La società di capitali perde lo sconto

LEGGE DI STABILITA'

Non è una stangata
fiscale per l’agricoltura
ma la Legge di
stabilità ha comunque smantellato
il sistema di agevolazioni
fiscali per le società
agricole di capitali. È l’amara
sorpresa spuntata nella
legge approvata dal Consiglio
dei ministri il 9 ottobre
scorso.

Per prima cosa è stata aumentata
la pressione sui redditi
dominicale e agrario. Per
i periodi d’imposta 2012,
2013 e 2014, sono infatti rivalutati
del 15%. Per i terreni
agricoli, nonché per quelli
non coltivati, posseduti e
condotti dai coltivatori diretti
e dagli imprenditori agricoli
professionali iscritti nella
previdenza agricola, la rivalutazione
è ridotta e pari al
5%. Un incremento che però
sarebbe bilanciato dalla riduzione
di un punto percentuale
dei primi due scaglioni di
imposta.

Ma l’aspetto di maggior
rilievo è la cancellazione di
due commi della Finanziaria
2007 (1093 e 1094) che
estendevano alle società di
capitali agricole, con la sola
esclusione delle società per
azioni, la possibilità di optare
per la tassazione sulla base
del reddito agrario, come
le ditte individuali. Inoltre
era previsto che le Srl agricole,
costituite da imprenditori
agricoli per svolgere insieme
solo attività di trasformazione,
manipolazione e commercializzazione
delle produzioni
agricole, potessero adottare
la tassazione forfetaria del
25% così come l’agriturismo.
Insomma due agevolazioni
fiscali che all’epoca
avevano fatto parlare di una
svolta epocale nel settore.

Con la Finanziaria 2007 infatti
era stato dato contenuto
fiscale alla riforma dell’agricoltura
effettuata con la legge
d’orientamento del 2001
e i successivi decreti legislativi
del 2004 e 2005 che avevano
meglio definito le società
agricole. Dopo il riconoscimento
della qualifica Iap (imprenditore
agricolo professionale)
e coltivatore diretto le
agevolazioni fiscali erano state
l’ultimo tassello di una riforma
che, tra gli obiettivi
prioritari, si era posta quello
di rafforzare la competitività
del sistema imprenditoriale
italiano. E negli anni, anche
se a piccoli passi, questi interventi
avevano dato frutti,
come si evince dalla progressiva
crescita delle società testimoniate
dai rapporti
Unioncamere. Un processo
comunque lento, ma ben avviato.
E ora si mettono in
campo nuovi provvedimenti
che rischiano di smontare le
società. La leva fiscale infatti
per anni è stata considerata
il mantra dello sviluppo dell’agricoltura
e della corsa
verso dimensioni europee. E
le organizzazioni fanno rilevare
che mentre con altri
provvedimenti (decreto sviluppo
2) si punta sulle aggregazioni
usando la leva fiscale,
per l’agricoltura si smonta
uno strumento che c’è. E
che comunque garantisce un
introito sicuro al Fisco, tenendo
conto che nel panorama
generale delle società di
capitali la metà dichiara perdite.

Tra le altre misure oltre al
provvedimento che riattribuisce
a Equitalia il compito della
riscossione forzosa delle
multe latte pregresse e la
stretta sui quantitativi di gasolio
agevolato assegnati alle
aziende, ci sono il rifinanziamento
del fondo di solidarietà
per 120 milioni e l’attribuzione
di ulteriori 50 milioni
all’Agea.

Allarme delle organizzazioni
agricole. La Coldiretti
giudica decisamente negativa
l’esclusione delle società
di capitali dalla tassazione
su base catastale, ma fa però
notare che comunque sono
salve le società di persone
che restano lo zoccolo duro
dell’imprenditoria agricola.

E anche sull’aggravio di tasse
per coltivatori diretti e Iap
si apprezzano la compensazione
e comunque il riconoscimento
così come per
l’Imu di un trattamento di
favore per i «professionisti».

Più dura la reazione del
presidente della Coldiretti
Mario Guidi che accusa la
norma di «limitare la libertà
d’impresa e di impedire la
crescita del settore».

«Il governo – denuncia
Guidi – costringe il settore
agricolo al nanismo» e aggiunge:
«Abbiamo sempre ritenuto
importante che ci fosse
questa opzione per non
legare la tassazione alla forma
di organizzazione giuridica
dell’attività economica.

La penalizzazione delle società
non fa bene alla crescita
del settore e rende più difficili
moderne forme di aggregazione,
in cui il capitale
ha un ruolo rilevante, attraverso
le quali si potrebbero
superare gli attuali ritardi
strutturali della nostra agricoltura.
È una disposizione
assolutamente in controtendenza.
In un momento in cui
si vanno a definire norme
che devono essere un volano
per la crescita, per l’agricoltura,
invece, si vara una disposizione
che, di fatto, punisce
il processo di modernizzazione
e frena la nascita di
nuove imprese, in chiaro contrasto
con i princìpi della libera
iniziativa economica».

E tra l’altro la
Confagricoltura rileva che
«Se la norma dovesse entrare
in vigore le società in essere
si troverebbero costrette a dover
modificare il proprio ordinamento
giuridico in tempi
estremamente ristretti».

Per il presidente della
Cia, Giuseppe Politi «è una
fortuna aver mantenuto fuori
le società semplici, ma certo
questa misura non è un incoraggiamento
alla costituzione
di società. Bisogna prevedere
maggiori incentivi per
le realtà produttive che hanno
prevalenza di soci agricoltori,
evitando gli abusi che
in questi anni siamo stati costretti
a denunciare». La Cia
inoltre sollecita il governo
ad applicare all’agricoltura
gli stessi incentivi degli altri
settori. «Troviamo – aggiunge
Politi – dei criteri per far
emergere il reddito ed estendiamo
le agevolazioni alle
noste aziende».

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