La spesa? Meglio nel farmer market

FESTIVAL CIBI D'ITALIA
farmer_market

Mentre si discetta
su qualità e sicurezza
e riesplode
la polemica sull’etichetta supertrasparente
i consumatori
dimostrano di avere le idee
chiare sulle scelte alimentari.
Si rafforza la propensione ad
acquistare direttamente dal
produttore agricolo, in campagna,
nei farmer market o comunque
in tutte quelle occasioni
che consentono un rapporto
diretto, senza intermediazioni.
L’ultima conferma
di questo orientamento è arrivata
da un’analisi realizzata
dalla Coldiretti, con il supporto
di Censis e Swg, e presentata
a Roma in occasione del
Festival nazionale di Campagna
Amica «Cibi d’Italia»
promosso nella cornice del
Circo Massimo a Roma.

Una vera rivoluzione. È
emerso infatti che nell’ultimo
anno sono arrivati a quota
21 milioni gli italiani che
hanno riempito il carrello in
campagna o nelle diverse
formule dei negozi degli
agricoltori.

E così se il commercio
tradizionale, compresa la
grande distribuzione, ha mostrato
segnali di cedimento,
la spesa in campagna invece
è andata controcorrente.
«Un successo – ha commentato
la Coldiretti – che grazie
al taglio delle intermediazioni
commerciali ha avuto comunque
un effetto calmieratore
sull’andamento dell’inflazione
rilevato dall’Istat a settembre
». Dall’analisi è emerso
che un italiano adulto su
due frequenta i mercati agricoli,
sette milioni lo fanno regolarmente,
mentre gli altri quattordici
milioni vi fanno i propri
acquisti ogni tanto. E comunque
l’indagine evidenzia
anche che il 95% degli intervistati
vorrebbe una maggiore
presenza di punti vendita dei
produttori e a pensarla così
sono rappresentanti di tutte le
età e categorie sociali. Insomma
la voglia di campagna è
trasversale.
Dal punto di vista delle
aziende la Coldiretti, che da
anni sta facendo di questo fenomeno
il suo cavallo di battaglia,
sta spingendo sull’evoluzione
del business allargandone
il campo d’azione.

L’attuale rete commerciale
«targata Coldiretti» è costituita
da 1.105 mercati degli
agricoltori, 5.616 aziende
agricole, 877 agriturismi e
178 botteghe, per un totale di
6.899 punti vendita di Campagna
Amica, ai quali si aggiungono
131 ristoranti e
109 orti urbani. La Lombardia
è tra le regioni leader con
oltre 500 punti fra spacci
aziendali e agriturismi, 115
farmer market, 20 fra ristoranti
a km zero e Botteghe
insieme a una collaborazione
con le mense che ogni giorno
portano alimenti della filiera
agricola italiana nei piatti di
oltre 80mila bambini lombardi.

Le aziende agricole che
producono e vendono direttamente,
spiega il rapporto, non
sono solo unità produttive, ma
diventano presidi sociali.
«Non a caso – ha sottolineato
Coldiretti – il 90% degli italiani
vorrebbe che il cibo che
portano in tavola fosse prodotto
sul proprio territorio. Di
questi, il 39% ritiene che ciò
serva a creare lavoro e ricchezza
localmente, il 31% pensa
che in questo modo il cibo è
più genuino, mentre il restante
30% è convinto che così ci
sono minori spostamenti delle
merci e, di conseguenza, minore
inquinamento». La filiera
corta su cui la Coldiretti ha
impostato la sua nuova strategia
è considerata non solo un
modo di produrre, ma un processo
di ampia portata che ha
l’ambizione di incidere sull’assetto
socioeconomico.

«I nostri mercati degli agricoltori
– ha detto il presidente
Sergio Marini – stanno creando
nuove economie e nuova
occupazione rappresentando
nel contempo un formidabile
strumento di coesione sociale,
animazione sociale ed educazione
alimentare, perché ricreano
un legame profondo tra
consumatore e produttore, tra
il luogo di consumo e il luogo
di produzione, tra città e campagna
». Per Marini, dunque,
la filiera agricola italiana non
è solo la grande leva competitiva
per le imprese ma anche
la grande occasione di star meglio
per la gente.

L’indagine rileva che i prodotti
più acquistati nei mercati
degli agricoltori di Campagna
Amica sono verdura, frutta,
formaggi, salumi, vino, latte,
pane, conserve di frutta, frutta
secca, biscotti e legumi, ma
non manca l’interesse per i
prodotti non alimentari come
ad esempio gli agricosmetici.

A fare la spesa direttamente
dal produttore nei mercati degli
agricoltori sono per il 68%
donne con una presenza maschile
molto più elevata rispetto
alla media, il livello di istruzione
è medio alto per il 68%
degli acquirenti. L’età è inferiore
ai 54 anni nel 64% dei
casi mentre lo status sociale
ed economico è medio alto
nell’82% dei casi. Emerge così
che il risparmio non è la
sola molla. I mercati degli
agricoltori promuovono, infatti,
la conoscenza della stagionalità
dei prodotti, ma anche
la filosofia del km zero, con i
cibi in vendita che non devono
percorrere lunghe distanze,
riducendo le emissioni in atmosfera.
Oltre a ciò, svolgono
una importante azione di recupero
di varietà a rischio di
estinzione. «Si stima che – ha
rilevato la Coldiretti – almeno
100 varietà vegetali definite
minori, tra frutta, verdura, legumi,
erbe selvatiche e prodotti
ottenuti da almeno 30 diverse
razze di bovini, maiali, pecore
e capre allevati su scala
ridotta trovino sbocco nell’attuale
rete di mercati e delle
Botteghe degli agricoltori di
Campagna Amica».

Nei mercati degli agricoltori
di Campagna Amica – precisa
la Coldiretti – si trovano
prodotti locali del territorio,
messi in vendita direttamente
dall’agricoltore nel rispetto di
precise regole comportamentali
e di un codice etico ambientale,
sotto la verifica di un sistema
di controllo di un ente
terzo. Nei mercati vengono
contenuti gli sprechi di imballaggi
con l’offerta, ad esempio,
di latte sfuso, sono banditi
gli Ogm e sono messi a
disposizione spesso servizi di
vendita a domicilio e offerte
speciali come ad esempio la
vendita delle mele del Trentino
a un solo euro nell’ambito
del Festival nazionale di Campagna
Amica «Cibi d’Italia»
al Circo Massimo a Roma.

La kermesse è stata anche
l’occasione per presentare la
nuova agricoltura quella che
innova e offre proposte originali.

Come quella del giovani
imprenditore che invecchia
spumante d’autore negli abissi
marini o dell’altro che ha
conquistato i consumatori di
Scandinavia, Corea e Stati
Uniti con l’amaro fatto dalle
olive. E c’è anche chi produce
bambù nelle Langhe o completa
la filiera zootecnica realizzando
borse in pelle.

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