La fertilizzazione spinge sulla precisione

Dall’applicazione di spandiconcime a rateo variabile ai sovesci calibrati dalle mappe di vigore. Le esperienze delle aziende Paladin e La…

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Dall’applicazione di spandiconcime a rateo variabile ai sovesci calibrati dalle mappe di vigore. Le esperienze delle aziende Paladin e La Viarte

L’articolo La fertilizzazione spinge sulla precisione è un contenuto originale di Vigne Vini.

La concimazione è una delle operazioni colturali che meglio si prestano alla precision farming. Aumentando o riducendo la dose di concime nelle varie parcelle del vigneto è infatti possibile condizionare fortemente la fertilità del terreno e, di conseguenza, la resa quantitativa e qualitativa. Agendo con metodo sulla fertilizzazione si può dunque aumentare l’omogeneità del vigneto o, viceversa, esaltare le zone di eccellenza, a seconda di quali siano gli obiettivi del viticoltore. Con che risultati? Dipende fortemente dal tipo di vigneto, dalle condizioni di partenza e, ancora una volta, da quali sono gli obiettivi su cui si lavora. Tuttavia, almeno stando a chi ha sperimentato questa tecnica, in ogni caso si ottengono dei cambiamenti.

Test in tre regioni

È il caso del gruppo Paladin, due milioni di bottiglie e vigneti in Veneto (sede storica del gruppo), Franciacorta e Chianti Classico. Da tre anni i tecnici stanno lavorando sulla viticoltura di precisione e dopo aver raccolto una gran mole di dati ne hanno applicata una parte alla concimazione con dosaggio variabile, o meglio alla fertilizzazione organica, realizzando uno spandiletame unico nel suo genere. «A quanto mi risulta, in effetti, è il primo d’Italia», conferma Stefano Saderi, agronomo aziendale che ha spiegato i risultati raggiunti nel corso di un incontro dedicato a concimazione e viticoltura di precisione. «La macchina – continua Saderi, da noi intervistato a margine del convegno – è stata realizzata dalla Casella di Carpaneto Piacentino, che ha riadattato uno spandiletame della Agrofer. In pratica sono intervenuti sulla velocità di spostamento della paratia, collegandola a un terminale che riceve anche il segnale satellitare ed è in grado di leggere e interpretare le mappe di prescrizione. La paratia si muove più velocemente quando deve distribuire più concime e rallenta quando si trova su una parcella con minor fabbisogno. L’aspetto interessante è che con una tecnologia tutto sommato semplice siamo riusciti a realizzare la concimazione a rateo variabile con letame, intervenendo al tempo stesso sulla sostanza organica del terreno – fa notare Saderi».

L’avventura di Paladin nella viticoltura di precisione inizia da un obiettivo qualità, che tuttavia – in piena aderenza alle linee guida attuali – si allarga dalla qualità del prodotto a quella del processo. In altre parole, si puntava a fare uve con meno sprechi, più efficienza, più salute per il consumatore. «Il primo passo è stato quello di un accurato bilancio carbonico, vale a dire misurare con attenzione gli apporti energetici del processo. Successivamente, grazie a un progetto dell’università di Padova, abbiamo potuto conoscere l’assorbimento di anidride carbonica dei nostri vigneti. Abbiamo così avuto a disposizione una mole importante di dati microclimatici: ventosità, piovosità, umidità relativa, altezza della falda. Li abbiamo incrociati con i dati produttivi e da lì siamo partiti per avviare diversi progetti, come l’inertizzazione del processo di vendemmia per ridurre l’uso di solfiti, oppure la vendemmia notturna per diminuire l’impiego dei refrigeratori e limitare così le emissioni».

Il salto verso la precision farming, continua il tecnico, è stato a questo punto quasi naturale: prima la mappatura della vigoria con rilevamenti aerei e campionamenti ad hoc, poi la realizzazione di mappe per la parcellizzazione della vendemmia. «Mentre prima si differenziava a seconda delle fasi di pigiatura, oggi si fa una parcellizzazione molto spinta, guidata dalle mappe di variabilità. Per spiegarmi, si pensi che in uno stesso vigneto e nello stesso giorno abbiamo rilevato, in due punti diversi, 15 gradi zuccherini e 3,92% di acidità contro 17 gradi e 3,2% di acidità. Prima queste differenze si stemperavano nella stessa vinificazione, diventando una media; ora restano distinte – spiega Saderi», precisando che le microvinificazioni sono poi integrate al momento di effettuare i tagli.

