La prima Vertical Farm per lattughe all’Expo

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Riciclo integrale di acqua e fertilizzanti tra i vantaggi delle serre verticali

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Scenari futuri. É in quest’ottica che è stato realizzato a Expo2015 a Milano, nell’ambito del Future food district di Coop Italia, in collaborazione con Enea e con alcune aziende italiane e olandesi, il primo prototipo italiano di Vertical Farm. Si tratta di una piccola unità, ma completa e perfettamente funzionante, in cui lattughe e basilico vengono coltivati a ciclo continuo su 6 bancali sovrapposti. Tali ortaggi vengono raccolti e ri-trapiantati ogni 3 settimane, così da realizzare circa 16-17 cicli di coltivazione per anno alla densità di 20-25 piante/m2. Gli elementi fondamentali di una Vertical Farm o “serra verticale”, pur in spazio ridotto, sono tutti rappresentati: coltivazione multistrato e fuori suolo in cella chiusa; riciclo totale di acqua (inclusa quella traspirata dalle colture), fertilizzanti e aria (CO2) della cella; illuminazione integrale e continua con lampade a Led; clima costante e ottimale, controllato automaticamente e indipendente da quello esterno. La disponibilità di terreni arabili è già da anni un problema in alcune nazioni densamente popolate. L’acqua irrigua sarà il vero “oro blu” del prossimo futuro, quindi diventerà una risorsa strategica più importante di quanto non sia oggi il petrolio. La sempre maggiore richiesta di fonti energetiche, purché rinnovabili, in quanto quelle fossili hanno già dimostrato i loro pesanti effetti negativi sull’ambiente, sarà un problema cruciale non solo per lo sviluppo del settore agricolo, ma di tutta l’economia mondiale nel suo complesso. Inoltre i consumatori chiedono non solo più cibo, soprattutto nei Paesi sotto-sviluppati o in via di sviluppo, ma anche di maggiore qualità, più sano e nutriente, soprattutto nei Paesi avanzati. Dobbiamo imparare velocemente a produrre con meno terreni a disposizione, ovvero aumentare le loro rese unitarie; riciclare l’acqua irrigua e i fertilizzanti, per ridurre l’inquinamento ambientale, ma anche perché si tratta di risorse sempre più scarse; orientarsi verso le energie rinnovabili; abbattere drasticamente, o meglio annullare l’uso della difesa chimica. Vi sono da anni ampie dimostrazioni, su scala di massa, che il fuori suolo a ciclo chiuso può abbattere fino al 95% l’uso di acqua irrigua, ridurre del 40-60% il consumo di concimi, azzerare l’impiego di pesticidi, grazie al preciso controllo della sanità delle radici e alla gestione computerizzata del clima. É stato anche ampiamente dimostrato che le colture idroponiche, in condizioni ottimali, possono arrivare a triplicare le rese di molte colture, oltre che a migliorare la qualità degli ortaggi, sia organolettica sia commerciale. Il fuori suolo, inoltre, proprio per definizione, non necessita di terreni agricoli fertili, quindi una Vertical Farm può essere collocata praticamente ovunque: all’interno di una megalopoli, nel deserto del Sahara, in Antartide, fino ad arrivare a una stazione spaziale o a una possibile futura colonia umana extra-terrestre. Il futuro per le grandi città La prospettiva più realistica e immediata per le Vertical Farm sono comunque le grandi città, dove vivrà in futuro l’80% degli esseri umani; molte di loro saranno megalopoli di alcune decine di milioni di abitanti e con più di un centinaio di km di diametro. Per le Vertical Farm ci si sta quindi orientando verso l’illuminazione integrale con lampade a Led. Si tratta di luci fredde, o che è possibile raffreddare molto facilmente, quindi si possono collocare quasi a diretto contatto con le colture, requisito fondamentale nei sistemi sovrapposti, per ottimizzare…. Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 26/2015 L’Edicola di Terra e Vita