L’aggregazione paga, meglio se c’è il biogas

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L’esperienza di successo della società Metagri srl. Cinque aziende lombarde hanno messo in comune assistenza e acquisti, ma hanno mantenuto la loro autonomia gestionale

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L’unione fa la forza. E l’azienda non chiude in questi tempi bui per la zootecnia, anzi ricomincia a guadagnare. Complice il biogas. È l’esperienza di successo di cinque aziende lombarde che hanno mantenuto la loro autonomia ma hanno messo in comune l’assistenza, gli acquisti di tutti i mezzi tecnici, nonché degli alimenti zootecnici, le scelte tecnologiche e tecniche, creando un solo centro acquisti e dove ognuno opera con il proprio compito e le proprie conoscenze.

A parlarci con «altissima soddisfazione» dei risultati raggiunti al 5° anno di produzione, è il referente di una delle 5 aziende coinvolte, Giuseppe Kron Morelli.

«La società Metagri srl (Società agricola di Milzano – Bs) è stata costituita nel 2010 da 4 imprenditori agricoli (3 cerealicoltori e uno zootecnico – settore bovini da latte) con l’obiettivo di risolvere i tanti problemi esistenti per trasformare i propri prodotti agricoli da un lato, e rientrare nei limiti imposti dalla direttiva comunitaria per le zone vulnerabili in materia di utilizzo agronomico degli effluenti di allevamento. In quest’ottica è nata l’idea di installare un impianto per la produzione di energia elettrica da cogenerazione, utilizzando il biogas prodotto con gli effluenti di allevamento e le biomasse vegetali dei soci, per un coefficiente di autoapprovvigionamento superiore all’80%. Al primo impianto se ne è poi aggiunto un altro, sempre da 1 MW, con l’ingresso nella società, ad inizio anno, di un’altra azienda zootecnica del cremonese con 400 capi in lattazione. Oggi quindi l’aggregazione conta 750 ha coltivati a mais, frumento, triticale e sorgo, 650 capi in lattazione con relativi capi in allevamento e 2 impianti a biogas da 999 kW cadauno».

Si è trattato di una fusione tra aziende? E quale ruolo ha giocato la presenza degli impianti a biogas?

«La nostra peculiarità è la mancanza di un’azienda capofila né di un consiglio di amministrazione. Le singole aziende non si sono fuse, non si sono aggregate dal punto di vista societario, ma mantenendo l’autonomia gestionale, hanno sfruttato la sinergia negli acquisti, ottimizzandone l’effetto economico. In questo modo l’economia di scala si è fatta sentire. Le scelte tecnologiche, lo si può dire ora che si è entrati nel 5° anno di produzione, sono state oculate e prudenti. Costanza di produzione, suddivisione dei compiti e continuo confronto costruttivo sono le chiavi di lettura di un successo che si può riassumere in un dato: nel 2014 la produzione di energia elettrica è stata ottenuta con un funzionamento del motore per 362 giorni, compresi i fermi tecnici di cambio olio e gli incidenti di fermo imprevisti, sempre a pieno regime e cioè 999 kW. Il fatturato degli impianti a biogas è oggi di 180mila €/mese cadauno, le stalle (latte dei 650 capi in lattazione) hanno raggiunto il valore di 2,85 milioni di €/anno, mentre il fatturato della parte agronomica, destinata tutta in autoconsumo (per uso zootecnico o per il biogas) raggiunge una media di 1.500-2.000 €/ha».

Cosa è cambiato nella gestione aziendale?

«Gli imprenditori agricoli, soci di Metagri, hanno continuato a gestire le proprie aziende agricole in modo autonomo, ma sempre con la finalità di conferimento dei prodotti per la produzione energetica, salvo ovviamente l’allevatore. Il livello professionale riconosciuto ha permesso di allargare la sfera operativa nella gestione. Dal punto di vista fiscale non è cambiato nulla, sono state solo centralizzate e unificate le scelte aziendali. Ognuno ha il proprio compito, non c’è un capo aziendale; a coppie ci sono gli incaricati degli acquisti, due all’assistenza tecnica, ognuno ha un compito in relazione alle competenze di ciascuno che riferisce poi agli altri e insieme si decide cosa fare e solo dopo vengono chiusi i contratti».

E che fine fa il digestato prodotto dai due impianti a biogas?

«Il digestato completa il ciclo della produzione aziendale dal momento che viene interamente reimpiegato in azienda e questo ha consentito di azzerare l’acquisto di fertilizzanti; oggi impieghiamo solo una piccola quantità di azoto che viene distribuito sul mais in copertura. In due aziende operiamo da 2 anni lo strip till che distribuisce il digestato direttamente sulla fila dove verrà fatta la semina del mais, e a breve lo amplieremo anche alle altre con ovvi risparmi di tempo e di salvaguardia del suolo».

 

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