L’agricoltura secondo Coldiretti

ASSEMBLEA
coldiretti_assemblea_2013_Marini

Un’agricoltura produttiva,
ma anche con
una funzione sociale
e ambientale e che sappia migliorare
la qualità della vita.
Un’agricoltura che garantisca
sicurezza alimentare, coesione,
relazioni, paesaggio. Un’agricoltura
che attragga i giovani e
che diventi un modello di sviluppo.

Un’agricoltura possibile, secondo
la Coldiretti che il 4 luglio
scorso ha tracciato l’identikit
del settore alla platea di
oltre 15mila coltivatori, che ancora
una volta hanno colorato
di giallo il Palalottomatica di
Roma, e a una folta schiera di
ministri (Nunzia De Girolamo
, Politiche agricole, Flavio Zanonato,
Sviluppo economico,
Beatrice Lorenzin, Salute, e
Andrea Orlando, Ambiente) e
di parlamentari. Il presidente
della Coldiretti, Sergio Marini,
ha sottolineato la vera e propria
rivoluzione in atto nel settore
«prima la vita in campagna
era considerata spesso sinonimo
di arretratezza e ritardo
culturale, oggi il contatto con
la natura è premiante».

E non è un caso se nei campi
l’occupazione degli under
40 sia cresciuta del 9%, mentre
l’agricoltura è stata l’unico settore
con un segno positivo del
Pil, anche se lieve,comunque
in controtendenza rispetto a tutti
gli altri.

E c’è poi l’ottimo andamento
2013 dell’export che, se verrà
mantenuto il trend di crescita
del 7 per cento registrato nel
primo trimestre, raggiungerà il
record storico di 34 miliardi.

Ma certo ci sono molte criticità.
Per esempio i redditi, fare
l’agricoltore rende ancora poco.
E poi c’è la concorrenza
spietata delle false produzioni,
il famoso italian sounding che
genera un fatturato di 60 miliardi,
quasi il doppio delle vendite
di vero made in Italy. Ma la
Coldiretti è convinta che la
svolta ci può essere.

La ricetta? «Basta con il termine
massa critica – ha spiegato
Marini – dobbiamo ragionare
in termini di rete di imprese
e alla piattaforma logistica dobbiamo
sostituire quella leggera
per portare i territori nel mondo.
Se applicassimo il concetto
di massa critica della mozzarella,
per esempio, non dovremmo
vendere la squisita mozzarella
di bufala della Campania,
ma un indistinto formaggio a
pasta filata che chiunque nel
mondo può imitare e produrre
a costi più bassi».

Insomma per Coldiretti la
nuova strategia di intervento
deve valorizzare quell’impresa
che ha investito su territorio e
distintività che – ha detto – ha
fatto grande l’immagine del
made in Italy agroalimentare.
Da qui la richiesta precisa al
Governo di una una fiscalità di
vantaggio e di una previdenza
agevolata che consentano di remunerare
«tutta quella serie di
funzioni pubbliche a vantaggio
della collettività che in un momento
di crisi valgono molto».
Bene dunque la sospensione
Imu, ma non basta.

La Coldiretti infatti ne chiede
la definitiva cancellazione
oltre allo stop dell’aumento dell’Iva.
L’obiettivo dunque è di
creare un terreno favorevole all’impresa
che produca tutto italiano
alimentando quella filiera
al 100% tricolore su cui l’organizzazione
sta investendo. E
che si rafforza con nuovi pezzi.
Dopo la vendita diretta, i
mercatini e i farmer market,
ora è la volta della grande distribuzione.

All’assemblea di Roma infatti
è stato annunciato il nuovo
progetto Voi (Valori origine
italiana) che prevede come
primo passo l’accordo con una
media catena della grande distribuzione
«Iper la grande I»
di prodotti a marchio Fai (Firmato
dagli agricoltori). Si parte
dalla pasta di semola di grano
duro siciliano al 100%, dal
riso Carnaroli e Arborio, dal
latte UHT e dall’olio extravergine.
Prodotti garantiti dagli
agricoltori e remunerati con un
prezzo equo. «Per esempio –
ha spiegato i direttore generale
di Iper Grande I, Stefano Albertazzi
– il latte Voi, venduto al
pubblico a 0,99 euro al litro
viene pagato agli allevatorii 45
centesimi, rispetto ai 38/40
cent risconosciuti ai produttori
». La Coldiretti difende dunque
con forza il suo progetto
avviato ormai da anni. E non
tollera interferenze.

Marini è stato molto duro
nei confronti delle rappresentanze
che hanno criticato la costituzione
della centrale UeCoop,
parte integrante del piano
di filiera tutta italiana, e che
addirittura hanno adombrato
sospetti sulla rapidità di valutazione
da parte delle amministrazioni
pubbliche.

UeCoop – ha spiegato – nasce
dalla mancanza di fiducia
dei nostri soci nei confronti delle
altre centrali. E si tratta – ha
sottolineato il numero uno di
Coldiretti che è anche presidente
di UeCoop – «di una bella
espressione di democrazia».

Quanto ai «dubbi» sulla rapidità
di varo della centrale Marini
ha detto che è una «vergogna»
e ha chiesto esplicitamente alle
istituzioni di rispondere. E poi
l’ultimo affondo alla rappresentanza
«egoista che se la vede
brutta, si chiude a riccio e pensa
a se stessa».


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