad un adeguamento agli sviluppi del mercato e dei prezzi. Anche nel Regno Unito, è evidente un rallentamento delle consegne di latte.

Al contrario, gli agricoltori di altri Stati membri hanno continuato ad aumentare sensibilmente le loro produzioni, nonostante i prezzi del latte bassi: Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Portogallo. Anche in Lituania e Finlandia la produzione del latte è aumentata, nonostante il divieto di importazione russo. Qualche aggiustamento di produzione a causa di segnali di prezzo potrebbe verificarsi nel corso dell’anno in questi paesi, ma per il 2015 è comunque previsto un significativo aumento di produzione in questi paesi.

Secondo le stime dell’Osservatorio del mercato europeo del latte, nel 2016, la raccolta del latte potrebbe aumentare ancora in misura dell’1%, anche con una continuazione del divieto di importazione russo: tale situazione, con una crescita più rapida dell’offerta rispetto alla domanda, potrebbe ritardare l’atteso rimbalzo dei prezzi del latte alla stalla.

 

Ue: prolungato l’intervento per latte scremato in polvere e burro

Le Istituzioni europee stanno cercando di trovare qualche soluzione per sostenere un mercato in forte stagnazione e per evitare il tracollo di molte imprese.

La Commissione europea si è mossa – con il sostegno di tutti gli Stati membri dell’Ue, in seno al comitato dei mercati agricoli del 27 agosto scorso – prolungando il periodo per l’aiuto all’ammasso privato sia per il latte scremato in polvere (LSP) e il burro.

In parallelo, la Commissione è in procinto di adottare un atto delegato che estende i periodi d’intervento pubblico per gli stessi prodotti.

La politica dell’intervento sul mercato lattiero-caseario – seppure con strumenti di intervento molto blandi – rimane importante soprattutto nei Paesi del Nord Europa, dove la crisi del mercato è più grave. I quantitati vi all’intervento sono fortemente aumentati nell’ultimo anno; circa 8.859 t di latte scremato in polvere sono stati venduti all’intervento nelle ultime settimane – in Belgio, Germania, Lituania, Polonia e Regno Unito – in parallelo, 138.510 t di burro e 43.637 t di LSP hanno beneficiato del regime di aiuto all’ammasso privato, che è stato introdotto nel settembre 2014, sulla scia del divieto russo alle importazioni di determinati prodotti dell’Ue, tra cui tutti i prodotti lattiero-caseari.

Come annunciato dal commissario per l’agricoltura Phil Hogan nel mese di luglio 2015, il periodo per l’aiuto all’ammasso privato sarà prorogato fino alla fine del mese di febbraio 2016 e l’intervento sarà prorogato fino alla fine di settembre 2016.

Secondo le regole precedenti, entrambe le misure dovevano terminare alla fine di settembre 2015.

 

Phil Hogan annuncia nuove risposte

I provvedimenti emanati dall’Ue non sono ancora sufficienti a contrastare la crisi del settore lattiero- caseario. Consapevole di questa situazione il Commissario europeo all’agricoltura Hogan ha annunciato «sto lavorando per analizzare l’evoluzione dei mercati e preparare una risposta esauriente alle situazioni di difficoltà del settore lattiero-caseario», da presentare durante i lavori del consiglio agricolo straordinario dell’Ue, che si terrà il 7 settembre prossimo a Bruxelles.

Il Commissario, tuttavia, ha ricordato che «possiamo solo usare gli strumenti a nostra disposizione, con le limitate risorse che abbiamo»; in altre parole, l’unica via è quella di utilizzare al meglio gli strumenti dell’Ocm (intervento, ammasso privato, contratti), senza ulteriori aiuti settoriali.

Sulle quote latte il Commissario ha ribadito che «sono abbandonate per sempre», ricordando che la volatilità dei prezzi nel breve termine era ampiamente prevista.

In merito alla possibilità di un innalzamento del prezzo di intervento del latte, il Commissario ha chiarito che richiederebbe un accordo di Parlamento e Consiglio, i quali hanno deciso nel 2013 di mantenere il prezzo corrente, quindi questa strada è difficilmente praticabile.

Una lenta uscita dalla crisi

Il pacchetto di misure per contrastare la crisi del settore lattiero-caseario, adottato dalla Commissione europea il 27 agosto scorso, costituisce un’importante azione della politica agraria europea. Ma non sarà sufficiente a risolvere la crisi del settore.

Il prezzo del latte – seppure in leggero miglioramento negli ultimi due mesi – rimane al limite dei costi dei produzione e l’attuale ripresa del mercato è dovuta più alla situazione congiunturale legata alla minore produzione dei mesi estivi che ad un cambiamento strutturale dell’equilibrio tra domanda e offerta. In altre parole, gli interventi pubblici di sostegno del mercato sono importanti per sanare le gravi situazioni nel breve periodo, ma nel lungo periodo solamente il riequilibrio della domanda e offerta consentirà la stabilizzazione del mercato.

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