La sala mungitura. Progettazione, quali fattori considerare

Le indicazioni tecniche di Pierluigi Navarotto. «Bisogna partire da due dati precisi: quante mungiture voglio effettuare al giorno e quanto…

disegno sale mungitura

Criteri di dimensionamento, tipologia della sala ed efficienza delle strutture di servizio. Sono i tre principali aspetti da considerare quando si vuole progettare un efficiente settore di mungitura, soprattutto se pensiamo a quello «classico», anche variamente automatizzato, ma dipendente dall’operatività dell’uomo. Lo afferma Pierluigi Navarotto, già docente di costruzioni rurali al Dipartimento di Scienze veterinarie per la salute, la produzione animale e la sicurezza alimentare dell’Università di Milano.

La costruzione di una sala di mungitura, sostiene Navarotto, «deve partire anzitutto da due dati precisi: quante mungiture voglio effettuare al giorno e quanto tempo posso dedicare all’operazione». E spiega: «Le mungiture, solitamente, avvengono due volte al giorno, ma potrebbe capitare che l’allevatore voglia intensificare la produzione e quindi passare a tre mungiture al giorno. In tal caso, egli avrebbe necessità di velocizzare le operazioni e dunque di disporre di una sala con maggiore capacità oraria. Definita la produttività oraria della sala ed il tempo utile per le operazioni di mungitura, è possibile dimensionare la sala. Se l’allevatore, ad esempio, può dedicare alle operazioni di mungitura due ore e deve mungere 100 capi, dovrà allestire una sala mungitura che gli permetta di mungere 50 vacche all’ora».

L’angolo della spina di pesce

In questo caso assume fondamentale importanza la tipologia della sala. Prosegue Navarotto: «Le sale che nel corso degli anni hanno dimostrato le migliori performance complessive sono quelle che permettono di mungere gli animali in gruppo. Mi riferisco nella fattispecie alla sala tipo «spina di pesce» ed alle sue evoluzioni. Le criticità tipiche di questa tipologia, condizionate dalla dipendenza dei tempi di routine ai tempi di mungitura delle vacche più lente, sono praticamente rientrate grazie al buon livello selettivo presente nelle mandrie. Oggi, in effetti, è davvero raro ritrovare animali con tempi di mungitura che portino a tempi medi di routine superiori ai 12-15 minuti per cui è veramente contenuto il pericolo che una vacca lenta faccia allungare il tempo di mungitura a tutte le altre del gruppo. È anche per questo che oggi si può affermare che la tipologia più efficiente di sala è rappresentata da quella a spina di pesce e dalle sue evoluzioni».

Dalla tipologia iniziale, che prevedeva gli animali disposti con un angolo di circa 30° con la fossa del mungitore, numerose sono state le evoluzioni che hanno portato a disporre gli animali con un angolo maggiore e pari a 70° e 90°. Queste ultime tipologie, che si sono diffuse rapidamente, grazie alla possibilità di sfruttare meglio lo spazio (in pratica rispetto alla soluzione «classica» quasi si raddoppiano le poste di mungitura nello stesso spazio) prevedono la mungitura dal lato posteriore inserendo il gruppo tra le zampe posteriori. Tale impostazione rende un po’ più difficile il controllo dei quarti anteriori della mammella, ma consente la riduzione dei percorsi degli operatori e quindi una loro maggiore efficienza e ne aumenta la sicurezza.

Quante poste

Prosegue ad illustrare il professore: «Riprendendo l’esempio del nostro allevatore, che deve mungere 50 vacche per ora, e considerando un tempo di routine pari a 14-15 minuti (è il tempo che intercorre tra gli ingressi in sala di due gruppi successivi), ogni gruppo di mungitura mungerà 4,5 vacche/ora (4,5=60/15). Dovrò quindi disporre di una sala con almeno 12 poste di mungitura realizzabili in una sala con 6 poste per lato, quella che, in gergo, si definisce una «spina 6+6». In effetti, viste le automazioni oggi disponibili, prima di decidere per tale dimensionamento, è necessario verificare se in una sala di tale dimensione l’addetto può effettivamente esprimere le sue potenzialità».

Specifica Navarotto: «È evidente che questa valutazione è fortemente influenzata dalla professionalità del mungitore ma, rifacendoci a condizioni medie, possiamo considerare che questi, in una sala attrezzata con stacco automatico, può agevolmente gestire una 8+8 e, se particolarmente attento, anche una 10+10 con sensibili economie sui tempi di lavoro».

L’ergonomia

La scelta della dimensione della sala deve quindi considerare attentamente quanto sopra. Senza dimenticare tuttavia che esistono dei limiti anche al suo ampliamento derivanti dalla necessità di contenere i costi d’investimento e i costi di manutenzione.

Ad influire sul discorso del dimensionamento anche il problema dei lavaggi dell’impianto, dipendente dal numero dei gruppi, e delle pavimentazioni, conseguente alle dimensioni della sala.

