«L’agricoltura mediterranea è al centro della nuova Pac»

L’INTERVENTO
AS_13_29_Dacian_Ciolos

A partire dal primo
gennaio 2014 la politica
agricola comune
avrà un nuovo orientamento.
Questa riforma introduce
un nuovo approccio. Abbiamo
lavorato intensamente
per trovare un accordo su
obiettivi comuni (sicurezza
alimentare in termini di quantità,
qualità, diversità; migliore
gestione delle risorse naturali
grazie all’agricoltura;
mantenimento di un tessuto
rurale dinamico), per trovare
strumenti comuni di gestione
dei mercati agricoli e di gestione
delle crisi su scala europea
nonché priorità comuni
per lo sviluppo delle zone
rurali europee. Tuttavia, in
considerazione delle diverse
realtà che caratterizzano
un’Unione europea di 28 Stati
membri, abbiamo proposto
che, nell’attuazione della politica,
gli Stati membri e le
regioni possano tener conto
delle specificità locali in modo
da conseguire i suddetti
obiettivi senza che le decisioni
degli uni interferiscano
con lo sviluppo degli altri.

La diversità dell’agricoltura,
in particolare dell’agricoltura
mediterranea, è al centro
della nuova Pac, nella quale
troveranno spazio tutte le regioni
e tutti i tipi di azienda,
di piccole, medie o grandi
dimensioni. Questa importante
politica europea promuoverà
un’alimentazione di qualità
e la diversità dei prodotti,
fornendo un sostegno più adeguato
a ogni tipo di struttura
agricola, senza basarsi su un
modello unico predefinito.
Le piccole e medie aziende
sono per la prima volta parte
integrante della Pac con strumenti
a loro dedicati; gli Stati
membri potranno in particolare
accordare loro pagamenti
diretti più consistenti grazie
a un «premio per i primi
ettari».

In generale, gli agricoltori
saranno incentivati a organizzarsi
e a registrare i loro prodotti
di qualità, per tutelarli
meglio ma anche per promuoverli
più efficacemente presso
i consumatori. In quest’ambito
l’Italia è all’avanguardia
sulla maggior parte
degli altri paesi europei ma
nutre ambizioni ancora maggiori,
come dimostra la portata
del movimento Slow Food.
Questo modello, basato
su prodotti con denominazione
di origine e incentrato sulla
qualità, è riconosciuto e
persino approfondito. Ad
esempio, alcune organizzazioni
di produttori potranno
gestire i volumi di produzione
in modo da preservare la
qualità dei prodotti: si realizza
così la richiesta che da
molti anni avanzano alcune
organizzazioni e i consorzi di
tutela delle Dop italiane. Il
potere degli agricoltori all’interno
della filiera alimentare
ne risulterà rafforzato.

Verranno peraltro messe
in atto misure volte a promuovere
l’ingresso dei giovani
nel settore agricolo, perché
non c’è futuro per le
aziende, grandi o piccole, se
nessuno le rileva. La nuova
Pac lancia un messaggio forte
ai giovani: non solo saranno
mantenuti gli aiuti agli
investimenti a favore dei programmi
di sviluppo rurale,
ma i pagamenti diretti saranno
incrementati del 25% nei
primi cinque anni. Il mestiere
dell’agricoltore ha un futuro!
Nei prossimi sette anni
l’Europa investirà mezzi considerevoli
per dinamizzare la
crescita e l’occupazione nelle
zone rurali.

Inoltre, la ridistribuzione
dei pagamenti diretti sarà più
equa, il che dovrebbe contribuire
a mantenere la diversità
delle aziende agricole.
Questo è stato uno dei temi
più discussi durante il processo
di riforma, in particolare
in Italia. Abbiamo fatto importanti
passi avanti per garantire
una distribuzione più equa dei fondi della Pac, senza
rischiare di destabilizzare
l’uno o l’altro settore agricolo
e con la volontà di trovare
il giusto equilibrio.

È stato fissato un chiaro
obiettivo di «convergenza»:
entro il 2019 ogni agricoltore
dovrà ricevere almeno il
60% della media degli aiuti
diretti nella regione amministrativa
o agronomica in cui
si trova. Ridurre le disparità
permetterà di valorizzare meglio
l’intero potenziale agricolo
italiano e di porre fine a
un sistema di riferimenti storici
che favorisce le aziende
in funzione della competitività
storica.

Le aziende che beneficeranno
di questa redistribuzione
disporranno di nuovi mezzi
per modernizzarsi, investire
e aumentare la competitività.
Al contempo è però importante
sottolineare che, introducendo
una soglia massima
di perdite del 30%, abbiamo
garantito che nessuno perda
più di quanto riesca a sopportare.

Oltre a tale soglia, numerosi
strumenti complementari
permetteranno a ciascuno Stato
membro di adattare la Pac
alla propria realtà agricola.
Gli aiuti potranno essere regionalizzati
a livello di un
territorio rilevante dal punto
di vista agricolo. Sarà possibile
distinguere le zone irrigate
da quelle non irrigate, le
colture permanenti da quelle
annuali eccetera. Al posto di
un aiuto unico deciso a Bruxelles,
questa riforma dà agli
Stati membri la possibilità di
adattare la Pac alla loro diversità
agricola.

La riforma permette infine
di fare un ulteriore passo
avanti verso un’agricoltura
sostenibile. Il 30% dei pagamenti
diretti sarà riservato a
pagamenti «verdi» allo scopo
di garantire, da un lato,
che ciascuna azienda europea
contribuisca alla tutela
dell’ambiente e, dall’altro,
che i programmi agroambientali
che esistono da molti anni
siano ancora più ambiziosi.

C’è chi avrebbe voluto
spingersi oltre nella valorizzazione
sostenibile delle risorse
naturali, della tradizione
e del potenziale agricolo
locale. Ritengo che abbiamo
compiuto progressi fondamentali
in questa direzione e
che il nuovo orientamento
apra prospettive a lungo termine
affinché la Pac sia in
grado di adattarsi meglio all’evoluzione
delle aspettative
della società europea in materia
di agricoltura e di alimentazione. 

* Commissario europeo
per l’Agricoltura
e lo sviluppo rurale


Pubblica un commento