La foraggicoltura cambia passo con trince e falciatrici innovative

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A Eima international il tour di Edagricole dedicato alle macchine più innovative per la raccolta delle colture da foraggio

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Anche nella raccolta del foraggio l’innovazione fa passi da gigante per razionalizzare il lavoro e migliorare la sostenibilità. Per approfondire la conoscenza delle ultime pratiche e delle attrezzature più adatte, Edagricole ha organizzato un tour tra gli stand di Eima International la rassegna della meccanica agricola svoltasi alla Fiera di Bologna.
Negli spazi espositivi dei marchi Cnh, Claas, Fendt e John Deere, i numerosi partecipanti hanno visto le ultime novità in fatto di trince per mais da foraggio, grazie alle quali si ottengono risparmi di gasolio e di tempo, perché sono in grado di lavorare in maniera più efficiente e quindi in minor tempo.
Negli stand di Bellon, Fella e Mascar, invece, si è parlato di falciatrici per erba medica e altre colture da foraggio che grazie alla maggior capacità di lavoro rispetto agli attrezzi tradizionali garantiscono un minor impiego di manodopera e carburante. Infine, nello stand di Kuhn era in mostra una nuova fasciatrice di rotoballe che utilizza una minor quantità di film plastico ed esegue le operazioni in minor tempo.

Rw 1410Le varie declinazioni della sostenibilità
Agricoltura conservativa. La più ovvia delle due declinazioni dell’idea di sostenibilità è la sostenibilità ambientale. Secondo la Fao la cosiddetta agricoltura conservativa si propone di combinare produttività e sostenibilità attraverso l’applicazione di tre principi agronomici: minor disturbo del suolo con le lavorazioni; copertura permanente del suolo; diversificazione colturale. L’Edagricole, sia attraverso il giornale Terra e Vita sia attraverso Nova Agricoltura, se n’è occupata a fondo ripetutamente. Bene, il ruolo della foraggicoltura all’interno del più ampio capitolo dell’agricoltura conservativa è di primissimo piano. Innanzitutto perché quasi tutte le procedure tecniche messe a fuoco da questa disciplina, così come si possono applicare alle grandi colture erbacee di pieno campo, si possono applicare anche alla foraggicoltura, vedi ad esempio la minima lavorazione. In particolare il Crpa sta studiando, all’interno del programma europeo “LifeHelpSoil”, alcune applicazioni del concetto di agricoltura conservativa, come mostra anche il video presentato nel Tunnel dell’innovazione. E poi perché la foraggicoltura entra a far parte abbastanza inevitabilmente dei piani di “diversificazione colturale” che sono alla base dell’idea tecnica di agricoltura conservativa.
Rispetto della direttiva nitrati. Diverse norme Ue impongono o propongono ai foraggicoltori scelte agronomiche in linea con la sostenibilità ambientale. Ovviamente la direttiva nitrati (91/676/Cee), ma anche la Pac con il Greening. Protagoniste nell’applicazione della direttiva nitrati le Regioni del Nord Italia. Fra le quali la Lombardia, che con il suo ente Ersaf ha sviluppato un “Portale nitrati” ricco di suggerimenti agronomici e tecnologici per rispettare le richieste di rispetto ambientale della direttiva. E fra questi suggerimenti sono numerosi e diversi i richiami alla foraggicoltura.
Greening Pac. Il greening o pagamento ecologico è una delle sette componenti del nuovo sostegno della Pac. Hanno diritto al pagamento greening solamente gli agricoltori che percepiscono il pagamento di base; e che rispettino sui loro ettari ammissibili tre pratiche agricole benefiche per il clima e l’ambiente. Queste pratiche sono: diversificazione delle colture, mantenimento dei prati permanenti, presenza di aree di interesse ecologico; e all’interno delle prime due di queste tre pratiche agricole il ruolo della foraggicoltura è di primissimo piano.
La lotta agli sprechi di Assalzoo. I mangimi sono cosa diversa dai foraggi. Però interagiscono con questi nell’alimentazione degli animali zootecnici, per cui si può ricordare qui una importante situazione in materia appunto di sostenibilità. Da qualche anno cioè l’associazione degli industriali mangimisti italiani, Assalzoo, ha operato importanti scelte in materia di “sostenibilità”, l’associazione stessa usa questo termine quando ne parla.
Spiega il presidente Assalzoo Alberto Allodi che i mangimisti italiani ricercano la sostenibilità ambientale delle proprie produzioni anche attraverso la lotta agli sprechi alimentari, sulla strada della cosiddetta economia circolare indicata da una recente proposta normativa Ue. E così i mangimifici italiani impiegano e valorizzano circa 650mila tonnellate l’anno di coprodotti inviati dall’industria alimentare e da impiegare nei mangimi: prodotti da forno, dell’industria della pasta, dolciaria, amidiera, degli zuccheri, della distillazione, ecc., per un valore di circa 300 milioni di euro. Altri coprodotti utilizzati dall’industria mangimistica derivano dall’industria molitoria (3 milioni di t, per un valore di 400 mln euro/anno) e dall’industria olearia (4,2 mln t, 2 miliardi di euro/anno).
Sostenibilità economica. Parlare di sostenibilità in agricoltura o in zootecnia, infine, significa inesorabilmente anche vedere se le tecniche con le quali coltiviamo o le procedure con le quali alleviamo sono operazioni “sostenibili”, sopportabili, dal punto di vista della contabilità aziendale. Per questo si usa sempre più spesso, oltre che la scontata espressione “sostenibilità ambientale”, anche la meno diffusa espressione “sostenibilità economica”.
Lo stesso avviene anche nel caso specifico della foraggicoltura, anche qui si ricerca la sostenibilità economica. Le esperienze in materia non mancano, il video del Tunnel dell’innovazione ne ricorda  una delle più avanzate: l’ottimizzazione dei piani colturali foraggeri secondo la Cattolica di Piacenza.
Negli ultimi mesi l’Istituto di Scienza degli alimenti e della nutrizione dell’Università Cattolica di Piacenza ha messo a fuoco un software in grado di guidare le scelte degli imprenditori zootecnici in materia di foraggicoltura.
Il software chiede prima di tutto di rilevare i costi di coltivazione delle singole colture foraggere, costi per ettaro e per quintale. Da qui ricava il costo della razione alimentare, al giorno, per capo e per l’intera mandria. Terza fase: l’allevatore deve imputare anche i ricavi latte. Il programma fornirà in output il parametro Iofc (income over feed costs, noto parametro zootecnico, ricavo meno costi di alimentazione). Altro output del programma della Cattolica: in base ai dati precedentemente calcolati, propone di rinunciare a una certa coltura foraggera per adottarne un’altra, anche non a tutti gli ettari ma solo a una parte, ricalcolando l’Iofc con la nuova situazione. Alcuni allevatori lombardi che collaborano con l’università hanno sperimentato questo software, modificando il proprio riparto colturale foraggero, e hanno visto crescere di conseguenza il proprio Iofc. Per questo i ricercatori della Cattolica hanno denominato il programma “Ottimizzazione dei piani colturali foraggeri”.