«A fianco di tutte queste osservazioni – prosegue Navarotto – vanno considerati gli aspetti legati all’ergonomia, in particolare se la fossa del mungitore prevede il corretto dislivello con il piano d’appoggio delle bovine. Se con le tipologie “classiche” si prevedeva un dislivello di 80-85 cm, oggi esso è aumentato, fino ad arrivare a circa 95/100 cm».

I tempi morti

Un capitolo importante nella progettazione della sala mungitura va dedicato alla necessità di ridurre al minimo i tempi morti, vale a dire quei tempi durante i quali il gruppo di mungitura non è attaccato alla mammella della vacca. Si tratta, in particolare, dei tempi di ingresso nella sala mungitura e di quelli dello svuotamento.

Afferma Navarotto: «Nelle operazioni d’ingresso, è necessario far sì che gli animali entrino nel modo più veloce possibile. Questo dipende molto anche dal personale che se ne occupa, il quale non deve trasmettere all’animale input negativi. È inoltre essenziale prevedere un’idonea sala d’attesa di adeguate dimensioni e, possibilmente, con pavimentazione in salita in modo che le vacche tendano ad orientarsi verso la sala. Egualmente, è necessario anche che i tempi di svuotamento della sala siano ridotti al minimo. Se, quando viene aperto il cancello d’uscita, la prima vacca della fila si muove lentamente, blocca a sua volta tutte le altre che la devono seguire ed il tempo per l’ingresso del gruppo successivo può aumentare notevolmente».

Quali alternative esistono per ovviare a questo problema? Risponde Navarotto: «Una soluzione interessante e poco onerosa consiste nella predisposizione di poste di mungitura dotate di battisterno mobile in grado di allargare lo spazio a disposizione delle vacche che non sono più costrette a stare in fila indiana, ma possono anche affiancarsi e superarsi. Una soluzione più radicale, sicuramente interessante nelle sale di maggiori dimensioni, prevede la predisposizione di uno spazio libero a lato delle poste in modo da consentire, tramite il sollevamento del battisterno, lo svuotamento velocissimo della sala e, riposizionato il battisterno, l’immediato ingresso del gruppo successivo. Le bovine abbandoneranno poi, con comodo, tali zone avviandosi verso la loro zona di alimentazione».

La pavimentazione

Un ulteriore capitolo da affrontare è quello relativo alla pavimentazione. «Fino ad alcuni anni fa si era identificato il porfido come materiale interessante», ricorda Navarotto, «perché si trattava di un materiale resistente alla corrosione e, grazie alla superficie irregolare, poco scivoloso per gli animali. La necessità di ingenti quantità di acqua per il suo lavaggio ne ha poi però sconsigliato l’utilizzo. Più interessante era optare per pavimentazioni in battuto di calcestruzzo con superfici trattate per renderle antisdrucciolo pur garantendone un’agevole pulizia».

«Una particolare attenzione va poi posta nell’affrontare le soluzioni per il lavaggio dell’impianto e delle pavimentazioni», specifica Navarotto, «al fine di contenere al minimo le quantità di acqua destinate a diventare liquami da smaltire. Per questo è importante prevedere la possibilità di riutilizzare le acque di lavaggio dell’impianto, le cui caratteristiche sono sicuramente idonee al lavaggio della pavimentazione. In quest’ottica si rende quindi necessario intervenire sin dalla progettazione per prevedere l’installazione dei necessari serbatoi, nei quali raccogliere le acque riutilizzabili. L’importanza di una tale impostazione è evidente se si considera che incide pesantemente sulla gestione dei reflui, che a loro volta vanno poi stoccati e distribuiti sui campi agricoli».

La sala d’attesa

Un ultimo capitolo va dedicato alle strutture di servizio, in primo luogo alla sala d’attesa. Spiega meglio Navarotto: «La sala d’attesa va dimensionata per ospitare un numero di capi pari a quelli che costituiscono il gruppo più numeroso nell’ambito della mandria. La pavimentazione, come già accennato, dovrà essere realizzata in leggera pendenza (5-8%) in salita, affinché gli animali si orientino con la testa in alto e quindi verso la sala di mungitura. Dovrà inoltre essere antiscivolo e prevedere un certo spazio vitale a capo (almeno 1,3 mq per vacca)».

Si rende poi indispensabile, al fine di garantire la rapida successione dei gruppi in sala di mungitura, far sì che sia possibile convogliare in attesa il gruppo successivo a quello in mungitura in modo che il lavoro in sala di mungitura sia continuo.

Di grande utilità, per questo, si dimostra la barriera scorrevole, il cosiddetto «cane meccanico», in grado di sospingere le vacche del gruppo in mungitura e di garantire la separazione con il gruppo successivo che potrà così essere già immesso nella sala d’attesa. Il semplice sollevamento di questa barriera consente poi l’immediato accesso alla mungitura delle vacche del secondo gruppo.

Come si vede, la progettazione di un settore mungitura deve considerare vari aspetti che solo se ben armonizzati ne assicurano una buona efficienza.


Pubblica un commento