La scelta tra due opzioni

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Un percorso ottimale determina il guadagno dell’impresa. I fattori per decidere su fagiolino e zucchino

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Negli ordinamenti orticoli campani, in particolare per le aziende di piccole e medie dimensioni, la scelta di seminare o trapiantare alcune specie è un momento cruciale e può determinare il guadagno dell’impresa.
«Per alcune specie – ci riferisce Michele Longobardo, orticoltore di Mondragone (Ce) che coltiva 2,5 ettari di ortaggi in coltura protetta – è determinante optare per la soluzione più conveniente, tenendo anche conto dell’organizzazione aziendale».
Nell’azienda Longobardo si coltivano zucchino, fagiolino, pisello, peperone e melanzana.
«Per le due solanacee l’unica possibilità resta il trapianto, mentre per il pisello si procede unicamente alla semina. Quest’ultimo è seminato a ottobre in consociazione con il fagiolino, già presente in coltivazione da settembre. In questo caso, non c’è convenienza ad anticipare la produzione procedendo con il trapianto, anche perché necessita portare a termine la coltura di fagiolino senza avere eccessivi intralci da piante troppo grandi di un’altra specie».
I fattori
Diverso il discorso per fagiolino e zucchino per i quali la scelta di procedere alla semina o al trapianto è influenzata da una serie di elementi.
«Uno dei fattori che determina la scelta è la situazione del terreno. Se sono presenti residui colturali non ben decomposti, diventa sconveniente procedere con la semina perché il seme e/o la giovane plantula possono andare facilmente incontro a problemi fitosanitari (marciumi vari). Ciò avviene, in particolare, nel periodo freddo. Diversamente, se la sostanza organica è ben decomposta, non ci sono impedimenti all’impiego diretto del seme. Nella mia azienda, ad esempio, procedo alla solarizzazione in estate e, a settembre, il terreno è pronto a ospitare una nuova coltivazione».

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