La grande passione di Sabino Leone: fare olio

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L’aspirazione dell’olivicoltore-frantoiano di Canosa di Puglia è trasmettere al cliente la grande emozione del proprio lavoro. Nel suo frantoio, “sartoria” di gran classe, nascono oli pregiati adatti per ogni esigenza

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Per quanto “passione” sia un termine alquanto abusato per misurare la dedizione di alcuni agricoltori al proprio lavoro, a Sabino Leone, olivicoltore e frantoiano di Canosa di Puglia (Bt), si attaglia invece in pieno e, forse, come a nessun altro. Per lui lavorare con gli olivi, le olive e l’olio extravergine di oliva significa farlo solo a un livello qualitativo altissimo, e quindi “metterci il sangue” ogni giorno, con una cura maniacale dei particolari dall’inizio del ciclo colturale degli olivi fino alla vendita del prodotto finito.
Passione come emozione vissuta in ogni attimo dell’impegno quotidiano, coinvolgimento totale in esso, gioia estrema di trasferire quei sentimenti negli oli prodotti, soddisfazione di comunicarla, attraverso questi, a chi poi li porterà in tavola e se ne innamorerà a tal punto da chiederli ancora e poi ancora.
Senza afferrare la forza dell’emozione che vive nel suo lavoro, “da artigiano-artista”, così egli lo definisce, non si comprenderebbe nulla di Leone, che ha avuto «la fortuna di decidere di aprire il frantoio da perfetto ignorante, senza nulla conoscere dell’arte di molire le olive per estrarne il loro succo e quindi senza preconcetti e idee sbagliate e dure da demolire, di incontrare sulla difficile strada intrapresa le persone giuste e di saper affrontare ogni giornata con l’umiltà di chi non sa nulla e ha tutto da imparare».
La qualità si vende sempre
Leone, figlio di olivicoltori e sulle spalle un’azienda olivicola di 160 ha, un unico corpo fondiario coltivato per 110 ha con la varietà regina del territorio, la Coratina, 20 ha a Peranzana, 15 ha a Frantoio e 15 ha a Carolea, ha avviato nel 2011 il frantoio «per dare un futuro certo e proficuo all’azienda olivicola, a me e ai miei figli, Gioacchino e Maddalena, con i quali divido le emozioni di questo bellissimo lavoro. Per anni, fino al 2010, ho venduto le olive: tanto lavoro sprecato per arricchire altri! Ma dentro di me ho vissuto sin da ragazzo la passione per i profumi del frantoio. Sono partito con l’obiettivo di molire tutte le olive, confezionare in quantità crescenti l’olio prodotto e commercializzarlo con il mio nome. Vendere senza etichetta è inutile, vendere con l’etichetta significa far girare il proprio nome nel mondo. Una bella differenza! Così come la fanno le certificazioni dei miei oli, meritate tutte: Dop Terra di Bari, sottozona Castel del Monte, Icea, Csqa Iso 22005 e, a breve, Bio-Swiss».
All’inizio Leone pensava che sarebbe stato un percorso difficile, sia per la molitura sia, e soprattutto, per la vendita dell’olio. «Invece ho scoperto che non è così: l’olio buono si vende sempre, però bisogna essere bravi a produrlo! Ho capito che la qualità è più facile da vendere, chi trova difficoltà sul mercato è colui che non ha un buon prodotto. E da quale altra terra più della nostra, molto vocata per la produzione olivicolo-olearia, è possibile ottenere elevate produzioni e a costi più bassi che altrove? A queste eccellenti potenzialità ho voluto dare sostanza reale puntando a produrre qualità in quantità, che oggi per me significa 3.000 quintali in media all’anno di olio extravergine di oliva con acidità oscillante tra lo 0,12 e lo 0,18%».

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