La raccolta in continuo non è per tutte le varietà

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La scavallatrice semovente Gregoire G167, una vendemmiatrice del filare a scuotimento orizzontale realizzata appositamente per l’olivo, consente una altissima produttività del lavoro. La X giornata dimostrativa a Valenzano (Ba)

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Per l’allevamento secondo le tecniche dell’olivicoltura superintensiva le cultivar spagnole Arbequina e Arbosana e la greca Koroneiki sono consolidate, la Nociara appare promettente, la Coratina e la Peranzana mostrano alcune limitazioni, la Cima di Bitonto non è adatta. Sono le conclusioni della sperimentazione decennale condotta dal Dipartimento di scienze agro-ambientali e territoriali (Disaat) dell’Università di Bari mettendo a confronto 15 cultivar nell’oliveto superintensivo della superficie di un ettaro realizzato nel 2006 presso il Centro didattico-sperimentale “P. Martucci” a Valenzano (Ba). Le ha presentate Salvatore Camposeo, docente di Arboricoltura del Disaat, nel corso della X giornata dimostrativa di raccolta meccanica in continuo delle olive organizzata dal Disaat con la partecipazione di numerosi olivicoltori, tecnici e studenti provenienti dal Centro-Sud Italia.
«Abbiamo realizzato l’impianto con l’obiettivo di individuare varietà italiane adattabili al sistema colturale superintensivo, o ad altissima densità (1.600-2.000 alberi/ha), quindi sia alla raccolta meccanica in continuo con scavallatrice sia alla potatura meccanica (hedging e topping) con lame e dischi. La media delle produzioni ottenute dal 2008 al 2015 (6-10 t/ha all’anno) ha confermato che le tre varietà estere sono adatte al superintensivo. Delle varietà pugliesi provate la Nociara sembra dopo dieci anni di confronti l’unica realmente promettente per le buone prestazioni vegetative e produttive».
Invece la Coratina, ha spiegato Camposeo, «pur mantenendo una discreta produttività, evidenzia un vigore vegetativo e problemi di gestione della chioma tali da richiedere interventi manuali di potatura, e quindi aumento dei costi colturali. La Peranzana invece non manifesta problemi di gestione della chioma, anzi si presenta bene in termini di architettura dell’albero e di accrescimento vegetativo, tuttavia mostra livelli produttivi inferiori a quelli standard della varietà. Da escludere, tra le pugliesi, è sicuramente la Cima di Bitonto, perché entra tardi in produzione, è poco produttiva e presenta elevata vigoria, vanificando tutti i vantaggi del superintensivo».
Anche le altre tradizionali varietà italiane testate nel campo sperimentale, cioè Carolea, Frantoio, Leccino e Maurino, non sono adeguate per questo tipo di innovazione tecnica, «perché presentano medio-alta vigoria, che causa danni alla vegetazione durante la raccolta, forte ritardo nell’entrata in produzione e bassi livelli produttivi. Invece tra le varietà frutto del miglioramento genetico italiano, Fs-17® è adatta, mentre Urano®, pur rivelandosi ottima per gli aspetti vegetativi, mostra produzioni molto variabili le cui cause non sono ancora ben chiare. Sono infine in arrivo nuove varietà brevettate, risultato di incrocio di genotipi italiani e stranieri, che fanno ben sperare!».
Per emettere però un giudizio definitivo sull’adattabilità di alcune varietà italiane, tradizionali e recenti, occorre aspettare almeno altri cinque anni di sperimentazione, ha sostenuto Camposeo, il quale ha poi chiarito che «queste considerazioni valgono per l’areale oggetto della sperimentazione, la pianura barese. Forse, ad es., la Coratina, in un ambiente che contenga lo sviluppo vegetativo, potrebbe adattarsi meglio, ma solo un’attenta sperimentazione può confermare o smentire tale ipotesi. È infatti noto che….

Leggi l’articolo completo su Olivo e Olio n. 1/2016 L’Edicola di Olivo e Olio