Latte, logo in Italia. Mercato a termine in Francia

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Oltralpe: per latte in polvere o trasformato per l’export

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Il rapporto d’inverno 2015 pubblicato dall’Ue segnala, dopo i record del 2013, che i prezzi dei prodotti lattiero-caseari sono diminuiti nel 2014, ma il declino sembra aver toccato il fondo nei primi mesi del 2015. Subito dopo la pubblicazione di questa stima sono arrivate le prime decisioni di Francia e Italia sul dopo quote e sul modo di gestire il mercato. In Francia le organizzazioni dei produttori propongono di istituire un mercato a termine anche per il latte come già esiste, con ottimi risultati, per cereali e prodotti ortofrutticoli. La possibilità di gestire telematicamente un mercato dei future del latte è valida anche se il prodotto è soggetto a maggiore deperibilità. La proposta francese riguarderà per ora la produzione di latte in polvere ovvero già trasformata in altri prodotti lattieri come il burro per essere avviato all’esportazione. Il punto di consegna dei prodotti ai fini della fissazione del prezzo sarà quindi un porto dell’Olanda e non più Rouen come ora per tutti gli altri prodotti che fanno parte del mercato a termine gestito in Francia da Euronext. Anche l’Italia si appresta ad affrontare il “dopo quote” ma lo fa in maniera diversa puntando a facilitare l’accesso dei produttori al mercato attraverso la promozione di un prodotto tutto italiano. Nel corso dell’incontro al tavolo della filiera latte, il ministro Martina ha presentato il progetto di un logo privato, “100% latte italiano fresco”, omogeneo per tutte le realtà produttive, che “consentirà di superare le attuali difformità tra azienda e azienda nelle indicazioni delle zone di mungitura. Puntiamo per la prima volta a un coordinamento di tutti i soggetti’’ ha precisato il Ministro. Il logo privato si configura, comunque, come un onere che i produttori dovranno affrontare per utilizzare il logo stesso e che, pertanto, non tutte le aziende zootecniche saranno in grado di sopportare per non dire che nessuna avrebbe la possibilità di farlo in un momento in cui occorre contenere i costi e ottenere aiuti per non chiudere le stalle. I latte fresco italiano inoltre è ben conosciuto dai consumatori che sanno distinguerlo da quello comunitario ed extracomunitario, attraverso la semplice lettura delle indicazioni riportate sulle confezioni. Il latte italiano, al momento non avrebbe quindi bisogno di altre indicazioni per essere qualificato come 100% italiano: l’etichetta riporta in chiaro e non in caratteri minimali, l’origine italiana fino ad indicare anche la zona di allevamento delle mucche e quella di mungitura. Il logo proposto, essendo volontario, non potrà che aggiungersi alle indicazioni obbligatorie già previste dalla normativa vigente. Non si comprende inoltre come un coordinamento creato dal logo servirebbe a superare “le difformità tra azienda e azienda” in quanto tali difformità sono un pregio che serve a mantenere in essere situazioni territoriali e produttive diverse legate al territorio di allevamento delle bovine e alle tradizioni locali. La diversità, in questo caso, non è altro che biodiversità che dev’essere adeguatamente tutelata.