L’asse franco-tedesco blinda la Pac

BILANCIO EUROPEO
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Salvaguardare la spesa
agricola dell’Unione
europea. È il messaggio
lanciato dai ministri dell’Agricoltura
di Francia e
Germania, Stéphane Le Foll
e Ilse Aigner, a conclusione
di un incontro bilaterale che
si è svolto nei giorni scorsi a
Berlino.

«Sosteniamo la proposta
della Commissione che prevede
di mantenere nel periodo
2014-20 il bilancio della
Pac sul livello nominale che
verrà raggiunto alla fine dell’anno
venturo», è scritto nella
dichiarazione diffusa a conclusione
dell’incontro.

I due ministri hanno evidenziato
che, nell’ambito del
progetto della Commissione
per il prossimo quadro finanziario
pluriennale, «la Pac è
la politica che contribuisce di
più agli sforzi per il controllo
delle spese complessive».

In effetti, con una dotazione
pari a 386 miliardi di euro,
la spesa agricola comunitaria
subirà dal 2014 sino al
2020 una diminuzione reale
che può essere stimata attorno
al 12%, in quanto – a
differenza del passato – gli
importi non saranno rivalutati
ogni anno per tener conto
dell’inflazione.

«Abbiamo ristabilito la realtà
delle cose», ha pure puntualizzato
Le Foll, per smentire
le indiscrezioni diffuse dall’Associazione
dei produttori
francesi di grano (Agpb), secondo
la quale si profilava
un’intesa tra i governi di Berlino
e Parigi per ridurre del
5-6% gli aiuti diretti della
Pac e destinare i conseguenti
risparmi al bilancio della Ue
per la ricerca (si veda anche
«Agrisole» n. 39/2012).

Nessun commento ufficiale
alla presa di posizione franco-
tedesca è arrivato dalla
Commissione europea.

Tuttavia, fonti vicine all’Esecutivo
comunitario hanno
fatto notare che i due Stati
membri fanno parte dello
schieramento favorevole alle
riduzione del bilancio pluriennale
proposto dalla Commissione.
Quindi, se le spese
agricole dovranno restare invariate,
bisognerà per forza
di cose intervenire al ribasso
sulle altre rubriche di spesa,
a partire da quelle per la coesione
che, però, sono state
conteggiate nel «patto per la
crescita economica» lanciato
nei mesi scorsi dal presidente
Hollande.

In sintesi: la Francia dovrà
precisare in che modo intende
far quadrare i conti.

La dichiarazione siglata
da Le Foll e dalla sua collega
tedesca, tocca anche gli aspetti
più controversi del negoziato
per la riforma della Pac.

«Possiamo essere favorevoli
al processo di riallineamento
degli importi degli aiuti
diretti versati negli Stati
membri», si legge nel testo,
«ma a condizione che sia ragionevole
e progressivo, tenendo
conto della dotazione
globale e della ripartizione
dei crediti accordati ai singoli
partner, compressi quelli
del secondo pilastro della
Pac».

I due ministri sono anche
d’accordo sul superamento
delle rese storiche, per porre
in essere «una convergenza
progressiva a livello nazionale
degli aiuti diretti del primo
pilastro».

Pieno accordo anche sui
principi che sono alla base
del «greening» (la componente
ecologica degli aiuti proposta
dalla Commissione europea).
Ma è stato sollecitato
un adeguato margine di flessibilità,
per «consentire un’applicazione
pragmatica» del
nuovo sistema.

Piena intesa, inoltre, sulla
prosecuzione del regime dei
diritti d’impianto per i vigneti
e la proroga sino al 2020
delle quote per lo zucchero.

Infine, nella dichiarazione
congiunta si afferma che «il
rafforzamento del potere economico
dei produttori agricoli
nella catena di approvvigionamento
costituisce una preoccupazione
saliente dei due
ministri».

Un richiamo generico che
sembra celare una diversità
di posizioni. Soprattutto per
motivi di bilancio, la Germania
non intende seguire la
Francia nella richiesta di rilanciare
gli strumenti di intervento
e gestione dei mercati
agricoli. Alcune fonti vicine
al governo tedesco arrivano
addirittura a mettere in dubbio
l’obiettivo finanziario dell’accordo.
Ma Le Foll, a Roma
per la «trilaterale» con
Italia e Spagna, ha ribadito la
validità dell’intesa sul mantenimento
dei fondi. La partita,
insomma, è ancora tutta da
giocare.

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