Tutto questo, però, a cosa porta? «I risultati in termini qualitativi sono molto buoni. Chiaramente un’analisi dei costi e benefici dipende da come si posiziona il prodotto dell’azienda. Per quanto ci riguarda, posso dire che abbiamo avuto i maggiori benefici nei vigneti di pianura del Veneto, caratterizzati da estensioni importanti e maggior omogeneità rispetto, per esempio, ai rittochini del Chianti, dove certe diversificazioni sono oggettivamente complesse».

Concimazione a dosaggio variabile e vendemmia differenziata («sia con raccolta meccanica sia manuale») sono soltanto i primi passi. Da quest’anno l’azienda ha provato a fare defogliatura guidata dal satellite, anche se per un’operazione di questo tipo il tecnico di Paladin reputa migliore un rilevamento della vigoria in tempo reale, basato sui sensori Ndvi. «Una tecnologia nuova, ma alla quale stiamo lavorando».

Interventi programmati

Un caso diverso riguarda l’azienda agricola La Viarte di Prepotto (Ud), oggetto qualche anno fa di un progetto sperimentale del Cra, volto a realizzare l’irrigazione di soccorso automatica e, anche, la concimazione geo-referenziata sui suoi 27 ettari di vigneti.

A quanto pare, da allora si è fatta ancora parecchia strada e oggi La Viarte è pienamente inserita nella filosofia della precision farming, che impiega anche per ottenere un buon equilibrio vegetativo in funzione dell’obiettivo enologico prefissato, come spiega Andrea Cantarutti: «Finché si tratta di stabilire il numero di gemme durante la potatura, stiamo parlando di un’operazione che si può fare anche basandosi sulla propria esperienza personale. La differenza è che utilizzando gli strumenti dell’agricoltura di precisione sappiamo come le varie zone rispondono agli stress e questo ci ha permesso, in un’annata difficile come il 2014, di sapere dove era possibile ritardare la raccolta per dar tempo alle uve di migliorare».

Non è soltanto questione di produzione: «Abbiamo evidenti ripercussioni sui costi e l’operatività degli addetti, dovute principalmente alla miglior organizzazione aziendale. Per esempio, posso programmare la vendemmia delle uve con largo anticipo e in base all’effettiva maturazione».

Le mappe di vigoria, alla Viarte, sono impiegate anche per la scelta del fondo erboso: «Ci aiutano a decidere dove effettuare sovesci e dove, al contrario, seminare grano o orzo nell’interfila per indebolire un po’ il terreno. In futuro – ha concluso il relatore – useremo le informazioni per la scelta di cloni e portinnesti con cui effettuare i reimpianti, cercando di muovere il meno possibile il terreno».

Il contributo delle aziende di servizio

Partner della Viarte nella conversione alla viticoltura di precisione è stata Perleuve, una Srl che sta contribuendo alla diffusione della precision farming nel Nord-Est. «Da sempre i vigneti presentano diversi gradi di variabilità. È un fatto noto e accettato, afferma Davide Mosetti», aggiungendo che la collaborazione con La Viarte è servita a testare l’applicabilità dell’agricoltrura di precisione a una realtà rappresentativa delle imprese medio-piccole. «Per prima cosa abbiamo effettuato rilievi con sensori Ndvi, indagando la variabilità di vigore tra le piante di uno stesso vigneto, ma anche tra varietà diverse: Sauvignon, Tocai friulano, Schioppettino e Pignolo. Una volta effettuati i campionamenti a terra, scegliendo i punti in base ai rilievi aerei, siamo passati a un’indagine su 100 parcelle da cinque piante, per le quali abbiamo controllato peso medio del grappolo e del legno di potatura, potenziale idrico fogliare, sanità (botrite, marciumi, disseccamento del rachide, scottature), qualità delle uve e, naturalmente, dei vini.

Attraverso la gestione differenziata della concimazione, delle potature, dei sovesci e infine della vendemmia – spiega Mosetti – è stato possibile mantenere e anzi valorizzare le linee di alta qualità, facendo una gestione del vigneto che permettesse di trasformare la variabilità in terroir».

 

Leggi l’articolo completo su VigneVini n. 2/2016.

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