LA LETTERA – Proposte concrete oltre la Carta di Milano

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A proposito di Expo e dopo-Expo (v.editoriali su TerraèVita 38), l’eredità immateriale di questa edizione dell’Esposizione universale è stata individuata nella Carta di Milano.

La lettura non è difficile. È un documento ampio, ben costruito nelle sue parti, di scrittura pomposa e tono ufficiale, anche se in molti passaggi risulta banale e con un’impostazione sciatta e superficiale di problemi complessi e delicati affrontati con un certo grado di superficialità.

Giunti alla fine della lettura, in un crescendo di concetti e di impegni che sembra impossibile non condividere e disattendere, rimane una sensazione di inadeguatezza, di carenza di contenuti operativi, di vuoto propositivo proprio sul tema centrale dell’Expo e della Carta che ne deve (dovrebbe)costituire l’eredità morale. Cioè sulle azioni concrete da intraprendere per garantire il futuro dell’agricoltura e dell’alimentazione di una popolazione mondiale crescente e che reclama alimenti in quantità sempre maggiore, di qualità migliore e di contenuto nutrizionale e salutistico superiore.

Ecco il punto che lascia un senso di incompiuto. La Società Agraria di Lombardia, una delle Accademie fra ‘700 e ‘800 e che hanno concorso allo sviluppo dell’agricoltura italiana e, a seguire, di quello economico e sociale del nostro paese per superare questa carenza ha proposto un suo contributo che parte là dove la Carta si ferma e va oltre, con semplicità e concretezza, indicando i principi per offrire all’agricoltura dei paesi di tutto il mondo gli strumenti per un nuovo ciclo di sviluppo.

Si parte dal riconoscimento del ruolo dell’agricoltura nello sviluppo e di quello dell’innovazione come strumento di promozione della sua crescita. Dalla necessità di nuove soluzioni per i processi produttivi tradizionali, con l’ausilio della scienza, della biotecnologia e della tecnologia. Dall’impegno a sviluppare colture ad alta resa per unità di superficie con l’introduzione di sementi mirate alle diverse situazioni grazie alla ricerca genetica avanzata. Dallo sviluppo delle infrastrutture come l’irrigazione e il controllo delle risorse idriche con la costruzione di dighe e canalizzazioni. Da un uso razionale dei mezzi tecnici nella fase produttiva per aumentare i rendimenti e nelle fasi di raccolta e post raccolta per la difesa dei prodotti e per ridurre le perdite. Dallo stimolo alla ricerca, per lo sviluppo e la diffusione di pratiche agricole più produttive, più sicure, più accessibili ai produttori grazie all’incremento delle conoscenze scientifiche ed al miglioramento delle pratiche produttive, all’istruzione tecnica, allo sviluppo delle capacità professionali, ai programmi di formazione e di assistenza tecnica.

E poi si passa alle politiche agricole con lo sviluppo e la liberalizzazione degli scambi per ridurre le distorsioni che limitano la disponibilità di cibo. Con l’attenzione alle perdite nell’intera filiera alimentare e nell’uso delle risorse. Con un freno al “land grabbing” e il sostegno ai paesi deboli per lo sviluppo delle partnership per la coltivazione. Con l’eliminazione dei fenomeni di ”green grabbing” che sottraggono terreni agricoli per usi ambientali.

Insomma un potente impulso ad andare oltre la Carta di Milano, scendendo in campo con concrete proposte su un problema troppo serio per essere lasciato agli slogan e alle parole d’ordine. Un invito rivolto a tutti per leggere con attenzione e riflettere.