La “risaia Italia” è in crescita, ma l’import condiziona le scelte

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I primi sondaggi mettono in evidenza un aumento di circa 3mila ettari. L’Enr chiede una riduzione dei flussi in entrata e nuove strategie per ridare competitività alla produzione nazionale

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Tutto ruota intorno al riso di varietà Indica, quelle che più soffrono il problema delle importazioni a dazio zero dai Pma (Pesi meno avanzati). Uno scenario che condiziona i prezzi comunitari e che può ovviamente avere ripercussioni sull’orientamento delle scelte di semina da parte dei produttori. Da qui le iniziative, che si riflettono da più parti, affinché gli equilibri non vengano sovvertiti. Nel mese di marzo, Coldiretti e Associazione Industrie Risiere Italiane hanno concordato la nuova proposta di politica di filiera per il settore riso. È stato ribadito che il riso italiano gioca un ruolo strategico in Europa, dove però questa opportunità è ostacolata da alcune emergenze che potranno essere superate solo se tutti gli attori si attiveranno. «Un’equilibrata produzione di riso lungo Indica – recita una nota – è indispensabile affinché il riso italiano possa mantenere una rilevante presenza sul mercato europeo, da cui può continuare a trarre beneficio anche il consumo di riso japonica. Questo lo si può ottenere solo attraverso una ridistribuzione degli aiuti accoppiati Pac, per garantire un incentivo interessante per il mantenimento di un’adeguata produzione, migliorando la competitività rispetto al prodotto di importazione».

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